LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2077 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 8 di 9

Altri anni per Art. 2077 Codice Civile

Indennità agente unico: diritto anche se soppressa
La Cassazione conferma il diritto di un dipendente del settore trasporti a percepire l'indennità agente unico, anche dopo la sua formale soppressione, poiché le mansioni accessorie di vendita biglietti continuavano ad essere svolte. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la continuità della prestazione giustifica la conservazione del trattamento economico equivalente, in applicazione del principio di irriducibilità della retribuzione.
Continua »
Contratto individuale: quando prevale sull’accordo?
Un lavoratore ha fatto ricorso per il mancato pagamento di bonus previsti da un accordo aziendale successivamente revocato, sostenendo che tali diritti fossero ormai parte del suo contratto individuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che per la prevalenza del contratto individuale è necessaria una pattuizione autonoma e specifica che modifichi il trattamento economico, non un mero richiamo a benefici di fonte collettiva.
Continua »
Revocazione sentenza: quando un documento è decisivo?
Una lavoratrice chiedeva la revocazione di una sentenza d'appello sulla base di un accordo sindacale scoperto dopo la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che per la revocazione sentenza un documento deve essere 'decisivo', cioè fornire una prova diretta di un fatto che avrebbe cambiato l'esito del giudizio, e non semplicemente offrire spunti per una diversa interpretazione.
Continua »
Onere prova cessione azienda: a chi spetta?
Un lavoratore, trasferito a seguito di una cessione di ramo d'azienda, si vede negare il pagamento del 'superminimo'. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24676/2025, chiarisce un principio fondamentale sull'onere della prova cessione d'azienda: spetta al datore di lavoro, e non al dipendente, dimostrare che un nuovo contratto collettivo applicato dalla società acquirente ha sostituito le precedenti condizioni economiche. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente addossato tale onere al lavoratore.
Continua »
IRAP compensi avvocati pubblici: chi paga il conto?
Un importante ente previdenziale ha trattenuto l'IRAP dai compensi professionali dei propri legali interni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14614/2025, ha stabilito che tale pratica è illegittima. La Corte ha chiarito che l'IRAP sui compensi degli avvocati pubblici è un'imposta a carico esclusivo del datore di lavoro e non può essere in alcun modo, né direttamente né indirettamente, trasferita sui dipendenti. La decisione sottolinea la natura retributiva di tali compensi e distingue nettamente la gestione contabile dell'ente dal diritto del lavoratore alla piena retribuzione.
Continua »
Compensi avvocati PA: IRAP non si detrae dalle parcelle
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni legali di un ente pubblico, stabilendo l'illegittimità della trattenuta dell'IRAP dai loro compensi professionali. La Suprema Corte ha chiarito che l'IRAP è un'imposta a carico del datore di lavoro e non può essere trasferita, neanche indirettamente, sui dipendenti. L'obbligo dell'ente di accantonare le somme per coprire l'imposta è una questione di contabilità interna che non può pregiudicare il diritto dei legali a percepire integralmente i compensi avvocati pa a loro spettanti.
Continua »
IRAP avvocati pubblici: la Cassazione vieta la rivalsa
Un avvocato di un ente pubblico ha contestato le trattenute effettuate dal suo datore di lavoro sui compensi professionali a titolo di IRAP. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la questione dell'IRAP per gli avvocati pubblici è chiara: l'imposta è a carico esclusivo dell'ente e non può essere in alcun modo trasferita sul dipendente attraverso decurtazioni. La necessità di copertura della spesa pubblica, secondo la Corte, non può giustificare la violazione del diritto del lavoratore alla piena retribuzione.
Continua »
Accordo conciliativo: no all’ultra-attività
Una lavoratrice universitaria ha perso il ricorso con cui chiedeva differenze retributive basate su un vecchio contratto collettivo, richiamato in un accordo conciliativo. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accordo non poteva garantire l'applicazione perpetua del vecchio contratto, poiché superato da una nuova contrattazione collettiva. È stato inoltre confermato il termine di prescrizione di cinque anni, e non dieci, per la restituzione dei contributi trattenuti.
Continua »
Indennità di trasferta: i limiti del CCNL e la decisione
Una ditta individuale ha contestato la decisione della Corte d'Appello che negava la qualifica di 'indennità di trasferta' a somme erogate ai dipendenti, in quanto non conformi al CCNL Autotrasporti. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che i requisiti del contratto collettivo, come la durata minima del servizio, sono inderogabili. La Corte ha stabilito che l'autonomia contrattuale non può essere usata per eludere gli oneri previdenziali, e che la clausola sulle 'condizioni di miglior favore' era una norma transitoria non applicabile al caso di specie.
Continua »
Superminimo e motivazione: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un lavoratore a cui erano stati revocati la promozione a Quadro e un supplemento retributivo (superminimo). La Corte ha confermato l'illegittimità della revoca della promozione, in quanto unilaterale e immotivata dopo un riconoscimento definitivo. Tuttavia, ha cassato con rinvio la decisione relativa al superminimo, ritenendo la motivazione della Corte d'Appello apparente e contraddittoria, in quanto non spiegava chiaramente il bilanciamento tra il principio di irriducibilità della retribuzione e gli accordi aziendali peggiorativi.
