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Art. 21 Costituzione — Sezione Sesta Civile

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Risarcimento danni per diffamazione: negato se il fatto è vero
Una professionista ha citato in giudizio un avversario politico del marito per chiedere il risarcimento danni per diffamazione. Durante due comizi elettorali, il convenuto aveva affermato che il rivale gli aveva chiesto raccomandazioni per far ottenere alla moglie incarichi pubblici. I giudici di merito hanno rigettato la domanda risarcitoria. La decisione si è basata sulla veridicità dei fatti, provata da testimonianze, e sull'esercizio del diritto di critica politica. L'attacco mirava infatti a screditare l'avversario politico e non la moglie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della donna. La Suprema Corte ha confermato che l'accertamento sui fatti spetta ai giudici di merito e che la presenza di fatti veri coperti da critica politica esclude l'illecito.
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Articolo contro politico: condanna a 5.000€ per diffamazione
Un cittadino pubblica un articolo ritenuto offensivo nei confronti di un funzionario pubblico. La Cassazione ha confermato la sua condanna al risarcimento del danno per diffamazione, stabilendo un importo di 5.000 euro. Secondo i giudici, anche nel contesto di un aspro dibattito politico, l'insinuazione che il funzionario avrebbe meritato il licenziamento ha superato i limiti del diritto di critica, ledendo la sua reputazione. La decisione finale sottolinea che la notorietà della vittima e la diffusione a mezzo stampa sono elementi chiave per quantificare il danno. L'autore dell'articolo ha perso la causa e dovrà sostenere anche le spese legali.
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Diffamazione a mezzo stampa: critica lecita o insinuazione?
Una persona viene condannata a risarcire i danni per aver diffuso dichiarazioni lesive della reputazione di un'altra tramite un articolo di giornale. La Corte di Cassazione conferma la condanna per diffamazione a mezzo stampa, stabilendo un principio chiaro: il diritto di critica non protegge chi usa toni allusivi, insinuazioni e drammatizzazioni artificiose. Tali modalità espressive superano la critica legittima e diventano un attacco personale illecito. La Corte ha inoltre precisato che la responsabilità per le dichiarazioni è personale, anche se rese nell'interesse di un ente o associazione che si rappresenta.
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