Un professionista subisce la custodia cautelare in carcere per concorso in tentata bancarotta fraudolenta. Il Tribunale del riesame revoca la misura dopo ventidue giorni. Nel giudizio di merito, il tribunale assolve pienamente l'imputato perché il fatto non sussiste. L'interessato chiede quindi la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di appello respinge la domanda: il legale ha tenuto una condotta gravemente colposa, inviando missive per distrarre fondi societari verso la Svizzera e rendendo dichiarazioni contraddittorie agli inquirenti. La Corte di Cassazione conferma il rigetto. Il professionista non può mutare la domanda iniziale in sede di legittimità passando dall'ingiustizia sostanziale a quella formale. Inoltre, la condotta gravemente imprudente dell'indagato ha ingenerato l'apparenza della sua colpevolezza, precludendo l'indennizzo.
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