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Art. 1965 Codice Civile — Anno 2026

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Altri anni per Art. 1965 Codice Civile

Cessazione della materia del contendere: accordo e stop alle liti
Una società di capitali ha impugnato un avviso di liquidazione relativo all'imposta di registro dovuta per un decreto di omologa di concordato fallimentare. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante la pendenza del giudizio di legittimità, l'Agenzia delle Entrate e la società hanno raggiunto un accordo conciliativo per definire integralmente la controversia. La Suprema Corte ha dunque dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo l'estinzione del processo e la compensazione delle spese legali. La decisione chiarisce inoltre che, in caso di estinzione per accordo tra le parti, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, data la natura sanzionatoria di tale misura che non permette interpretazioni estensive oltre i casi di rigetto o inammissibilità.
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Cessazione della materia del contendere: accordo e fine lite
Una complessa lite ereditaria riguardante un contratto preliminare di compravendita immobiliare si è conclusa dinanzi alla Corte di Cassazione. Gli eredi della parte venditrice avevano impugnato la sentenza d'appello che disponeva l'esecuzione in forma specifica del contratto a favore dell'acquirente. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale per risolvere definitivamente la questione. I ricorrenti hanno quindi depositato un atto formale di rinuncia al ricorso, accettato dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, determinando l'estinzione del processo. La decisione ha comportato la compensazione integrale delle spese tra le parti e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato, non applicabile in caso di rinuncia.
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Estinzione del giudizio di cassazione: l’accordo tra le parti
Una ex portiera occupava un appartamento condominiale sostenendo fosse l'unico accesso a un vano di sua proprietà. Il Condominio agiva in giudizio per ottenere il rilascio dell'immobile e il risarcimento per l'occupazione senza titolo. Dopo due gradi di giudizio favorevoli al Condominio, l'erede della donna impugnava la decisione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti raggiungevano un accordo transattivo stragiudiziale. L'erede ha quindi presentato rinuncia al ricorso, accettata formalmente dal Condominio. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità degli atti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione ai sensi dell'art. 391 c.p.c., disponendo la compensazione delle spese legali come concordato tra i soggetti coinvolti.
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Liquidazione coatta amministrativa: dal tribunale alla transazione
Il caso riguarda una procedura di liquidazione coatta amministrativa di una succursale italiana di un'impresa di investimento estera. Il commissario liquidatore aveva promosso azioni per dichiarare l'inefficacia di alcuni pagamenti e ottenerne la restituzione. Dopo diversi gradi di giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà delle parti e della necessità di attendere l'autorizzazione dell'Autorità di Vigilanza per formalizzare l'intesa, ha disposto il rinvio della causa. La decisione evidenzia l'importanza della composizione amichevole nelle crisi d'impresa transfrontaliere.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo chiude la lite
La controversia nasce da una compravendita immobiliare tra parenti, dove il venditore lamentava il mancato pagamento del prezzo tramite un assegno privo di fondi, mentre l'acquirente eccepiva l'esistenza di una quietanza a saldo. Dopo sentenze contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la vicenda approda in Cassazione. Prima della decisione, le parti raggiungono un accordo transattivo stragiudiziale. La ricorrente presenta quindi una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio, confermando la compensazione delle spese legali e chiarendo che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura sanzionatoria non estensibile analogicamente.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
Un ente locale ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza riguardante l'accertamento TARES emesso nei confronti di una società agricola. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale, portando l'ente a depositare una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia è un atto che non richiede accettazione per determinare la fine del processo. Inoltre, è stata esclusa l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, poiché la chiusura del caso non è derivata da un rigetto o da un'inammissibilità, ma da una scelta volontaria delle parti.
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Transazione: quando l’abitabilità è obbligatoria
Una società concessionaria autostradale ha citato in giudizio alcuni proprietari immobiliari chiedendo la risoluzione di una Transazione per inadempimento. I proprietari si erano rifiutati di rientrare nei propri appartamenti, temporaneamente lasciati per lavori di pubblica utilità, sostenendo che gli stessi fossero privi di abitabilità e allacci essenziali. La Cassazione ha confermato che l'accordo transattivo non poteva limitarsi alla sola stabilità strutturale, ma doveva garantire il ripristino della funzionalità abitativa minima. Il ricorso della società è stato rigettato poiché il rifiuto dei residenti è stato considerato legittimo a fronte di un immobile non ancora idoneo all'uso.
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Conciliazione stragiudiziale: stop alla lite IVA
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio relativo a un rimborso IVA contestato a una società di viaggi extra-UE. Grazie alla conciliazione stragiudiziale, le parti hanno raggiunto un accordo che ha reso inutile la prosecuzione della causa, portando alla cessazione della materia del contendere e alla compensazione delle spese.
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Cessazione della materia del contendere: la guida
Una primaria società del settore automobilistico ha impugnato il provvedimento che negava l'ammissione di un credito al passivo di un fallimento. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno sottoscritto un accordo transattivo autorizzato dagli organi della procedura. La Suprema Corte ha dunque dichiarato la cessazione della materia del contendere, confermando che in tali casi non è dovuto il raddoppio del contributo unificato e che le spese di lite possono essere compensate come pattuito tra i soggetti coinvolti.
