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Art. 21 Costituzione — Anno 2025

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Altri anni per Art. 21 Costituzione

Critica politica: non è diffamazione se è rilevante
Una giornalista e il suo direttore, condannati per diffamazione a causa di un articolo su nomine nella TV pubblica, vengono assolti in via definitiva dalla Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che l'articolo rientrava nel legittimo esercizio del diritto di critica politica, un tema di grande interesse pubblico, annullando la sentenza perché il fatto non costituisce reato.
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Competenza diffamazione TV: decide la residenza offeso
In un caso di conflitto di giurisdizione, la Corte di Cassazione ha stabilito che per il reato di diffamazione commesso tramite trasmissioni televisive, la competenza territoriale spetta al tribunale del luogo di residenza della persona offesa. Questa regola speciale, prevista da una legge del 1990, si applica a chiunque commetta il reato, non solo a specifiche figure professionali del settore, e non è stata modificata da recenti sentenze della Corte Costituzionale. La decisione rafforza la tutela della vittima nel contesto della competenza diffamazione TV.
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Diffamazione a mezzo stampa: verità del fatto essenziale
Una giornalista viene condannata per diffamazione a mezzo stampa per aver accusato una persona di vincere un concorso pubblico tramite favoritismi. La Corte di Cassazione conferma la condanna, affermando che il diritto di cronaca presuppone la verità oggettiva dei fatti, requisito assente nel caso di specie. La difesa della giornalista, basata sulla non partecipazione della vittima a quel concorso, ha paradossalmente confermato la falsità della notizia pubblicata.
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Pericolosità qualificata: Cassazione annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione di sorveglianza speciale applicata a un soggetto inizialmente sospettato di terrorismo (art. 270-bis c.p.). La Corte ha stabilito che la successiva condanna per il diverso reato di associazione sovversiva (art. 270 c.p.) non può sostenere la misura, poiché la base legale della "pericolosità qualificata" era venuta meno, e il giudice d'appello non poteva modificare d'ufficio tale presupposto.
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Diritto di critica: i limiti alla stampa su un magistrato
La Cassazione ha rigettato il ricorso contro l'assoluzione di un giornalista accusato di diffamazione ai danni di un magistrato. La Corte ha stabilito che il diritto di critica consente di collegare una sanzione disciplinare a un altro procedimento giudiziario, se ciò non si traduce in un attacco personale e gratuito, rispettando così il limite della continenza.
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Prova proprietà software: no a contratti tra terzi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società autostradale, confermando che la prova della proprietà di un software non può basarsi su contratti stipulati con i sviluppatori se questi non sono opponibili ai terzi che vantano diritti. La Corte ha sottolineato che l'onere della prova grava su chi rivendica la proprietà, e la semplice documentazione contrattuale può essere ritenuta insufficiente. Anche la domanda di risarcimento per diffamazione è stata respinta per mancata prova del danno, che non è mai presunto.
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Libertà di espressione scientifica e deontologia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Ordine professionale contro una psicologa, sanzionata con la radiazione per aver espresso un'opinione favorevole alla regolamentazione della figura del counselor. La Corte ha stabilito che la libertà di espressione scientifica, tutelata dalla Costituzione, prevale sul potere disciplinare dell'Ordine, quando esercitata in un contesto di dibattito tecnico-scientifico e non configuri un concreto avallo all'esercizio abusivo della professione.
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Diritto di critica e diffamazione: limiti e tutele
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un magistrato che accusava di diffamazione un noto critico d'arte per un articolo. La Corte ha stabilito che il diritto di critica prevale quando si basa su un fatto vero (un'intervista del magistrato), ha interesse pubblico e, sebbene aspra, la critica rimane nei limiti della continenza verbale, criticando un'opinione e non attaccando la persona.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici, specializzatisi prima del 1991, ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla mancata attuazione di direttive europee sulla retribuzione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, dichiarando il diritto estinto. La questione centrale è la prescrizione medici specializzandi, il cui termine decennale, secondo la Corte, decorre dal 27 ottobre 1999. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per contrasto con la giurisprudenza consolidata.
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Diritto di critica vs diffamazione: il caso accademico
Un professore universitario ha citato in giudizio una collega per diffamazione a causa di un'email critica inviata ad altri docenti. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta, riconoscendo l'esercizio del diritto di critica. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. Il ricorrente è stato inoltre condannato per lite temeraria.
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Diritto di critica del dipendente: i limiti da non superare
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di una sanzione disciplinare a carico di una dipendente con ruolo di quadro. Le email inviate, contenenti critiche verso superiori e management, sono state giudicate eccedenti il legittimo diritto di critica del dipendente per i toni offensivi e la carenza di verità oggettiva, configurando un inadempimento contrattuale. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito.
