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Art. 214 Codice di Procedura Civile

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Prova consegna merce: come dimostrarla senza firma
Una società fornitrice di prodotti agricoli ha appellato una sentenza che aveva ridotto il suo credito a causa del disconoscimento delle firme su diverse bolle di consegna da parte del cliente. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prova della consegna della merce non è vincolata alla sola prova documentale. Ammettendo la prova testimoniale, che ha confermato le forniture, la Corte ha affermato il principio della libertà dei mezzi probatori in materia, condannando il debitore al pagamento dell'intero importo.
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Assegno in bianco: come difendersi dal riempimento
Una recente sentenza della Corte di Appello di Roma chiarisce le modalità di difesa in caso di riempimento abusivo di un assegno in bianco. Il caso riguarda una persona che si era opposta a un precetto basato su un assegno da lei firmato, ma compilato dal creditore in violazione degli accordi. La Corte ha stabilito che, in caso di riempimento 'contra pacta' (contro gli accordi), non è necessaria la complessa querela di falso, ma è sufficiente il disconoscimento della scrittura. Questa decisione ribalta la sentenza di primo grado e accoglie l'opposizione, annullando il precetto e spostando l'onere della prova sul creditore.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: guida al caso
Una società si oppone a un decreto ingiuntivo per fatture insolute, contestando la competenza territoriale e la validità delle prove. Durante la causa, la società salda il debito. Il Tribunale di Milano respinge l'opposizione a decreto ingiuntivo, confermando la legittimità del credito e condannando l'opponente al pagamento delle spese legali. La sentenza chiarisce che il pagamento, sebbene porti alla revoca del decreto, costituisce un'acquisizione definitiva della somma da parte del creditore quando l'opposizione è infondata.
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Ricognizione di debito: valida anche se nel testamento
Un erede si opponeva al pagamento di un debito del defunto, sostenendo che la ricognizione di debito fosse contenuta in un testamento successivamente revocato. Il Tribunale di Ancona ha respinto l'opposizione, chiarendo che la ricognizione di debito è un atto autonomo che sopravvive alla revoca del testamento, invertendo l'onere della prova a carico del debitore. L'erede non è riuscito a dimostrare l'estinzione del debito, pertanto la richiesta dei creditori è stata accolta.
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Provvigione Procacciatore d’Affari: no se non provata
La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, negando la provvigione a un sedicente procacciatore d'affari. La decisione si fonda sulla prescrizione del diritto per una delle operazioni immobiliari e sulla mancata prova del nesso causale per la seconda. La Corte ha inoltre evidenziato come l'appellante agisse di fatto come mediatore immobiliare senza la necessaria iscrizione all'albo, escludendo così ogni diritto al compenso.
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