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Errore revocatorio: limiti e rischi del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione proposto da alcune società di factoring contro una precedente ordinanza. Il cuore della disputa riguardava l'interpretazione di una transazione stipulata tra una clinica privata e un'azienda sanitaria. Le ricorrenti sostenevano che l'annullamento successivo di tariffe regionali costituisse un fatto nuovo non coperto dall'accordo, configurando un errore revocatorio nella precedente decisione. La Suprema Corte ha invece chiarito che la contestazione riguardava un errore di giudizio (interpretazione del contratto) e non un errore di fatto (svista percettiva), condannando le parti per abuso dello strumento processuale.
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Cessazione della materia del contendere e transazione
Una società fornitrice e un ente di servizi hanno raggiunto un accordo transattivo durante il giudizio di legittimità, portando alla cessazione della materia del contendere. La controversia originaria riguardava la risoluzione di un contratto di fornitura tipografica e le relative richieste risarcitorie. La Suprema Corte ha stabilito che i difensori, anche senza procura speciale per la rinuncia agli atti, possono legittimamente comunicare l'avvenuta transazione, poiché tale dichiarazione costituisce una mera attestazione di fatti che determinano il venir meno dell'interesse alla decisione giudiziale.
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Contestazione CTU: i limiti del ricorso per Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda agricola relativo alla contestazione CTU circa gli indennizzi per l'espianto di alberi. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito per rivalutare perizie tecniche già vagliate.
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Spese processuali: quando pagarle in caso di nullità.
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un lavoratore che contestava la condanna alle spese processuali di primo grado a seguito della dichiarazione di nullità della sentenza per mancata integrazione del contraddittorio con l'INPS. La Corte ha stabilito che il giudice d'appello non può liquidare automaticamente tali spese se non ha elementi per attribuire l'irregolarità a una specifica parte.
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Contumacia e prova del pagamento: le novità
La Corte di Cassazione ha stabilito che la contumacia non equivale a una confessione dei fatti allegati. Inoltre, ai fini della prova del pagamento, la sola produzione di assegni non è sufficiente senza la dimostrazione dell'effettivo incasso e del nesso con il debito specifico.
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Liquidazione quota sociale: recesso e onere prova
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto degli eredi di un socio defunto alla liquidazione quota sociale dopo il recesso. La sentenza stabilisce che l'onere di provare il valore della quota grava sulla società e che la risoluzione di un precedente accordo transattivo non novativo fa rivivere l'obbligazione originaria di liquidazione monetaria, comprensiva di interessi moratori decorrenti dalla scadenza dei termini legali.
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Accordo transattivo: interpretazione e oneri bonifica
Una società acquirente stipula un accordo transattivo per una riduzione di prezzo a fronte di costi di bonifica di un terreno. Scoperto un inquinamento maggiore, chiede un ulteriore risarcimento, ma la Cassazione respinge la richiesta. La Corte sottolinea che l'accordo transattivo va interpretato in modo unitario e che la condotta successiva dell'acquirente, che ha stipulato il definitivo senza sollevare eccezioni, conferma la volontà di considerare la questione chiusa.
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Prova indispensabile in appello: la Cassazione decide
Una società di servizi informatici si è vista negare il pagamento da una grande azienda di telecomunicazioni, che sosteneva di non essere il corretto destinatario delle prestazioni. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la Corte d'Appello aveva erroneamente ignorato una prova indispensabile, ovvero dei buoni d'ordine emersi solo in secondo grado. La Suprema Corte ha chiarito che tale prova, essendo potenzialmente decisiva per accertare il rapporto contrattuale, doveva essere ammessa e valutata, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Transazione e causa pendente: l’accordo è definitivo
In una controversia per danni da rumore, le parti avevano raggiunto un accordo transattivo durante il giudizio d'appello. Successivamente, la Corte d'Appello ha ridotto l'importo del risarcimento originale. La Cassazione ha stabilito che la transazione e causa pendente ha un effetto 'tombale', ovvero chiude definitivamente la lite, rendendo irrilevante la successiva sentenza e precludendo la richiesta di restituzione di somme pagate in base all'accordo.
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Sindacato di legittimità e interpretazione dei contratti
Una società di trasporti ricorre in Cassazione sostenendo un'errata interpretazione di un accordo transattivo con un Ente Regionale. La Corte rigetta il ricorso, ribadendo che l'interpretazione contrattuale è un giudizio di merito, non censurabile in sede di legittimità se la motivazione non è viziata. Il caso evidenzia i limiti del sindacato di legittimità.
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Legittimazione processuale: autorizzazione ratificabile
Un professionista ha agito contro un Comune per il pagamento di compensi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi fondamentali sulla legittimazione processuale degli enti pubblici. In particolare, ha chiarito che la mancanza di un'autorizzazione iniziale a stare in giudizio è un vizio sanabile tramite ratifica successiva, poiché attiene all'efficacia e non alla validità dell'atto. La Corte ha inoltre precisato che, in caso di inadempimento di una transazione, il creditore deve comunque fornire la prova del 'quantum' del credito originario.
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