LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 24 Costituzione — Sezione Lavoro Civile

Pagina 29 di 29

Altri anni per Art. 24 Costituzione

Cessione ramo d’azienda: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione conferma il diritto di alcuni lavoratori, inizialmente esclusi, a passare alle dipendenze della società acquirente in una cessione ramo d'azienda. La sentenza stabilisce che il criterio decisivo è il nesso funzionale e inscindibile tra le mansioni svolte dal lavoratore e il ramo ceduto, a prescindere dalla loro inclusione formale nell'accordo di cessione. Viene respinto il ricorso dell'azienda, che non è riuscita a provare l'estraneità dei lavoratori al ramo trasferito.
Continua »
Riconoscimento anzianità precari: sì alla carriera
Una ricercatrice, assunta a tempo indeterminato dopo anni di contratti a termine, si è vista negare la progressione di carriera basata sull'anzianità pre-ruolo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio di non discriminazione impone il pieno riconoscimento dell'anzianità dei precari. Il datore di lavoro pubblico non può negare la progressione stipendiale adducendo la mancata valutazione della performance, ma ha l'obbligo di attivarla considerando l'intero periodo di servizio.
Continua »
Registrazione occulta lavoratore: quando è legittima?
Un dipendente ha effettuato una registrazione occulta di una conversazione tra colleghi, utilizzandola due anni dopo in una causa contro l'azienda. A seguito di ciò, è stato sanzionato. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sanzione disciplinare, stabilendo che la registrazione occulta del lavoratore, per essere giustificata dal diritto di difesa, deve avere un legame di pertinenza e necessità diretto con una controversia specifica, imminente o già in corso, e non può avere una finalità meramente esplorativa. In questo caso, la mancanza di tale nesso ha reso la registrazione una violazione dei doveri di lealtà e correttezza.
Continua »
Inquadramento contrattuale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda, pur potendo cambiare il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato, non può modificare unilateralmente l'inquadramento contrattuale acquisito dal dipendente. Il lavoratore ha diritto a mantenere il proprio livello professionale, che deve essere trasposto in una categoria equivalente nel nuovo CCNL. La sentenza rigetta il ricorso di una società che aveva tentato di declassare un dipendente a seguito di un cambio di contratto collettivo, riaffermando la tutela dello status professionale del lavoratore.
Continua »
Frazionamento del credito: il danno va chiesto subito
La Corte di Cassazione ha stabilito che una lavoratrice, che aveva già ottenuto una sentenza per licenziamento illegittimo, non poteva avviare una nuova causa per chiedere il risarcimento del danno da perdita di chance pensionistica. Tale richiesta, derivando dallo stesso fatto (il licenziamento), andava presentata nel primo giudizio, in applicazione del principio contro il frazionamento del credito.
Continua »
Uso aziendale: quando non basta per il rimborso spese
La richiesta di rimborso spese carburante di un ex dipendente pubblico è stata respinta. La Cassazione ha chiarito che un presunto uso aziendale deve essere provato come prassi costante e generalizzata per creare un diritto, cosa non avvenuta nel caso di specie. L'appello è stato dichiarato inammissibile per non aver scalfito la doppia motivazione della corte precedente.
Continua »
Uso aziendale: quando una prassi diventa diritto
Due farmaciste si vedono richiedere la restituzione di un'indennità percepita per anni. La Cassazione interviene, stabilendo che una prassi consolidata, o "uso aziendale", può creare un diritto per i lavoratori. La Corte ha cassato la sentenza di merito, rinviando il caso per accertare la natura giuridica dell'ente datore di lavoro e verificare se la prassi continuativa possa essere considerata una fonte di obbligazione al pari di un accordo collettivo, bloccando così la richiesta di restituzione.
Continua »
Compensazione spese: quando è giustificata? La Cassazione
