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Art. 2 Costituzione

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Sequestro preventivo sproporzionato: Cassazione decide
Un ricorrente ha contestato un sequestro preventivo di un immobile per abusi edilizi, sostenendo che fosse sproporzionato rispetto alle esigenze abitative della figlia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il ricorrente non poteva far valere i diritti di un terzo. Inoltre, ha ribadito che il diritto all'abitazione non è assoluto e non prevale sull'interesse pubblico a reprimere abusi edilizi gravi, soprattutto in zone vincolate e sismiche dove le opere non sono sanabili. La gravità e l'insanabilità delle opere giustificano la misura cautelare, rendendo il sequestro proporzionato.
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Cooperative sociali: solo liquidazione coatta, no fallimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33280/2023, ha stabilito un principio fondamentale per le cooperative sociali. A seguito dell'entrata in vigore del D.Lgs. 112/2017, queste entità acquisiscono di diritto la qualifica di 'impresa sociale'. Di conseguenza, in caso di insolvenza, non possono essere dichiarate fallite, ma devono essere sottoposte esclusivamente alla procedura di liquidazione coatta amministrativa. La Corte ha chiarito che la normativa speciale per le imprese sociali prevale su quella generale prevista per le cooperative, escludendo così la possibilità del fallimento.
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Danno non patrimoniale: sì al risarcimento funerale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33276/2023, ha stabilito che la mancata partecipazione al funerale del proprio genitore a causa della cancellazione di un volo costituisce un danno non patrimoniale risarcibile. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva qualificato il pregiudizio come di lieve entità, affermando che l'impedimento a partecipare a un evento unico e irripetibile come le esequie di un padre, data la tutela costituzionale dei rapporti familiari, supera la soglia della tollerabilità e non può essere considerato un danno bagattellare. Il danno, tuttavia, non è presunto ('in re ipsa') ma deve essere allegato e provato dalla parte lesa.
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Liberazione del fideiussore: i doveri della banca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro la decisione che aveva sancito la liberazione del fideiussore. La Corte ha confermato che la banca, continuando a finanziare una società pur essendo a conoscenza del suo progressivo dissesto economico e senza informare gli eredi del garante, ha violato i principi di correttezza e buona fede, giustificando la liberazione degli eredi dall'obbligazione di garanzia ai sensi dell'art. 1956 c.c.
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Risarcimento lesioni: onere della prova e caso fortuito
Una donna ha richiesto un risarcimento lesioni al gestore di un centro sportivo a seguito di una caduta. Il Tribunale ha rigettato la domanda, sottolineando che la danneggiata non ha fornito prove sufficienti sulla causa della caduta (il cosiddetto nesso causale). Al contrario, il centro sportivo ha dimostrato di aver adottato tutte le misure di sicurezza necessarie, come pavimentazione antiscivolo e segnaletica. La decisione evidenzia come la condotta del danneggiato e la mancanza di prove concrete possano interrompere il nesso di causalità ed escludere la responsabilità del custode.
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Stato di necessità: non giustifica l’occupazione abusiva
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46064/2023, ha stabilito che lo stato di necessità non può giustificare l'occupazione abusiva di un immobile pubblico. Il caso riguardava una donna, madre di due gemelli neonati e in condizioni di indigenza, che aveva occupato un alloggio popolare. La Corte ha chiarito che lo stato di necessità si applica solo a un pericolo attuale e transitorio, non a un bisogno abitativo di natura permanente, il quale deve essere soddisfatto tramite le procedure legali previste.
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Responsabilità del custode: disattenzione e risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento di un cittadino caduto a causa di una pietra sconnessa. La Corte ha stabilito che la condotta della vittima, caratterizzata da un'evidente disattenzione su una strada nota e poco illuminata, integra il 'caso fortuito', escludendo così la responsabilità del custode (il Comune) per i danni subiti.
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Termine convalida trattenimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di convalida del trattenimento di un cittadino straniero, stabilendo che il mancato rispetto del termine di 48 ore per la trasmissione degli atti al giudice da parte dell'autorità di pubblica sicurezza rende la misura inefficace. La sentenza sottolinea come questo termine perentorio sia posto a garanzia della libertà personale, un diritto costituzionalmente protetto.
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Riforma Cartabia: Ricorso Inammissibile sul Patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo un patteggiamento per furto, chiedeva l'applicazione della Riforma Cartabia. La sentenza chiarisce che una legge non ancora in vigore a causa del rinvio della sua efficacia (vacatio legis) non può essere applicata retroattivamente, poiché non si configura una successione di leggi nel tempo. Di conseguenza, i limiti all'impugnazione del patteggiamento restano validi.
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Condotta del danneggiato: quando esclude il risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento di un automobilista per un incidente causato da un tombino aperto. La Suprema Corte ha stabilito che la condotta del danneggiato, ritenuta imprudente, ha interrotto il nesso causale, diventando l'unica causa del sinistro e escludendo così la responsabilità degli enti custodi della strada ai sensi dell'art. 2051 c.c.
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Interesse ad impugnare: quando si può fare appello?
