L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento a due contribuenti per canoni di locazione non dichiarati, basandosi su contratti in lingua inglese trovati presso un'agenzia immobiliare. Uno dei proprietari ha negato la paternità della propria firma sui documenti. I giudici di merito hanno accertato la falsità della firma. L'Agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la scrittura privata disconosciuta potesse comunque avere valore indiziario se unita ad altre prove. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che una scrittura privata disconosciuta, in mancanza di una procedura di verificazione andata a buon fine, è totalmente inutilizzabile nel processo. Di conseguenza, l'amministrazione finanziaria non può usarla nemmeno come semplice indizio per dimostrare l'evasione fiscale. I contribuenti hanno quindi vinto definitivamente la causa.
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