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Art. 2112 Codice Civile — Sezione Quinta Penale

Altri anni per Art. 2112 Codice Civile

Bancarotta fraudolenta per distrazione: vendere senza incasso
L'amministratore di una società in crisi e la rappresentante legale di una nuova impresa concordano la cessione di un ramo aziendale e dei relativi macchinari. L'operazione avviene formalmente, ma la società acquirente non versa il prezzo pattuito alla società cedente, che in seguito fallisce. I giudici di merito condannano entrambi i soggetti per il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei due imputati. Il trasferimento formale di beni senza un reale incasso priva l'impresa del proprio valore patrimoniale e danneggia i creditori. La mera presenza fisica dei beni presso la sede o la teorica possibilità per il curatore di recuperarli in seguito non cancella l'illecito penale.
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Bancarotta fraudolenta distrattiva: finta vendita di arredi
L'amministratore di una società poi fallita ha formalmente venduto alcuni beni strumentali a due nuove società per cifre irrisorie. In realtà, l'operazione nascondeva il trasferimento di due interi rami aziendali attivi nel settore turistico, comprensivi di clienti, personale e contratti. I giudici hanno accertato la distrazione dell'avviamento commerciale, quantificato in oltre centocinquantamila euro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'amministratore per bancarotta fraudolenta distrattiva.
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Bancarotta fraudolenta per distrazione: condannato l’estraneo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso in bancarotta fraudolenta per distrazione a carico di un amministratore terzo. L'imputato, d'accordo con il socio della società fallita, ha pianificato il trasferimento di fatto del ramo d'azienda dedicato alla vendita al dettaglio in favore di una nuova società da lui gestita. L'operazione è avvenuta senza il pagamento di alcun corrispettivo per l'avviamento e senza l'assunzione dei debiti, depauperando l'impresa in crisi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che anche operazioni apparentemente lecite o trasferimenti di fatto costituiscono reato se sottraggono garanzie patrimoniali ai creditori. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
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Bancarotta fraudolenta: delocalizzazione e distrazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico degli amministratori di una società fallita. Essi avevano trasferito l'intero compendio mobiliare a una società polacca, per poi cedere la partecipazione a un prezzo irrisorio e non interamente corrisposto a un'altra entità estera a loro riconducibile. La Corte ha ritenuto l'operazione una distrazione di beni ai danni dei creditori, respingendo la tesi difensiva di una legittima cessione di ramo d'azienda, data l'incongruità del prezzo e la finalità di svuotare la società italiana.
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Bancarotta fraudolenta affitto azienda: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico degli amministratori di due società. Il caso riguarda la stipula di un contratto di affitto di ramo d'azienda da una società, poi fallita, a un'altra, per un canone irrisorio e mai corrisposto. La Corte ha stabilito che tale operazione costituisce un atto distrattivo che integra il reato di bancarotta fraudolenta affitto azienda, a prescindere dallo stato di decozione preesistente della società cedente. La sentenza chiarisce che la finalità di sottrarre beni alla garanzia dei creditori è sufficiente per configurare il reato, che è di pericolo e non richiede la prova di un danno effettivo.
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Bancarotta per scissione: quando è reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10163 del 2024, ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale di un amministratore che, attraverso un'operazione di scissione societaria, aveva trasferito tutti gli asset di valore a una nuova società, lasciando la società originaria con la maggior parte dei debiti e destinandola al fallimento. La Corte ha stabilito che la bancarotta per scissione si configura quando l'operazione, pur formalmente lecita, è volutamente depauperativa del patrimonio aziendale. Le tutele civilistiche previste per i creditori non sono sufficienti a escludere la rilevanza penale del fatto.
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