La Corte di Cassazione chiarisce un principio fondamentale del processo civile: la parte completamente vittoriosa in primo grado non ha l'interesse ad impugnare la sentenza, anche se la vittoria è basata su motivi procedurali e non di merito. In un caso riguardante differenze retributive, un'azienda aveva vinto perché il ricorso dei lavoratori era stato dichiarato nullo. Nonostante la vittoria, l'azienda aveva presentato appello. La Cassazione ha dichiarato tale appello inammissibile, sottolineando che l'impugnazione serve a rimediare a una soccombenza, non a ottenere una diversa motivazione per una vittoria già acquisita.
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Nesso causale e buca: la condotta del danneggiato
Un motociclista ha citato in giudizio il Comune per i danni subiti a causa di una caduta provocata da una buca stradale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato stabilito che la condotta imprudente e negligente del motociclista, che non manteneva una distanza di sicurezza adeguata dal veicolo che lo precedeva, ha interrotto il nesso causale tra la presenza della buca e l'incidente, esonerando così l'ente custode da ogni responsabilità.
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Errore giudiziario: risarcimento danni e perizia
Un imprenditore, vittima di un errore giudiziario, aveva ottenuto un risarcimento limitato solo ai giorni di arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la riparazione deve comprendere tutti i danni, patrimoniali e morali, derivanti dall'intero procedimento penale e dalla condanna ingiusta. La Corte ha inoltre chiarito che il giudice ha il dovere di valutare prove economiche complesse, anche disponendo una perizia d'ufficio, e che il danno morale non necessita di prove mediche per essere riconosciuto.
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Saldo intermedio: legittimo l’accertamento in corso
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere la restituzione di somme indebitamente addebitate sul proprio conto corrente. Sebbene il rapporto fosse ancora in corso, il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato il saldo intermedio alla data del 30 aprile 2010, depurandolo delle voci illegittime. La banca ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale accertamento fosse inammissibile e costituisse una pronuncia eccedente le richieste (extrapetizione). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il correntista ha un interesse concreto e attuale a ottenere una sentenza che accerti il saldo intermedio, anche prima della chiusura del conto, al fine di veder ripristinata la propria disponibilità di credito e ottenere l'eliminazione di addebiti futuri illegittimi.
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Indennizzo danni da vaccino: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero della Salute in un caso di indennizzo danni da vaccino. È stato stabilito che il termine di tre anni per presentare la domanda non decorre dalla semplice conoscenza del danno, ma dal momento in cui il danno diventa legalmente riconosciuto come indennizzabile, a seguito di specifici interventi della Corte Costituzionale. Di conseguenza, la richiesta dei genitori è stata considerata tempestiva.
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Domanda di rivendicazione fallimento: la decisione
La Cassazione chiarisce che la domanda di rivendicazione nel fallimento, o la richiesta del controvalore del bene, non può essere accolta se il bene non è mai entrato a far parte dell'attivo fallimentare. Se il creditore ha già intrapreso un'azione legale contro un terzo per recuperare il bene, non può contemporaneamente chiedere il controvalore al fallimento, poiché ciò comporterebbe un'ingiustificata duplicazione di valore. La scelta di agire per la restituzione del bene preclude la via dell'insinuazione al passivo per il suo valore.
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Assegno di cura: limiti del sindacato giurisdizionale
Una cittadina con grave disabilità si è vista negare l'assegno di cura a causa di fondi pubblici insufficienti. Dopo il rigetto da parte del TAR e del Consiglio di Stato, ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il giudice amministrativo avesse invaso la sfera di merito della Pubblica Amministrazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il controllo del giudice amministrativo si era correttamente limitato alla legittimità della decisione, senza sostituirsi alle scelte discrezionali dell'ente pubblico in materia di allocazione di risorse limitate.
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Clausola di deroga alla competenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30681/2023, ha esaminato la validità di una clausola di deroga alla competenza territoriale inserita in un contratto quadro bancario. La controversia nasceva dalla richiesta di due società di dichiarare nulli alcuni contratti con un istituto di credito. La Corte ha stabilito che tale clausola può estendere la sua efficacia anche a rapporti contrattuali precedenti e già conclusi, a condizione che da essi residui una posizione debitoria. Inoltre, ha chiarito che l'asimmetria della clausola, che offre alla banca maggiori opzioni di scelta del foro rispetto al cliente, non ne determina la nullità né costituisce un abuso del diritto, confermando la competenza del foro convenzionale indicato nel contratto.
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Obblighi di protezione: quando la banca è responsabile
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di ingente depauperamento del patrimonio di un'anziana correntista, operato da un suo delegato. La Corte ha confermato la responsabilità della banca per la violazione degli obblighi di protezione, non avendo segnalato alla cliente una serie di operazioni palesemente anomale. L'istituto di credito, pur a conoscenza delle anomalie, non ha informato la correntista, venendo meno al dovere di diligenza dell'"accorto banchiere". Il ricorso della banca è stato rigettato, mentre è stato accolto quello dei professionisti coinvolti per un difetto di motivazione della sentenza d'appello riguardo la natura del loro incarico.
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Rimborso sisma: il diritto prevale sui fondi statali
Un contribuente ottiene un rimborso sisma parziale a causa di fondi statali insufficienti. La Cassazione interviene, stabilendo che il diritto al pagamento integrale è intangibile. La sentenza chiarisce che il giudice dell'ottemperanza non può negare il pagamento, ma deve attivare procedure specifiche, come la nomina di un commissario ad acta, per assicurare l'esecuzione della sentenza e garantire il pieno rimborso sisma al cittadino.
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