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Art. 205 Codice Penale — Sezione Prima Penale

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Pericolosità sociale e libertà vigilata: confermata la cura
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura della libertà vigilata con obbligo di dimora in una struttura terapeutica per una donna assolta dal reato di atti persecutori per vizio totale di mente. La difesa ha contestato la sussistenza della pericolosità sociale e libertà vigilata, ritenendo le prescrizioni sproporzionate e assimilabili alla carcerazione. I giudici hanno invece rilevato che la discontinuità nelle terapie e i recenti episodi di reato dimostrano il persistere del pericolo di recidiva. L'obbligo di rimanere nella comunità risponde a precise esigenze di cura e non trasforma la misura in una detenzione illegittima. La Suprema Corte ha dunque rigettato il ricorso della difesa.
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Espulsione dello straniero: il comportamento in carcere decide
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero disposta in sede esecutiva nei confronti di un cittadino straniero condannato per rapina. Il Tribunale di Sorveglianza aveva accertato la persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta non solo dalla gravità del reato commesso, ma anche dai numerosi comportamenti aggressivi e dalle sanzioni disciplinari ricevute durante la detenzione in carcere, uniti all'assenza di legami stabili in Italia. La difesa sosteneva che la condotta fosse solo frutto di difficoltà di adattamento al carcere. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione della pericolosità deve essere globale e che la misura può essere applicata anche dopo la condanna definitiva se il detenuto è ancora in carcere. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Confisca dopo la sentenza? No, è un provvedimento abnorme
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla tempistica della confisca. Un giudice, dopo aver emesso una sentenza di condanna, non può ordinare la confisca dei beni sequestrati con un atto separato e successivo. Se si dimentica di includere la confisca nella sentenza, non può correggere l'errore in un secondo momento. Un ordine di questo tipo è considerato un **provvedimento abnorme**, e quindi nullo. La Corte ha annullato la confisca di alcuni cellulari, chiarendo che la questione andava risolta o in sede di appello o, a sentenza definitiva, dal giudice dell'esecuzione. L'imputato ha quindi vinto il ricorso su questo specifico punto procedurale.
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Confisca successiva alla sentenza: quando è abnorme?
Un Giudice per le indagini preliminari aveva ordinato la confisca di alcuni beni dopo aver già emesso una sentenza di condanna per un altro reato. La Corte di Cassazione ha annullato tale provvedimento, definendo la confisca successiva alla sentenza un atto "abnorme", poiché il giudice esaurisce il suo potere decisionale con l'emissione della sentenza stessa. La questione è stata rinviata al giudice di primo grado per una nuova valutazione.
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Confisca allargata: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una confisca allargata di oltre 162.000 euro nei confronti di una donna condannata per spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che, a differenza della confisca per equivalente, la confisca allargata non deve essere proporzionata al profitto del singolo reato commesso (detto 'reato-spia'). È sufficiente che vi sia una sproporzione tra i beni posseduti e il reddito dichiarato e che l'interessato non riesca a giustificarne la provenienza lecita. Inoltre, la Corte ha chiarito che questa misura di sicurezza patrimoniale può essere applicata anche se l'esecuzione della pena detentiva è sospesa, data la sua totale autonomia.
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Durata massima misura di sicurezza: il calcolo corretto
La Corte di Cassazione chiarisce come determinare la durata massima misura di sicurezza per un delinquente abituale. La Corte ha rigettato il ricorso di un condannato, stabilendo che il limite massimo va calcolato con riferimento alla pena edittale del reato più grave tra quelli che fondano la dichiarazione di abitualità, anche se per quel reato non era stata applicata alcuna misura di sicurezza. Questa interpretazione, basata sul principio di assorbimento, è stata ritenuta coerente con il sistema e più favorevole rispetto a un cumulo materiale.
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