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Chat privata licenziamento: no se viola la privacy
Una lavoratrice è stata licenziata per aver condiviso un video denigratorio di una cliente in una chat privata di WhatsApp con colleghi. La Corte di Cassazione ha annullato il licenziamento, affermando che il caso di chat privata licenziamento è illegittimo. Le comunicazioni in un gruppo chiuso sono protette dal diritto costituzionale alla segretezza della corrispondenza. Pertanto, il datore di lavoro non può utilizzare il contenuto di tali chat, anche se rivelato da un altro partecipante, come fondamento per una sanzione disciplinare.
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Diritto di critica: quando non è diffamazione?
Un cittadino ha citato in giudizio un'azienda sanitaria e diversi media per diffamazione, dopo essere stato definito "antivaccinista" e diffusore di "fake news". Le sue affermazioni su un presunto danno da vaccino si erano rivelate non veritiere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando le sentenze precedenti e ribadendo la legittimità del diritto di critica di fronte a dichiarazioni fattualmente infondate su temi di rilevante interesse pubblico.
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Diffamazione a mezzo stampa: prescrizione e rinvio
Una giornalista, condannata per diffamazione a mezzo stampa a causa di un articolo su presunti illeciti in appalti pubblici, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il reato estinto per prescrizione, ma, accogliendo il motivo di ricorso sul diritto di critica, annulla la sentenza anche agli effetti civili. Il caso viene rinviato a un giudice civile per una nuova valutazione sulla richiesta di risarcimento danni, dimostrando come l'estinzione penale non cancelli automaticamente le conseguenze civili.
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Diritto di critica: assolto per diffamazione su Facebook
Un consigliere comunale, accusato di aggressione dal Vicesindaco, ha reagito su Facebook definendo la denuncia una "ritorsione personale" legata a precedenti dissidi politici. La Corte di Cassazione ha confermato la sua assoluzione, stabilendo che le sue affermazioni rientrano nel legittimo esercizio del diritto di critica, in quanto rappresentano una reazione difensiva in un contesto di interesse pubblico, rispettando i principi di pertinenza e continenza.
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Ricorso inammissibile diffamazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile diffamazione. L'imputato, condannato per aver offeso la reputazione di un professionista, contestava l'identificazione della persona offesa e invocava il diritto di critica. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici e assertivi, confermando la condanna.
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Diritto di critica putativo: quando è legittimo?
Un cittadino, condannato per diffamazione per aver criticato l'amministrazione comunale, ha ottenuto l'annullamento della sentenza dalla Corte di Cassazione. Il caso verte sul concetto di diritto di critica putativo, ovvero la possibilità di criticare basandosi sulla convinzione, ragionevole e giustificata, che i fatti denunciati siano veri. La Corte ha stabilito che i giudici di merito non avevano adeguatamente valutato le prove che sostenevano la buona fede del cittadino, annullando la condanna e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Pena detentiva diffamazione: limiti e condizioni
Un utente è stato condannato per aver pubblicato affermazioni false e diffamatorie contro una magistrata su un social network. La Corte di Cassazione, pur confermando la colpevolezza, ha annullato la condanna alla pena detentiva (reclusione), anche se sospesa. La Suprema Corte ha ribadito che la pena detentiva per diffamazione è una misura eccezionale, da riservare solo ai casi di gravità straordinaria come l'incitamento all'odio o alla violenza. In assenza di una specifica motivazione sulla gravità del fatto, la sanzione deve essere di natura pecuniaria. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena.
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Diritto di critica: limiti e verità dei fatti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'emittente televisiva e di un suo conduttore per diffamazione ai danni di una giornalista. La Corte ha stabilito che il diritto di critica, sebbene più ampio del diritto di cronaca, richiede che il 'nucleo essenziale dei fatti' su cui si basa sia veritiero. Presentare ipotesi investigative come certezze di colpevolezza viola questo principio, integrando la diffamazione e l'uso illecito dell'immagine, anche quando si esercita il diritto di critica.
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Critica politica e diffamazione: i limiti del diritto
Un politico ha citato in giudizio un avversario per diffamazione a seguito di dichiarazioni rese in TV e durante un comizio. La Corte di Cassazione, nel dichiarare inammissibili i ricorsi di entrambe le parti, ha tracciato una linea netta tra la critica politica, anche aspra, e la diffamazione. La Corte ha stabilito che definire un avversario un 'fallito' rientra nella critica politica se basata su fatti noti, mentre attribuirgli falsamente un accordo corruttivo costituisce diffamazione perché altera la verità dei fatti.
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