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Art. 2106 Codice Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 2106 Codice Civile

Licenziamento disciplinare: rifiuto DAD è giusta causa
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare di una docente che si era rifiutata di svolgere la didattica a distanza durante l'emergenza pandemica. Le giustificazioni addotte, come la fobia per le telecamere e la mancanza di competenze informatiche, non sono state provate. La Corte ha stabilito che l'assenza prolungata e ingiustificata costituisce un grave inadempimento contrattuale che giustifica la sanzione espulsiva, e che spetta al lavoratore l'onere di provare l'esistenza di cause di giustificazione.
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Rifiuto incarico RSPP: licenziamento legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente che aveva rifiutato l'incarico di RSPP. Il rifiuto, motivato con una generica 'manifesta incompatibilità con il datore di lavoro', è stato considerato un grave atto di insubordinazione, tale da ledere irrimediabilmente il rapporto fiduciario. La Corte ha stabilito che una motivazione così vaga e non circostanziata non giustifica il rifiuto di adempiere a una disposizione aziendale, rendendo proporzionata la sanzione espulsiva.
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Licenziamento sproporzionato: quando c’è solo l’indennità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una dipendente licenziata per un'aggressione verbale a una cliente. La Corte ha confermato che si è trattato di un licenziamento sproporzionato, ma ha negato il diritto al reintegro. La motivazione risiede nel fatto che la condotta, pur non essendo così grave da giustificare il licenziamento, non era nemmeno riconducibile a quelle ipotesi per cui il contratto collettivo prevede esplicitamente una sanzione conservativa (come una multa). Di conseguenza, alla lavoratrice spetta solo la tutela risarcitoria, consistente in un'indennità economica.
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Licenziamento per insulti: la Cassazione conferma
Un lavoratore, licenziato per aver rivolto gravi insulti a un superiore, ha impugnato la decisione fino alla Corte di Cassazione. La Corte ha confermato la legittimità del licenziamento per insulti, stabilendo che un comportamento così grave rompe irrimediabilmente il rapporto di fiducia e costituisce giusta causa, indipendentemente dalle sanzioni più lievi previste dal contratto collettivo per condotte simili.
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Licenziamento giusta causa per reati extralavorativi
Un dipendente di un'azienda di servizi pubblici è stato licenziato per giusta causa a seguito di una condanna penale definitiva per reati di truffa e falso. Tali reati erano stati commessi prima della sua assunzione a tempo indeterminato, ma la condanna è divenuta irrevocabile durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che anche una condotta extralavorativa pregressa può irrimediabilmente compromettere il vincolo fiduciario, specialmente quando il lavoratore svolge mansioni che richiedono un elevato grado di affidabilità, come quelle di un portalettere.
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