Un uomo condannato ha richiesto di scomputare 195 giorni da una nuova misura restrittiva, la libertà controllata. Il richiedente sosteneva di aver già scontato ingiustamente quel periodo sotto il regime della libertà vigilata. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato il diniego dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la fungibilità delle misure di sicurezza non detentive non è prevista dalla legge. Tale istituto riguarda esclusivamente il carcere o le misure cautelari detentive. Inoltre, la libertà vigilata serve a neutralizzare una pericolosità sociale attuale, la quale non può essere cancellata o compensata da restrizioni subite in passato.
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La Corte di Cassazione ha annullato la parte di una sentenza d'appello che confermava una misura di sicurezza a carico di un'imputata, dopo aver dichiarato l'estinzione di tutti i reati a lei contestati. La Corte ha stabilito che la conferma della misura era un errore sostanziale, poiché venuto meno il presupposto del reato, e ha provveduto a eliminarla direttamente.
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La Cassazione ha respinto il ricorso dell'erede di un soggetto deceduto, a cui erano state confiscate delle armi. La Corte ha stabilito che la confisca armi è una misura di sicurezza obbligatoria e preventiva, legata alla pericolosità oggettiva dei beni. Pertanto, la confisca è legittima anche se disposta dopo la morte dell'imputato e si estende agli eredi, i quali non possono vantare alcun diritto sui beni.
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La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una confisca allargata di oltre 162.000 euro nei confronti di una donna condannata per spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che, a differenza della confisca per equivalente, la confisca allargata non deve essere proporzionata al profitto del singolo reato commesso (detto 'reato-spia'). È sufficiente che vi sia una sproporzione tra i beni posseduti e il reddito dichiarato e che l'interessato non riesca a giustificarne la provenienza lecita. Inoltre, la Corte ha chiarito che questa misura di sicurezza patrimoniale può essere applicata anche se l'esecuzione della pena detentiva è sospesa, data la sua totale autonomia.
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Un individuo, condannato per tentato furto aggravato, ha presentato ricorso sostenendo l'estinzione del delitto per prescrizione reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la recidiva reiterata e specifica, essendo una circostanza aggravante ad effetto speciale, deve essere sempre considerata nel calcolo dei termini di prescrizione, prolungandoli. La Corte ha quindi confermato che il reato non era prescritto al momento della sentenza d'appello.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione. L'imputato contestava l'utilizzabilità delle dichiarazioni degli acquirenti dei beni rubati, sostenendo che avrebbero dovuto essere sentiti con garanzie particolari. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che la valutazione della buona fede degli acquirenti è una questione di fatto, non riesaminabile in sede di legittimità, e che la motivazione della Corte d'Appello sul punto era immune da vizi logici.
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