Una dipendente pubblica impugna la decisione di compensazione delle spese legali emessa dalla Corte d'Appello, nonostante l'esito a lei favorevole nel merito della causa sulla ricostruzione di carriera. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la compensazione spese era giustificata dall'evoluzione della giurisprudenza sulla questione principale, che si è consolidata solo nel corso del giudizio, creando un'incertezza tale da legittimare la decisione del giudice di merito.
Continua »
Contratto collettivo integrativo: Cassazione inammissibile
L'appello di una docente riguardante la mobilità per l'anno scolastico 2016/2017 è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha stabilito che non può reinterpretare direttamente un contratto collettivo integrativo. Un ricorso di questo tipo è valido solo se denuncia la violazione di specifiche norme sull'interpretazione dei contratti o un conflitto con leggi di rango superiore, cosa che non è avvenuta nel caso di specie. La decisione dei giudici di merito è stata quindi confermata.
Continua »
Ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un'azienda contro la sentenza che riconosceva a una dipendente un inquadramento superiore. La decisione si fonda sul difetto di autosufficienza del ricorso, ovvero sulla sua incapacità di fornire alla Corte tutti gli elementi necessari per valutare le censure sollevate, senza dover consultare altri atti processuali. La sentenza sottolinea l'importanza di redigere l'atto di appello in modo completo e specifico.
Continua »
Poteri istruttori del giudice: la Cassazione decide
Una società contesta accertamenti contributivi. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo i limiti dei poteri istruttori del giudice e l'onere della parte di richiedere termini per controdeduzioni probatorie. La mancata richiesta equivale a una rinuncia.
Continua »
Contributo minimo geometri: la prova in giudizio
Un geometra ha contestato una richiesta di pagamento della cassa di previdenza per il contributo minimo, sostenendo di non aver esercitato la professione. I tribunali di primo e secondo grado gli hanno dato ragione, affermando che la prova del mancato esercizio può essere fornita in sede di giudizio. La cassa di previdenza ha presentato ricorso in Cassazione, insistendo che solo una specifica autocertificazione amministrativa può esonerare dal pagamento del contributo minimo geometri. Data la rilevanza della questione, che contrappone l'autonomia regolamentare degli enti previdenziali ai principi del giusto processo, la Corte di Cassazione ha deciso di rimettere la controversia alle Sezioni Unite per una decisione definitiva.
Continua »
Prescrizione decennale crediti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione decennale dei crediti si applica anche quando una precedente opposizione del debitore sia stata respinta con una sentenza di inammissibilità per tardività. Tale pronuncia, sebbene di rito, acquisisce forza di giudicato e trasforma il termine di prescrizione da quinquennale a decennale. Una società aveva contestato una comunicazione di ipoteca da parte di un ente previdenziale, sostenendo la prescrizione quinquennale dei crediti. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente, affermando che le precedenti sentenze di inammissibilità avevano 'cristallizzato' il credito, rendendolo soggetto alla prescrizione decennale.
Continua »
Contributi cassa professionale: obbligo per dipendenti?
Un geometra, lavoratore dipendente, si è opposto alla richiesta di pagamento di contributi minimi da parte della sua cassa professionale, sostenendo di essere già coperto da altra previdenza. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale e la complessità della questione sulla doppia imposizione contributiva per la medesima attività, ha rinviato il caso alle Sezioni Unite per una decisione definitiva. Il caso è cruciale per definire l'obbligo di versamento dei contributi cassa professionale per i professionisti impiegati.
Continua »
Appalto di servizi di trasporto: la guida completa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una grande società committente al pagamento delle differenze retributive di un lavoratore, dipendente di una cooperativa subappaltatrice. La sentenza chiarisce che quando un contratto, pur formalmente di trasporto, prevede una serie continuativa e organizzata di prestazioni accessorie, si configura un appalto di servizi di trasporto. Questa qualificazione estende la responsabilità solidale del committente ai crediti del lavoratore, anche se non è il suo datore di lavoro diretto.
Continua »