La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giornalista indagato per estorsione, contro il sequestro del suo cellulare. È stato stabilito che il segreto professionale del giornalista non è opponibile quando il professionista assume la qualità di indagato, ma solo quando è testimone. Inoltre, il sequestro è stato ritenuto proporzionato perché limitato ai soli dati pertinenti al reato contestato.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso perché presentato oltre i termini. L'ordinanza chiarisce un punto fondamentale: la sospensione feriale termini non si applica al tempo concesso al giudice per depositare le motivazioni di una sentenza. Di conseguenza, il termine per impugnare non subisce slittamenti a causa della pausa estiva, un errore di calcolo che può costare caro, come in questo caso, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso tardivo, ribadendo un principio fondamentale: il termine concesso al giudice per il deposito delle motivazioni di una sentenza non è soggetto alla sospensione feriale dei termini (1-31 agosto). Di conseguenza, il termine per impugnare è decorso regolarmente, rendendo l'appello presentato oltre la scadenza non valido. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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La Corte di Cassazione annulla una condanna per reati tributari, chiarendo un punto fondamentale sulla testimonianza. Un imprenditore era stato condannato per indebita compensazione di crediti fiscali. In appello, il suo consulente, testimone chiave, si è avvalso della facoltà di non rispondere. La Cassazione ha stabilito che un testimone in processo connesso, se ha già reso dichiarazioni in fasi precedenti, perde il diritto al silenzio. Nonostante l'accoglimento del ricorso, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione.
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Un cittadino straniero si opponeva alla sua estradizione verso la Svizzera, sostenendo che il mandato d'arresto non fosse un provvedimento definitivo di detenzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per la procedura di estradizione è sufficiente un mandato emesso dall'autorità giudiziaria che procede, anche se si tratta del Pubblico Ministero. Inoltre, ha confermato che il controllo del giudice italiano deve limitarsi a una valutazione sommaria degli indizi di colpevolezza, senza entrare nel merito del caso.
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