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Art. 2247 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 2247 Codice Civile

Patrocinio a spese dello Stato per enti non profit
La Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sul diritto al patrocinio a spese dello Stato per gli enti non profit. Un'ordinanza del Tribunale di Padova aveva revocato il beneficio a una società di mutuo soccorso, ritenendo che svolgesse attività economica. La Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che l'attività finalizzata a un obiettivo solidaristico non è 'economica' ai sensi della legge sul gratuito patrocinio, anche se prevede una copertura dei costi. L'elemento discriminante è il perseguimento di un fine di lucro diretto, non il semplice metodo economico di gestione.
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Patrocinio a spese dello Stato per enti non profit
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11605/2024, ha stabilito un importante principio in materia di patrocinio a spese dello Stato per gli enti non profit. Il caso riguardava una società di mutuo soccorso a cui era stata revocata l'ammissione al beneficio, poiché il giudice di merito aveva qualificato la sua attività come "economica". La Suprema Corte ha annullato tale decisione, chiarendo che l'attività economica che preclude l'accesso al patrocinio è solo quella con un fine di lucro diretto. Un'attività strumentale al raggiungimento di un obiettivo solidaristico, anche se gestita in modo da coprire i costi, non è motivo di esclusione.
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Patrocinio enti non profit: la Cassazione chiarisce
Una società di mutuo soccorso si è vista revocare il patrocinio a spese dello Stato perché la sua attività era stata ritenuta 'economica'. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale per il patrocinio enti non profit: l'attività 'economica' che esclude dal beneficio è solo quella con un fine di lucro diretto, non quella strumentale a scopi di solidarietà, anche se prevede la copertura dei costi. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Attività economica onlus: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11562/2024, ha stabilito un principio fondamentale per gli enti del Terzo Settore. Una società di mutuo soccorso si era vista revocare il patrocinio a spese dello Stato perché, secondo il Tribunale, svolgeva attività economica. La Suprema Corte ha cassato la decisione, chiarendo che l'attività economica onlus, se pur gestita con criteri di economicità per coprire i costi, non esclude l'accesso al beneficio quando è puramente strumentale a raggiungere uno scopo solidaristico e non persegue un fine di lucro diretto.
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Attività economica e gratuito patrocinio: la decisione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11554/2024, ha stabilito un principio fondamentale per l'accesso al patrocinio a spese dello Stato da parte di enti non profit. Il caso riguardava una società di mutuo soccorso a cui era stato revocato il beneficio perché svolgeva una cosiddetta attività economica. La Suprema Corte ha chiarito che l'attività economica che esclude dal gratuito patrocinio è solo quella con un fine di lucro diretto. Se l'attività, pur economicamente rilevante, è solo uno strumento per raggiungere obiettivi solidaristici e mutualistici, il diritto al patrocinio sussiste. La Corte ha quindi annullato la revoca, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Patrocinio a spese dello Stato per enti non profit
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11409/2024, ha stabilito un principio fondamentale per gli enti non profit. Una società di mutuo soccorso si era vista revocare il beneficio del patrocinio a spese dello Stato perché, secondo il tribunale, svolgeva un'"attività economica". La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, chiarendo che l'attività economica che esclude dal beneficio è solo quella con un fine di lucro diretto. Se l'attività è strumentale al raggiungimento di scopi solidaristici e mutualistici, l'ente ha diritto al gratuito patrocinio.
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Patrocinio a spese dello Stato per enti non profit
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11393/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di patrocinio a spese dello Stato per gli enti non profit. Il caso riguardava una società di mutuo soccorso a cui era stato revocato il beneficio sul presupposto che svolgesse un'attività economica. La Suprema Corte ha cassato la decisione, chiarendo che l'attività economica, se puramente strumentale al raggiungimento di uno scopo solidaristico e non lucrativo, non esclude il diritto al gratuito patrocinio. La nozione di 'attività economica' rilevante ai fini dell'esclusione deve coincidere con la ricerca di un profitto diretto.
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Buona fede acquisto azioni: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di privatizzazione societaria. La sentenza analizza i requisiti per l'acquisto di azioni da un non proprietario, focalizzandosi sul concetto di buona fede. Viene chiarito che la controllata di una società non può invocare la buona fede se era a conoscenza dei vizi del contratto originario. Tuttavia, per un successivo acquirente, la mera notizia di un contenzioso pendente non basta a escludere la buona fede. Infine, la Corte stabilisce che i dividendi non sono frutti civili e la loro restituzione segue regole specifiche.
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Titolarità del rapporto: la sentenza a sorpresa è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva confermato il rigetto di una domanda di pagamento per difetto di titolarità del rapporto. Il vizio riscontrato è la violazione del principio del contraddittorio, poiché la questione, decisiva per il giudizio, era stata sollevata d'ufficio dal giudice di primo grado senza dar modo alle parti di discuterla. La Suprema Corte ha chiarito che, in questi casi, la Corte d'Appello deve sanare la violazione, esaminando le difese e le prove che la parte avrebbe altrimenti proposto, senza poterle considerare tardive.
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Azienda ereditaria: come si divide tra coeredi?
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri di divisione di un'azienda ereditaria. Se dopo l'apertura della successione solo alcuni coeredi gestiscono e incrementano il valore dell'impresa, il loro apporto non va a beneficio degli altri eredi. La valutazione della quota spettante all'erede non gestionario deve basarsi sul valore dell'azienda al momento della morte del de cuius, e non al momento della divisione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver distinto tra il patrimonio ereditato e gli incrementi successivi dovuti alla gestione di parte degli eredi.
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