LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1965 Codice Civile — Sezione Quinta Penale

Altri anni per Art. 1965 Codice Civile

Cessione del marchio a se stessi e bancarotta per distrazione
L'amministratore di una società ha trasferito a se stesso il marchio aziendale prima del fallimento senza versare il prezzo concordato. L'imputato ha sostenuto di aver estinto il debito mediante compensazione e tramite una transazione stipulata con la curatela fallimentare dopo il dissesto. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta per distrazione. L'accordo transattivo intervenuto a fallimento già dichiarato non cancella l'illecito né integra la bancarotta riparata. Il distacco del bene senza un effettivo e tempestivo pagamento impoverisce la garanzia dei creditori.
Continua »
Bancarotta fraudolenta: l’azienda non è un bancomat privato
L'Amministratore di fatto di una società fallita è stato condannato per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. L'imputato aveva sottratto due auto aziendali, prelevato oltre novantatremila euro dalle casse sociali per scopi personali (usando la società come un bancomat) e ceduto gratuitamente quarantanove progetti fotovoltaici a un'altra azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministratore. I giudici hanno confermato che il giudice penale non può sindacare la sentenza di fallimento. Inoltre, la mancata giustificazione della destinazione dei beni societari fuoriusciti dal patrimonio costituisce prova della distrazione. L'Amministratore perde definitivamente il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Bancarotta post-fallimentare: la revoca della procura
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta post-fallimentare di un imprenditore. Il caso riguarda la revoca di una procura irrevocabile a vendere un immobile, che era stata concessa ai curatori fallimentari come parte di un accordo transattivo. La Corte ha stabilito che tale revoca costituisce un'autonoma condotta distrattiva, successiva alla dichiarazione di fallimento, e non è coperta dal principio del 'ne bis in idem' rispetto a precedenti condanne per la distrazione iniziale dei fondi usati per acquistare l'immobile. La sentenza chiarisce la distinzione tra le diverse condotte illecite e la corretta applicazione delle norme sul reato continuato.
Continua »
Sequestro penale: valido anche dopo transazione?
La Cassazione ha stabilito che un sequestro penale preventivo su azioni societarie, ritenute frutto di una firma falsa, rimane valido anche se le parti offese hanno siglato una transazione con gli indagati. La Corte ha annullato la decisione del Tribunale del Riesame, sottolineando che l'accordo privato non elimina il pericolo di aggravare le conseguenze del reato, distinguendo tra danno civile e illecito penale.
Continua »