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Art. 171-ter Codice di Procedura Civile

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Opposizione a decreto ingiuntivo: quando è rigettata
Una società ha presentato opposizione a decreto ingiuntivo per un debito derivante da contratti pubblicitari, sostenendo che il debito fosse solo parziale e che una clausola fosse vessatoria. Il Tribunale di Torino ha rigettato l'opposizione, confermando l'ingiunzione di pagamento. La decisione si è basata sulla mancata prova delle eccezioni da parte della società opponente e sulla constatazione che la normativa a tutela del consumatore non si applica nei rapporti tra imprese. È stata inoltre respinta la richiesta di risarcimento per lite temeraria.
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Giurisdizione giudice tributario: la guida completa
Un contribuente ha impugnato una cartella esattoriale sostenendo la prescrizione di un debito IRPEF e IVA. Il Tribunale Ordinario ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione, affermando che la competenza spetta alla Corte di Giustizia Tributaria. La sentenza chiarisce che ogni contestazione sulla definitività di un credito tributario, inclusa l'eccezione di prescrizione, rientra nella giurisdizione del giudice tributario, escludendo quella del giudice ordinario.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: guida al caso
Una società si oppone a un decreto ingiuntivo per fatture insolute, contestando la competenza territoriale e la validità delle prove. Durante la causa, la società salda il debito. Il Tribunale di Milano respinge l'opposizione a decreto ingiuntivo, confermando la legittimità del credito e condannando l'opponente al pagamento delle spese legali. La sentenza chiarisce che il pagamento, sebbene porti alla revoca del decreto, costituisce un'acquisizione definitiva della somma da parte del creditore quando l'opposizione è infondata.
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Opposizione decreto ingiuntivo: revoca e condanna
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo per un finanziamento. Durante la causa, un fondo di garanzia ha pagato gran parte del debito. Il Tribunale ha revocato il decreto ingiuntivo originale, in quanto l'importo non era più corretto, ma ha condannato la società a pagare la somma residua. L'analisi sull'opposizione a decreto ingiuntivo evidenzia che la riduzione del debito per intervento di un terzo non esonera dal pagamento delle spese legali se le eccezioni principali vengono respinte.
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Scientia decoctionis: prova e revocatoria fallimentare
Il Tribunale di Brescia ha accolto un'azione revocatoria fallimentare, dichiarando inefficace un pagamento di 10.000 euro effettuato da una società pochi giorni prima della sua dichiarazione di fallimento. La decisione si fonda sulla prova della scientia decoctionis del creditore, ovvero la sua consapevolezza dello stato di insolvenza del debitore. Tale consapevolezza è stata desunta da una serie di indizi, tra cui il grave ritardo nel pagamento, la necessità di azioni legali per recuperare il credito e l'accettazione di una somma a saldo e stralcio notevolmente inferiore al debito originario.
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Inammissibilità appello: quando è abuso del diritto
Una società edile ha citato in giudizio un vicino per i danni causati da un incendio. Il tribunale di primo grado ha respinto la richiesta per mancanza di prove sulla proprietà dei beni distrutti. La società ha presentato ricorso, ma la Corte d'Appello ha dichiarato l'inammissibilità appello, evidenziando l'introduzione di fatti nuovi e non provati. L'appellante è stato inoltre condannato per responsabilità processuale aggravata per aver abusato dello strumento giudiziario.
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Mancata iscrizione Albo 106 TUB: è valido il recupero?
Due garanti si sono opposti a un decreto ingiuntivo da 850.000 euro, sostenendo la carenza di legittimazione del servicer per la sua mancata iscrizione all'albo ex art. 106 TUB. Il Tribunale di Torino ha respinto l'opposizione, stabilendo che la mancata iscrizione albo 106 TUB costituisce una violazione di norme amministrative che non incide sulla validità civilistica dell'azione di recupero crediti. La sentenza ha inoltre confermato la validità della prova della cessione del credito e della garanzia prestata.
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Regolarità contributiva appalto: quando è legittimo?
Analisi di una sentenza sulla regolarità contributiva in un contratto di appalto. Il Tribunale ha revocato un decreto ingiuntivo, ritenendo legittima la sospensione dei pagamenti da parte del committente a fronte della mancata prova, da parte dell'appaltatore, del corretto versamento dei contributi previdenziali e fiscali, come previsto dal contratto.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: l’onere della prova
Il Tribunale di Venezia ha rigettato una opposizione a decreto ingiuntivo presentata da un'impresa edile contro una società di noleggio autogru. L'opposizione, basata su un presunto guasto di un mezzo, è stata respinta per la genericità delle contestazioni e, soprattutto, per la totale assenza di prove. La sentenza sottolinea come l'opponente, a seguito della Riforma Cartabia, sia decaduto dalla possibilità di formulare istanze istruttorie per non aver rispettato i nuovi termini processuali, confermando così il pagamento richiesto.
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Azione diretta sanità: inammissibile se pre-decreto
Una recente sentenza del Tribunale di Roma dichiara inammissibile l'azione diretta sanità promossa da un paziente contro l'assicurazione di una struttura sanitaria. La causa, intentata prima dell'entrata in vigore del decreto attuativo della Legge Gelli-Bianco (16 marzo 2024), è stata respinta poiché il diritto stesso non era ancora sorto al momento della notifica dell'atto di citazione, senza possibilità di sanatoria retroattiva.
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Prestito tra coniugi: i messaggi WhatsApp valgono?
Un marito si opponeva a un decreto ingiuntivo per la restituzione di 20.000 euro alla moglie, sostenendo che si trattasse di un contributo per i bisogni familiari. Il Tribunale di Roma ha respinto l'opposizione, confermando che si trattava di un prestito tra coniugi. La decisione si è basata principalmente su messaggi WhatsApp in cui l'uomo ammetteva la natura del prestito e prometteva la restituzione, dimostrando il valore probatorio delle comunicazioni digitali.
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Interessi moratori appalti: la data del contratto è clou
Una società appaltatrice ha richiesto il pagamento di interessi moratori a una Pubblica Amministrazione, basandosi su una normativa successiva alla stipula dei contratti. Il Tribunale ha respinto la richiesta, revocando il decreto ingiuntivo ottenuto dall'impresa. La decisione chiarisce che le disposizioni più favorevoli in materia di interessi moratori per appalti, introdotte dal D.Lgs. 192/2012, si applicano esclusivamente ai contratti conclusi dopo il 1° gennaio 2013, e che la successiva legge di interpretazione autentica non ne modifica la decorrenza.
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