Continua »
Uso aziendale: la Cassazione fissa i limiti alla revoca
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12473/2025, ha stabilito che un'azienda non può revocare unilateralmente e implicitamente un uso aziendale favorevole ai dipendenti, come la prassi di non assorbire il superminimo. Per essere legittima, la revoca deve essere giustificata da un mutamento delle circostanze e comunicata formalmente a tutti i lavoratori, in ossequio ai principi di correttezza e buona fede.
Continua »
Uso aziendale: il superminimo non è assorbibile
Una grande società di telecomunicazioni ha illegittimamente ridotto lo stipendio di alcuni dipendenti assorbendo il loro superminimo individuale negli aumenti previsti dal nuovo contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che la prassi consolidata di non assorbire tale voce retributiva costituisce un "uso aziendale" vincolante. Tale uso può essere revocato solo con una comunicazione formale, chiara e giustificata, cosa che non è avvenuta nel caso di specie.
Continua »
Retribuzione avvocati in house: stop da accordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione degli avvocati in house, se derivante da atti unilaterali del datore di lavoro e non dal contratto individuale, può essere legittimamente modificata o soppressa da un accordo collettivo aziendale. Il caso riguardava un legale dipendente di una società di trasporti che si era visto interrompere il versamento del controvalore degli onorari professionali a seguito di un nuovo accordo sindacale. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che tali emolumenti non godevano della tutela del principio di irriducibilità della retribuzione.
Continua »
Indennità agente unico: Cassazione e contratti
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'azienda di trasporti, annullando una sentenza che le imponeva di pagare l'indennità agente unico a un dipendente. La Corte ha stabilito che i giudici di merito non avevano correttamente valutato la gerarchia tra contratti collettivi nazionali e territoriali, la cui interazione aveva portato a una ristrutturazione complessiva della retribuzione. La sola soppressione di una singola indennità non è sufficiente a dichiararne l'illegittimità senza un'analisi completa degli accordi.
Continua »
Minimale contributivo: No a deroghe peggiorative
Una società cooperativa ha impugnato un avviso di addebito per oltre un milione di euro per omessi versamenti contributivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il minimale contributivo, basato sul CCNL delle organizzazioni più rappresentative, non può essere derogato in peggio da accordi aziendali. Inoltre, ha stabilito che le indennità di trasferta sistematiche costituiscono retribuzione imponibile e che i contributi sono dovuti anche per le assenze non giustificate da legge o contratto collettivo.
Continua »
Uso aziendale: quando la prassi diventa un diritto
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a ricevere un'indennità forfettaria per straordinari, basandosi su un consolidato uso aziendale. Nonostante l'azienda sostenesse l'assenza di una prassi vincolante, i giudici hanno stabilito che un comportamento spontaneo, generalizzato e reiterato nel tempo, che offre un trattamento più favorevole rispetto al contratto collettivo, si trasforma in un obbligo per il datore di lavoro. Il ricorso dell'azienda è stato quindi respinto, consolidando il principio che la consuetudine aziendale è fonte di diritti quesiti per i dipendenti.
Continua »
Discriminazione part-time: no a carriera più lenta
La Corte di Cassazione ha stabilito che negare a una lavoratrice part-time la stessa progressione di carriera prevista per i colleghi a tempo pieno costituisce una forma di discriminazione part-time. La sentenza analizzata chiarisce che la progressione di carriera rientra tra le "condizioni di impiego" tutelate dal principio di non discriminazione di derivazione europea. Di conseguenza, un'interpretazione del contratto collettivo che escluda i lavoratori part-time dagli avanzamenti di livello automatici, basandosi sulla presunzione di una minore professionalità acquisita, è illegittima. La Corte ha cassato la decisione precedente, affermando il diritto della lavoratrice al corretto inquadramento e alle relative differenze retributive.
Continua »
Indennità di rischio: la prova è essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 17504/2025, ha respinto il ricorso di alcuni dipendenti del Ministero della Cultura che chiedevano un'indennità di rischio per lo svolgimento di mansioni connesse alla pubblica sicurezza. La Corte ha stabilito che, per ottenere tale indennità, non è sufficiente la mera qualifica formale di agente di pubblica sicurezza, ma è necessario fornire una prova specifica e dettagliata delle singole attività svolte che comportino un effettivo disagio o pericolo, onere che i ricorrenti non hanno soddisfatto.
Continua »
Uso aziendale: quando impedisce l’assorbimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un "uso aziendale", consolidatosi nel tempo, che esclude l'assorbimento del superminimo individuale negli aumenti contrattuali, acquista forza di legge tra le parti. Una nota società di telecomunicazioni aveva illegittimamente ridotto le retribuzioni dei dipendenti assorbendo i loro superminimi, violando tale prassi. La Corte ha confermato che l'uso aziendale, una volta formatosi, non può essere interrotto unilateralmente e implicitamente, ma richiede una "disdetta" formale, chiara e giustificata, comunicata a tutti i lavoratori, cosa che nel caso di specie non era avvenuta.
Continua »
Uso aziendale: quando la prassi diventa diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che i benefit, come buoni pasto e premi di produttività, erogati costantemente da un'azienda speciale ai propri dipendenti, costituiscono un 'uso aziendale' e diventano un diritto acquisito. La richiesta di restituzione delle somme da parte dell'azienda è stata respinta, poiché il rapporto di lavoro di tali enti è regolato dal diritto privato e l'uso aziendale integra il contratto con condizioni di maggior favore.
Continua »