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Art. 2222 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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Altri anni per Art. 2222 Codice Civile

Prova del quantum: WhatsApp e testimoni sono validi
Un fornitore ha citato in giudizio un cliente per il mancato pagamento di serramenti. Il cliente ha contestato l'importo. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di pagamento del cliente, convalidando l'uso della testimonianza, corroborata da messaggi WhatsApp, come prova del quantum dovuto, anche in assenza di un contratto scritto.
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Compenso avvocato: decisum o valore della domanda?
Un avvocato ha citato in giudizio un ex cliente condominiale per ottenere il pagamento del proprio compenso professionale. Il tribunale di primo grado aveva liquidato una somma notevolmente inferiore basandosi sul criterio del 'decisum' (l'importo effettivamente riconosciuto nella causa originaria). La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, nel rapporto tra avvocato e cliente, il criterio corretto per la liquidazione del compenso avvocato è il 'valore della domanda', ovvero quanto richiesto inizialmente. La Corte ha inoltre chiarito che si applicano gli interessi di mora previsti per le transazioni commerciali e che l'IVA non è dovuta se l'avvocato si difende in proprio.
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Responsabilità appaltatore: la guida completa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna solidale di un'impresa edile e del direttore dei lavori per gravi difetti in una ristrutturazione. La sentenza chiarisce che il termine per la denuncia dei vizi decorre dalla piena consapevolezza tecnica del danno, non dalla prima manifestazione. Viene inoltre rigettata la difesa dell'impresa come mero esecutore ("nudus minister"), ribadendo la sua piena responsabilità appaltatore per la qualità dell'opera.
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Compenso ingegnere: la prova delle attività extra
La Corte di Cassazione interviene su una controversia relativa al compenso professionale di un ingegnere. L'ordinanza stabilisce che le maggiorazioni forfettarie e i compensi a tempo (vacazioni) non sono dovuti automaticamente, ma richiedono la prova specifica delle attività extra svolte dal professionista. Viene inoltre chiarito che, in assenza di accordo, la liquidazione del compenso deve seguire le tariffe vigenti al momento della decisione giudiziale e non protocolli d'intesa non vincolanti. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per un nuovo esame basato su questi principi.
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Incarico professionale: il committente paga sempre?
La Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità del committente nel pagamento del compenso al professionista. Anche in presenza di un accordo con l'impresa appaltatrice per il sostenimento delle spese tecniche, chi conferisce formalmente l'incarico professionale resta l'obbligato principale. L'accordo tra committente e impresa viene qualificato come un 'accollo interno', non opponibile al professionista creditore che ha diritto di agire nei confronti di chi gli ha conferito l'incarico.
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Responsabilità direttore lavori: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui limiti della responsabilità del direttore dei lavori in un complesso caso di vizi edilizi. La sentenza chiarisce che il professionista non risponde automaticamente di ogni difetto, ma solo per le violazioni del suo specifico dovere di vigilanza. Il caso riguardava la costruzione di una villa, dove il committente aveva citato in giudizio l'architetto e diverse imprese per gravi difetti. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva esteso la condanna dell'architetto oltre i motivi del suo ricorso, violando il divieto di 'reformatio in peius', e che gli aveva attribuito una responsabilità generica per tutti i vizi, senza distinguere tra errori esecutivi delle imprese e reali carenze di supervisione.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e spese legali
Una controversia nata dalla fornitura di un forno difettoso si conclude in Cassazione con una ordinanza che chiarisce gli effetti della rinuncia al ricorso. La Suprema Corte dichiara estinto il giudizio, evidenziando che la rinuncia rende definitiva la sentenza d'appello e comporta, di regola, la condanna del rinunciante al pagamento delle spese legali della controparte, anche in assenza di accettazione.
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