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Art. 21 Costituzione

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Diffamazione a mezzo stampa: quando un articolo è lesivo
Un giornalista ricorre in Cassazione dopo una condanna per aver diffamato un ex sindaco. La Corte Suprema rigetta il ricorso, confermando la condanna e chiarendo i principi sulla diffamazione a mezzo stampa. Viene sottolineato che un articolo è diffamatorio anche senza nominare direttamente una persona, se questa è chiaramente identificabile dal contesto. La Corte ha inoltre ribadito i rigorosi oneri procedurali per il ricorso, in particolare il principio di autosufficienza.
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Critica politica e diffamazione: limiti e confini
Un politico locale e un'associazione culturale hanno citato in giudizio un esponente di un'associazione partigiana per diffamazione, a seguito di dichiarazioni che li collegavano a ideologie neofasciste. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che le frasi rientravano nei legittimi confini della critica politica, data la notorietà delle passate affiliazioni politiche dell'attore e il contesto del discorso pubblico. La decisione sottolinea l'ampia portata del diritto di critica politica.
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Diffamazione a mezzo stampa: limiti al diritto di critica
Un gruppo editoriale e una giornalista sono stati citati in giudizio per diffamazione a seguito di un articolo online che accusava un politico di uso improprio di un'auto di servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la natura diffamatoria dell'articolo. La corte ha sottolineato che il diritto di critica, anche politica, presuppone una base di verità. Ha inoltre confermato la rimozione dell'articolo dagli archivi online e la sanzione pecuniaria nei confronti della giornalista, chiarendo i limiti della libertà di stampa nei casi di diffamazione a mezzo stampa.
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Diffamazione social network: critica politica o insulto?
Un utente è stato condannato per aver pubblicato video offensivi contro un avversario politico. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che l'attacco personale e gratuito travalica il diritto di critica, integrando il reato di diffamazione social network. La sentenza chiarisce anche che i precedenti penali possono giustificare il diniego delle attenuanti generiche, a prescindere dalla contestazione della recidiva.
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Danno non patrimoniale: come provarlo in diffamazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per diffamazione a carico di un gruppo editoriale, un direttore e un giornalista. L'ordinanza ribadisce che il diritto di critica presuppone la verità dei fatti narrati e che il danno non patrimoniale, pur non essendo 'in re ipsa', può essere provato tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, basate su elementi concreti come la notorietà del diffamante e la diffusione della notizia.
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Diffamazione a mezzo stampa: i limiti del giornalista
Una società editoriale è stata condannata per diffamazione a mezzo stampa per aver collegato un professionista ad attività mafiose in due articoli online. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza, specificando che il diritto di cronaca non esonera i giornalisti dal verificare a fondo le fonti, specie se la persona citata è menzionata solo marginalmente in atti investigativi e non risulta indagata. La Corte ha stabilito che il danno alla reputazione, pur non essendo automatico, può essere provato tramite presunzioni basate sulla gravità dell'accusa e sulla posizione professionale della vittima.
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Sanzioni Covid: vale il tempus regit actum, non la lex mitior
Il Tribunale di Trieste ha confermato la validità delle sanzioni Covid emesse durante il periodo emergenziale, anche dopo la sua cessazione. La sentenza ha stabilito che per le norme temporanee, come quelle anti-Covid, si applica il principio 'tempus regit actum' (la legge del tempo regola l'atto) e non quello della 'lex mitior' (legge più favorevole). Un cittadino multato per violazioni durante una manifestazione ha visto così riformata la sentenza di primo grado che aveva annullato la sanzione.
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Carenza di interesse: il ricorso diventa inammissibile
Un individuo, detenuto in un Centro di Permanenza per i Rimpatri, presenta ricorso in Cassazione contro la convalida del suo trattenimento. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. La ragione risiede nel fatto che l'individuo era già stato liberato in seguito a un diverso procedimento di riesame, rendendo di fatto inutile una pronuncia sul ricorso originario, il cui scopo primario era proprio ottenere la liberazione.
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Principio del contraddittorio: Cassazione annulla riesame
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello che liberava un cittadino straniero da un centro di permanenza. La causa dell'annullamento è una grave violazione del principio del contraddittorio: i giudici d'appello avevano basato la loro decisione su una memoria difensiva presentata dall'individuo trattenuto, senza però darne visione né possibilità di replica all'amministrazione statale. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Diritto di critica: esposto all’Ordine non è diffamazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per diffamazione a carico di un direttore generale di un'università che aveva inviato un esposto all'Ordine degli Avvocati contro un legale dipendente. La Corte ha stabilito che l'invio dell'esposto, sebbene contenente espressioni aspre, rientra nell'esercizio del diritto di critica, poiché finalizzato a sollecitare un controllo deontologico da parte dell'organo competente e non a ledere gratuitamente la reputazione altrui.
