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Art. 2275 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 2275 Codice Civile

Compensi professionali: il diritto dell’avvocato
La Corte di Cassazione ha esaminato la controversia relativa ai compensi professionali spettanti a un avvocato per l'attività di redazione di contratti in ambito stragiudiziale. Il caso nasce dall'opposizione di un cliente a un decreto ingiuntivo ottenuto dal legale. La Corte d'Appello aveva drasticamente ridotto gli onorari, sostenendo che la voce tariffaria per la redazione di contratti fosse applicabile solo in caso di effettiva stipula dell'accordo. Gli Ermellini hanno invece chiarito che, sebbene la specifica voce tariffaria presupponga il perfezionamento del negozio, l'attività preparatoria e la stesura di bozze funzionali al risultato devono essere comunque remunerate. Il mancato raggiungimento della firma finale non esclude il diritto al compenso per l'opera prestata, che deve essere liquidata in base alle singole prestazioni effettivamente svolte o secondo equità.
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Buona fede del terzo: validità vendita immobiliare
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso della vendita di un immobile sociale effettuata da un liquidatore giudiziale la cui nomina è stata successivamente revocata. Il socio di maggioranza contestava la validità dell'alienazione, sostenendo che la revoca del decreto di nomina travolgesse anche gli atti compiuti. La Suprema Corte ha invece confermato la validità del trasferimento, ponendo al centro la buona fede del terzo acquirente. Ai sensi dell'art. 742 c.p.c., i diritti acquistati dai terzi in buona fede prima della revoca di un provvedimento di volontaria giurisdizione restano salvi. La Corte ha chiarito che la buona fede va valutata al momento del contratto preliminare e che le semplici contestazioni personali di un socio non sono sufficienti a scalfire l'affidamento del terzo verso un incarico giudiziale formalmente valido.
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Frazionamento del credito: Cassazione e abuso processo
Una società assicurativa ha contestato le molteplici richieste di pagamento di un consulente, sostenendo che si trattasse di un abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la parcellizzazione di crediti derivanti da un rapporto continuativo costituisce un abuso del processo, a meno che non sussista un interesse oggettivo e meritevole di tutela. La Corte ha cassato la sentenza precedente e ha rinviato il caso al Tribunale, imponendo l'applicazione dei nuovi principi dettati dalle Sezioni Unite in materia.
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