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Art. 2 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

Altri anni per Art. 2 Codice di Procedura Penale

Ordine di demolizione: la Cassazione conferma l’abuso edilizio
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un incidente di esecuzione proposto da un Cittadino, che cercava di sospendere o revocare un ordine di demolizione per abusi edilizi. Il Cittadino sosteneva di aver avviato una procedura per ottenere una concessione in sanatoria. Tuttavia, la Corte ha accertato che non esisteva alcuna richiesta di sanatoria pendente. Il Comune aveva già emesso ordini di demolizione, acquisito l'immobile al proprio patrimonio e negato la sanatoria. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del Cittadino al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Abuso edilizio: Condanna confermata, ma le attenuanti vanno riconsiderate
Una Cittadina è stata condannata per **abuso edilizio** (ampliamento non autorizzato di 71,15 mq), ritenendo erroneamente sufficiente una SCIA anziché il Permesso di Costruire. La Cassazione ha confermato la sua colpevolezza e ha respinto la richiesta di sospensione del processo in attesa di un giudizio amministrativo. Tuttavia, ha annullato la sentenza limitatamente alla mancata motivazione sulle circostanze attenuanti generiche, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione della pena. La condanna per l'abuso edilizio resta, ma la pena sarà riconsiderata.
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Ordine di demolizione: quando riguarda l’intero immobile
Un imprenditore ha impugnato un ordine di demolizione per un intero edificio, illegalmente trasformato da albergo in un complesso di appartamenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che una trasformazione così radicale, con aumento di volume e cambio di sagoma, qualifica l'opera come "nuova costruzione" e giustifica la demolizione completa. La Corte ha inoltre chiarito che l'acquisizione automatica dell'immobile da parte del Comune non consegue a un ordine di demolizione giudiziale, ma solo a quello amministrativo.
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Abrogazione reato: reddito di cittadinanza e lex mitior
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'imputata condannata per false dichiarazioni relative al reddito di cittadinanza. La difesa sosteneva l'avvenuta abrogazione del reato, ma la Corte ha chiarito che l'efficacia della norma abrogatrice è stata posticipata dal legislatore al 1° gennaio 2024, derogando al principio della lex mitior e mantenendo in vigore le sanzioni penali per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023.
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Inammissibilità del ricorso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da diversi imputati condannati per traffico di stupefacenti e associazione a delinquere. La sentenza evidenzia come vizi procedurali, quali la tardiva richiesta di continuazione tra reati o l'impugnazione di pene concordate in appello, rendano l'impugnazione non esaminabile nel merito, confermando le condanne.
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Ordine di demolizione: autonomia tra penale e amm.vo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un ordine di demolizione penale per un chiosco abusivo. La ricorrente sosteneva che una precedente sentenza del Consiglio di Stato, che annullava un analogo ordine del Comune, dovesse bloccare anche l'esecuzione penale. La Corte ha ribadito la netta autonomia dell'ordine di demolizione penale, che deriva da un accertamento definitivo di reato e non è influenzato dalle decisioni amministrative, le quali non hanno efficacia di giudicato nel processo penale.
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Particolare tenuità del fatto e condotta postuma
Un proprietario, condannato per aver costruito un immobile in zona sismica senza autorizzazione, ha successivamente sanato la situazione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24326/2024, ha annullato la condanna con rinvio, stabilendo che la condotta postuma di regolarizzazione è un elemento cruciale che il giudice deve valutare ai fini dell'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, in linea con le novità introdotte dalla Riforma Cartabia.
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Competenza cautelare: la Cassazione chiarisce
Un individuo, arrestato per traffico internazionale di stupefacenti, ha impugnato in Cassazione la propria custodia cautelare in carcere. Contestava la competenza cautelare del giudice, sostenendo che spettasse al giudice del luogo di arresto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio secondo cui la competenza per la convalida dell'arresto e quella per l'emissione della misura cautelare sono distinte e autonome. L'eventuale invalidità del primo atto non inficia il secondo. La Corte ha inoltre respinto le censure relative alla mancanza di prove, confermando la valutazione del tribunale del riesame.
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Proventi illeciti: tassabili anche se confiscati?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per dichiarazione infedele a un'imprenditrice che non aveva dichiarato i proventi illeciti derivanti da un reato di peculato. La Corte ha stabilito che i proventi illeciti sono soggetti a tassazione e l'obbligo dichiarativo non viene meno neanche se tali somme vengono confiscate in un periodo d'imposta successivo. È stato inoltre escluso che l'obbligo di dichiarare violi il principio del "nemo tenetur se detegere" (diritto a non autoincriminarsi).
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Delega di funzioni: non esclude la responsabilità
La Corte di Cassazione conferma la condanna per inquinamento ambientale a carico del Presidente e del Direttore Generale di un consorzio, nonostante la gestione degli impianti fosse stata affidata a una società terza. La sentenza chiarisce che la delega di funzioni non elimina il dovere di vigilanza (culpa in vigilando) dei vertici, i quali mantengono una posizione di garanzia e sono responsabili se non intervengono per prevenire il danno, pur essendone a conoscenza.
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