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Art. 2312 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 2312 Codice Civile

Incompatibilità professione forense: salva la pensione del socio
La Cassa Forense ha negato la pensione di vecchiaia a un professionista, sostenendo l'esistenza di una incompatibilità professione forense dovuta alla sua qualifica di socio amministratore di una società di persone. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando il diritto alla pensione per gli eredi del professionista. I giudici hanno chiarito che l'incompatibilità richiede l'effettivo e concreto esercizio di poteri gestori, escluso in questo caso poiché la società aveva cessato ogni attività commerciale da anni, nonostante la formale cancellazione tardiva dal registro delle imprese. Inoltre, la Corte ha ribadito che anche le annualità con contribuzione parziale concorrono a formare l'anzianità contributiva utile per la pensione.
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Prescrizione crediti da lavoro: soci e società
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento di differenze retributive a un socio accomandante di una società ormai estinta. La Corte ha stabilito che la prescrizione crediti da lavoro decorre dalla fine del rapporto e non viene interrotta dalla sentenza contro la società se il socio è convenuto per responsabilità illimitata basata su fatti nuovi.
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Riassunzione processo soci: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6135/2024, ha stabilito che la riassunzione del processo, a seguito della cancellazione di una società dal registro imprese, è valida anche se l'atto è notificato ai soci 'quali soci della cancellata società'. La Corte ha rigettato il ricorso degli ex soci di una ditta di autotrasporti, condannati a pagare differenze retributive a un ex dipendente. Secondo la Suprema Corte, la cancellazione estingue la società ma trasferisce la legittimazione processuale ai soci, quali successori universali, rendendo sufficiente la loro identificazione in tale veste per la valida prosecuzione del giudizio.
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Simulazione cessione d’azienda: licenziamento nullo
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un licenziamento per ritorsione, avvenuto nel contesto di una simulazione cessione d'azienda. I giudici hanno identificato un'operazione fraudolenta, con la creazione di una nuova società e la successiva cancellazione di quella originaria, finalizzata unicamente a eludere i diritti del lavoratore. È stato riconosciuto un 'unico centro di imputazione' del rapporto di lavoro, che ha reso l'operazione societaria un mero schermo giuridico e il licenziamento un atto illegittimo perché basato su un motivo illecito determinante.
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Licenziamento ritorsivo: la Cassazione e la simulazione
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un licenziamento ritorsivo, avvenuto a seguito di una cessione d'azienda risultata simulata. La Corte ha identificato un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro, superando lo schermo societario creato ad arte per eludere i diritti del lavoratore. La sentenza stabilisce che la creazione di una nuova società e il trasferimento fittizio dell'azienda, finalizzati unicamente a licenziare un dipendente scomodo, costituiscono un'operazione illecita, con conseguente reintegrazione del lavoratore e risarcimento del danno.
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Fondo di Garanzia INPS: obblighi del lavoratore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4262/2025, ha stabilito che per accedere al Fondo di Garanzia INPS, il lavoratore di una società di persone insolvente deve prima tentare l'esecuzione forzata nei confronti di tutti i soci illimitatamente responsabili. La cessazione dell'attività aziendale o il decesso di un socio non esonerano da questo onere, che costituisce un presupposto indispensabile per ottenere la prestazione previdenziale.
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