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Diffamazione a mezzo stampa: no al carcere automatico
Un giornalista, condannato per diffamazione a mezzo stampa, ha visto la sua pena detentiva annullata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la sua responsabilità penale ma ha stabilito che la pena del carcere non può essere applicata automaticamente. In linea con una precedente sentenza della Corte Costituzionale, la reclusione per questo reato è legittima solo in casi di 'eccezionale gravità', che nel caso di specie non erano stati adeguatamente motivati dalla corte di merito. Il caso è stato quindi rinviato per una nuova determinazione della pena.
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Oltraggio a un Corpo: le email offensive integrano reato
Un cittadino è stato condannato per il reato di oltraggio a un Corpo per aver inviato email offensive alla Polizia Locale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, specificando che per le offese scritte non è necessaria la presenza fisica del Corpo. L'uso di un linguaggio denigratorio esclude l'applicazione del diritto di critica.
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Diritto di critica: limiti e attacchi personali
Un consulente tecnico è stato condannato per diffamazione per aver usato espressioni offensive contro un collega in una relazione ufficiale. La Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che le frasi utilizzate superavano i limiti del diritto di critica, trasformandosi in un attacco personale non giustificato dal contesto professionale. La Corte ha chiarito che la critica, anche se aspra, deve rimanere pertinente all'operato e non degenerare in offese alla persona.
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Critica politica e oltraggio: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un consigliere comunale di opposizione accusato di oltraggio per aver affermato che la vittoria del sindaco neoeletto fosse 'probabilmente basata su un voto di scambio'. La Corte ha stabilito che, nel contesto di un acceso dibattito politico, tale espressione non costituisce reato ma rientra nell'esercizio del diritto di critica politica, in quanto non era una formale accusa penale ma una censura sulle modalità di conduzione della campagna elettorale, basata su un nucleo di fatti reali.
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Diritto di cronaca: errore sul reato è diffamazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui limiti del diritto di cronaca, stabilendo che la pubblicazione di una notizia che attribuisce a un soggetto un reato diverso e più grave di quello effettivamente contestato costituisce diffamazione. Nel caso esaminato, una professionista era stata accusata di un reato, ma diverse testate giornalistiche avevano erroneamente riportato un'imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa, ben più grave. La Corte ha confermato la condanna al risarcimento del danno, rigettando le difese dei media. L'ordinanza sottolinea che la verità dei fatti è un requisito essenziale per l'esercizio legittimo del diritto di cronaca e un errore così sostanziale non può essere considerato una svista minore.
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Diritto di critica: quando non è diffamazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di due consiglieri comunali dall'accusa di diffamazione nei confronti della segretaria comunale. Le frasi offensive, pronunciate durante una seduta consiliare, sono state ritenute legittimo esercizio del diritto di critica, poiché basate su un fondamento fattuale e contenute nei limiti della continenza espressiva, nonostante la durezza dei toni.
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Diritto di critica e social: i limiti del giornalista
Una magistrata ha citato in giudizio un gruppo editoriale per un articolo che commentava la sua attività sui social media durante un'indagine di alto profilo. La Corte d'Appello aveva ritenuto l'articolo diffamatorio. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giornalista aveva legittimamente esercitato il diritto di critica, data la rilevanza pubblica del comportamento di un magistrato e la veridicità dei fatti riportati (i post sui social). La Corte ha sottolineato la differenza tra cronaca e critica, affermando che quest'ultima permette giudizi soggettivi se basati su fatti reali.
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Diffamazione a mezzo stampa: limiti e risarcimento
Un giornalista e il suo editore sono stati condannati per diffamazione a mezzo stampa per aver accostato il presidente di una squadra di calcio alla 'ndrangheta. La Cassazione ha confermato la condanna, ma ha annullato la quantificazione del danno, ritenendo che la Corte d'Appello non avesse motivato adeguatamente l'importo, pur richiamando le tabelle di Milano. La Corte ha ribadito che il diritto di critica richiede verità del fatto, continenza espressiva e interesse pubblico.
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Risarcimento danni diffamazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di risarcimento danni diffamazione intentato da una casa d'aste contro un'emittente televisiva. L'emittente aveva insinuato che la casa d'aste vendesse orologi di lusso contraffatti come autentici. La Corte ha confermato la condanna per diffamazione, ritenendo che il programma televisivo avesse travisato i fatti, dato che l'orologio era palesemente venduto come replica a un prezzo irrisorio. Tuttavia, ha annullato la quantificazione del danno di 80.000 euro, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una motivazione più dettagliata e trasparente sul calcolo dell'importo.
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Favoreggiamento prostituzione: la Cassazione decide
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per favoreggiamento della prostituzione e sfruttamento della convivente. La Corte ha confermato che, sebbene la coabitazione con una persona che si prostituisce non sia di per sé reato, lo diventa quando è accompagnata da condotte che agevolano o traggono profitto dall'attività, superando la semplice contribuzione alle spese familiari. Il ricorso, che sollevava questioni di costituzionalità e contestava la valutazione delle prove, è stato respinto in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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