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Art. 187 Codice della Strada — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 187 Codice della Strada

Avviso al difensore: è obbligatorio per l’alcoltest?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza e rifiuto di sottoporsi all'alcoltest. La Corte ha ribadito che, in caso di rifiuto del test, non sussiste l'obbligo di dare avviso al difensore, poiché la sua presenza è funzionale a garantire la correttezza di un atto irripetibile, non a convincere il conducente a sottoporsi all'esame. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Rifiuto test stupefacenti: Cassazione e prescrizione
Un automobilista condannato per rifiuto di sottoporsi al test per gli stupefacenti (art. 187 c. 8 CdS) ha presentato ricorso in Cassazione, che è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che in caso di rifiuto test stupefacenti non è necessario l'avviso al difensore. Inoltre, ha confermato che per i reati del 2019 si applica la sospensione della prescrizione prevista dalla Legge Orlando, impedendo l'estinzione del reato.
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Guida sotto stupefacenti: test e stato di alterazione
Un automobilista è stato condannato per guida sotto stupefacenti. Nel suo ricorso in Cassazione, ha contestato la validità del test tossicologico, ritenendolo al di sotto della soglia di positività, e la prova del suo stato di alterazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che i parametri dei test di laboratorio ospedalieri sono diversi e più affidabili di quelli dei test rapidi. Inoltre, ha confermato che lo stato di alterazione era stato correttamente accertato sulla base delle osservazioni degli agenti intervenuti (apatia, sbalzi d'umore, riflessi rallentati).
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Disegno criminoso: quando non c’è continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra due reati. La Corte ha stabilito che la sospensione della patente, intervenuta dopo il primo reato, costituisce una rottura del presunto disegno criminoso, impedendo di considerare i due episodi come parte di un unico piano. Di conseguenza, il secondo reato è stato ritenuto frutto di una nuova e autonoma decisione criminale.
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Test ematico e guida sotto stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida sotto l'effetto di stupefacenti. La Suprema Corte ribadisce l'elevata affidabilità del test ematico come prova dello stato di alterazione psico-fisica, a differenza dell'esame delle urine, soprattutto se corroborato da altri elementi come la certificazione medica e la condotta del conducente.
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Rifiuto test droga: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il rifiuto del test droga (art. 187, c. 8, Codice della Strada). La Corte ha confermato che l'ammissione di aver usato stupefacenti non esclude il reato, poiché i test sono necessari per accertare tipo e quantità della sostanza. Inoltre, ha ritenuto legittima la negazione delle pene sostitutive a causa dei precedenti penali dell'imputato.
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Sospensione prescrizione: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante un reato stradale, incentrato sulla questione della sospensione prescrizione. Citando una recente sentenza delle Sezioni Unite, la Corte ha confermato che le norme sulla sospensione introdotte nel 2017 si applicano ai reati commessi fino al 31 dicembre 2019, respingendo così la tesi dell'appellante secondo cui il reato era estinto per decorrenza dei termini.
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Guida sotto stupefacenti: ricorso inammissibile
Un automobilista condannato per guida sotto stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di aver assunto le sostanze solo dopo essersi fermato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicando la tesi difensiva una mera riproposizione di argomenti già respinti, inverosimile e priva di prove. La sentenza ribadisce che, di fronte a chiari indizi di alterazione, spetta all'imputato l'onere di provare che il consumo sia avvenuto dopo la guida.
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Sanzioni sostitutive: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la mancata richiesta tempestiva delle sanzioni sostitutive in appello. La Corte sottolinea che, anche se la richiesta fosse stata tempestiva, i precedenti penali dell'imputato ne avrebbero comunque giustificato il diniego, dimostrando la sua immeritevolezza del beneficio.
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Rifiuto test stupefacenti: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di rifiuto test stupefacenti. L'imputato, che aveva ingoiato un involucro alla vista della polizia, si era rifiutato di sottoporsi agli accertamenti. La Corte ha ritenuto legittima la richiesta degli agenti basata su un fondato sospetto, confermando la condanna e la sanzione accessoria della sospensione della patente.
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Rifiuto alcol test: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per essersi opposto ai controlli su alcol e droga dopo un incidente. L'imputato sosteneva che il suo diniego fosse limitato ai soli esami in ospedale, ma per i giudici il suo è stato un **rifiuto alcol test** assoluto e ingiustificato, confermando così la condanna penale.
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Rifiuto test stupefacenti: quando è reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida senza patente e per il reato di rifiuto test stupefacenti. La Corte ha stabilito che la richiesta degli agenti di effettuare un accertamento in ospedale era legittima, poiché basata su una chiara sintomatologia di alterazione psicofisica, rendendo il conseguente rifiuto un illecito penale.
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Guida stato di ebbrezza: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza a seguito di un sinistro. L'imputato contestava di essere stato il conducente, ma la Corte ha ritenuto tale obiezione una censura di merito non valutabile in sede di legittimità. La decisione si fonda su prove concrete raccolte dai giudici di merito, come l'assenza di altri soggetti sul luogo dell'incidente, l'intestazione del veicolo al ricorrente e la sua sottoscrizione del verbale di contestazione.
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