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Art. 2230 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

Altri anni per Art. 2230 Codice Civile

Lavoro autonomo abituale: quando scatta l’IVA?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26206/2025, ha stabilito che l'attività di consulenza svolta da un professore universitario, seppur non esclusiva, integra gli estremi del lavoro autonomo abituale se caratterizzata da ripetitività, stabilità e sistematicità. L'analisi non si limita al numero di prestazioni in un anno, ma considera la loro estensione nel tempo e la pluralità dei committenti, rendendo l'attività soggetta a IVA.
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Accertamenti bancari: costi presuntivi per autonomi
Un lavoratore autonomo, istruttore di volo, ha subito un avviso di accertamento per IRPEF e IVA basato su versamenti bancari non dichiarati. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12538/2025, ha confermato che la sua attività rientra nel lavoro autonomo. Tuttavia, ha stabilito un principio fondamentale sugli accertamenti bancari: anche in assenza di prove documentali specifiche, al contribuente deve essere riconosciuta una deduzione forfettaria per i costi sostenuti per produrre i ricavi presunti. La sentenza precedente è stata cassata con rinvio per la quantificazione di tali costi.
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Accertamenti bancari: come dedurre i costi presunti
Un lavoratore autonomo, istruttore di volo, ha subito accertamenti bancari che hanno portato a una rettifica del reddito. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento basato sui versamenti in conto corrente, qualificando l'attività come lavoro autonomo abituale. Tuttavia, ha accolto il ricorso del contribuente su un punto cruciale: la necessità di riconoscere la deducibilità dei costi, anche in misura forfettaria, dal maggior reddito presunto. La sentenza è stata cassata con rinvio per la rideterminazione dei costi.
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Accertamenti bancari: sì ai costi presunti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12540/2025, ha stabilito un principio importante in materia di accertamenti bancari. Nel caso di un lavoratore autonomo (istruttore di volo) accertato sulla base dei versamenti bancari, la Corte ha confermato la legittimità della presunzione di maggiori ricavi. Tuttavia, ha cassato la sentenza di merito perché non aveva riconosciuto al contribuente una deduzione forfettaria dei costi, come imposto da una recente sentenza della Corte Costituzionale. Il caso è stato rinviato per la quantificazione di tali costi.
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Accertamenti bancari e lavoro autonomo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12541/2025, si è pronunciata sul caso di un lavoratore autonomo soggetto ad accertamenti bancari. La Corte ha confermato che i versamenti su conto corrente costituiscono una presunzione legale di ricavi non dichiarati, ponendo l'onere della prova a carico del contribuente. Tuttavia, ha cassato la sentenza di merito perché non aveva riconosciuto, neppure in via forfettaria, i costi inerenti all'attività, stabilendo che il giudice deve procedere a una loro stima per garantire una tassazione equa sul reddito netto.
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