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Art. 1709 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 1709 Codice Civile

Compenso dell’amministratore: niente soldi senza lavoro reale
Un'amministratrice ha richiesto il pagamento delle proprie spettanze per la carica ricoperta in una società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il compenso dell'amministratore, se non predeterminato dallo statuto o dall'assemblea, non spetta automaticamente per la sola titolarità della carica. È infatti necessario che l'amministratore dimostri l'effettivo svolgimento dell'attività gestoria, fornendo prove sulla qualità e quantità del lavoro svolto. Nel caso specifico, l'amministratrice stessa aveva ammesso di non aver mai gestito concretamente l'azienda, lasciando i compiti ad altri soci. Di conseguenza, mancando la prova dell'attività svolta, il giudice non ha potuto liquidare alcuna somma, neppure in via equitativa. L'amministratrice perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Patto sul compenso non scritto: la Cassazione lo ritiene valido
Una cliente ha chiesto la restituzione di oltre 277.000 euro di commissioni a una società fiduciaria, sostenendo la nullità del patto sul compenso perché non stipulato per iscritto. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che, per questo tipo di mandato fiduciario non soggetto alle rigide regole della finanza, l'accordo sul corrispettivo è valido anche se non scritto. La sua esistenza è stata provata dai comportamenti concludenti delle parti (per *facta concludentia*). La Corte ha ritenuto inoltre che il compenso fosse adeguato alla prestazione. La cliente ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Compenso professionale: come si calcola se l’incarico cessa?
Un professionista, membro di una commissione ministeriale, ha citato in giudizio l'Amministrazione per il pagamento del suo compenso a seguito della cessazione anticipata dell'incarico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il compenso professionale è dovuto solo per l'attività effettivamente svolta. La liquidazione deve essere proporzionale, utilizzando come parametro i decreti ministeriali esistenti, inquadrando il caso nell'ipotesi di recesso del committente dal contratto d'opera intellettuale. È stata respinta la richiesta di applicare una legge entrata in vigore dopo la fine del rapporto.
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Compenso consulente tecnico di parte: la Cassazione decide
Una professionista, nominata consulente tecnico dal curatore di un fallimento, ha contestato la liquidazione del suo compenso. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sua attività, avendo natura difensiva, deve essere retribuita secondo le tariffe professionali e non quelle previste per gli ausiliari del giudice. Il compenso del consulente tecnico di parte deve essere calcolato sul valore della pratica e non sull'importo recuperato tramite transazione. La Corte ha cassato il decreto e rinviato la causa al Tribunale per un nuovo esame.
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Compenso liquidatore: onere della prova e limiti
La richiesta di compenso di un liquidatore contro il fallimento della società è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che il professionista non aveva fornito prove sufficienti dell'attività gestionale svolta, specialmente dopo l'omologazione di un concordato preventivo. La sentenza ribadisce che il diritto al compenso liquidatore è subordinato alla dimostrazione concreta del lavoro eseguito.
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Prova compenso amministratore: non basta la nomina
Una società creditrice, che aveva acquistato il diritto al compenso di un ex amministratore di un'azienda fallita, si è vista rigettare la richiesta di insinuazione al passivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che per ottenere il compenso non è sufficiente provare la nomina alla carica di amministratore. È indispensabile fornire la prova specifica e concreta dell'attività effettivamente svolta, onere che nel caso di specie non è stato assolto. La genericità delle prove testimoniali proposte è stata una delle ragioni principali del rigetto del ricorso.
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Negotiorum gestio: obblighi del gestore d’affari
Una società privata ha continuato a gestire un servizio idrico comunale dopo la scadenza del contratto. La Corte di Cassazione ha confermato che questa situazione configura una 'negotiorum gestio' (gestione di affari altrui). Di conseguenza, la società è tenuta a presentare un rendiconto completo e a restituire tutti i canoni riscossi, senza avere diritto a un compenso per la gestione, che si presume gratuita. La Corte ha anche riaffermato la proprietà della rete idrica in capo alla società in base al contratto originale.
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Estinzione anticipata: diritto al rimborso dei costi
Una consumatrice ha estinto anticipatamente un finanziamento, chiedendo il rimborso dei costi di intermediazione non goduti. La società finanziaria si è opposta, sostenendo che tali costi fossero iniziali e non rimborsabili. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto della consumatrice a una riduzione proporzionale del costo totale del credito. Con questa decisione, la Corte ha stabilito che il principio di tutela del consumatore, derivante anche dal diritto europeo, garantisce il rimborso in caso di estinzione anticipata, anche per i contratti stipulati prima della riforma del 2010 e in assenza di una specifica delibera attuativa del CICR.
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Contratto IRS: quando è nullo secondo la Cassazione
Una società manifatturiera ha citato in giudizio un istituto di credito per la nullità di un contratto IRS. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: un contratto IRS è nullo se l'investitore non viene messo in condizione di conoscere preventivamente gli elementi essenziali per valutare il rischio (alea), come i criteri di calcolo del Mark to Market, gli scenari probabilistici e i costi impliciti. La mancata trasparenza su questi punti determina sia una nullità strutturale del contratto per indeterminatezza dell'oggetto, sia una violazione degli obblighi informativi della banca. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Compenso avvocato concordato: come si calcola?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un avvocato riguardo al suo compenso professionale per un concordato preventivo non concluso. La Corte ha stabilito che la riduzione del compenso operata dal tribunale di merito, basata sull'interpretazione del mandato come comprensivo dell'intera procedura, costituisce un apprezzamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità. Per le attività accessorie non specificate nel contratto, il compenso va liquidato secondo i parametri ministeriali.
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Estinzione anticipata finanziamento: costi rimborsabili
La Corte di Cassazione conferma il diritto del consumatore al rimborso dei costi in caso di estinzione anticipata del finanziamento, anche per contratti antecedenti al 2010. L'ordinanza chiarisce che l'intermediario finanziario che ha materialmente incassato le somme è il soggetto tenuto alla restituzione, agendo come diretto percettore, a prescindere dal suo ruolo di mandatario. Viene inoltre stabilito che le clausole contrattuali che escludono tale rimborso sono da considerarsi nulle.
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