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Art. 1668 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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Altri anni per Art. 1668 Codice Civile

Vizi occulti immobile: da quando decorre la garanzia?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia per vizi occulti immobile, come l'inadeguato isolamento acustico, decorre dal momento della scoperta effettiva del difetto e non dalla consegna dell'immobile. Annullata la decisione d'appello che aveva dichiarato prescritta l'azione degli acquirenti contro la società costruttrice, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Onere della prova appalto: chi paga i vizi dell’opera?
Una ditta di costruzioni ha citato in giudizio un committente per il saldo di lavori di ristrutturazione. Gli eredi del committente si sono opposti, lamentando vizi dell'opera e costi non dovuti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della ditta, confermando che l'onere della prova appalto per ogni voce di costo spetta all'impresa e che il committente può legittimamente rifiutare il pagamento per vizi sollevando una semplice eccezione, senza necessità di una domanda riconvenzionale.
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Decadenza garanzia appalto senza collaudo: la Cassazione
Un committente contesta vizi a un impianto di riscaldamento, ma la sua richiesta di risarcimento viene respinta per tardività. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla decadenza garanzia appalto: in assenza di accettazione e collaudo formale dell'opera, i termini per la denuncia dei vizi (decadenza) e per l'azione legale (prescrizione) non iniziano a decorrere. La semplice consegna materiale del bene non è sufficiente a far scattare le scadenze a carico del committente.
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Vizi costruttivi: accettazione e garanzia del venditore
Un acquirente cita in giudizio la società costruttrice per gravi vizi costruttivi in un immobile di nuova costruzione, come infiltrazioni d'acqua. La Corte d'Appello aveva ridotto il risarcimento, ritenendo che l'acquirente avesse accettato le 'scelte progettuali' che hanno causato i problemi. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la conoscenza del progetto da parte dell'acquirente non costituisce accettazione dei vizi costruttivi che compromettono la funzionalità del bene. Il costruttore è sempre responsabile per i difetti derivanti da una progettazione errata, a meno di un'accettazione esplicita successiva alla realizzazione dell'opera.
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Prova del credito: fattura non basta nel giudizio
Un fornitore ottiene un decreto ingiuntivo per il saldo di lavori su un impianto. Il committente si oppone, sostenendo di aver già pagato più di quanto pattuito in un preventivo. La Cassazione conferma le decisioni di merito, rigettando il ricorso del fornitore e chiarendo che la sola fattura non costituisce adeguata prova del credito nel giudizio di opposizione. Spetta al creditore dimostrare con ogni mezzo l'esistenza e l'ammontare della sua pretesa, senza poter fare affidamento sulla CTU per colmare le proprie lacune probatorie.
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Modifica domanda giudiziale: da riduzione a risoluzione
In una controversia su un contratto d'appalto per la fornitura di scafi, una società committente ha inizialmente chiesto la riduzione del prezzo per vizi dell'opera. Successivamente, ha tentato di modificare la sua richiesta in risoluzione del contratto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che la modifica domanda giudiziale in questo senso è ammissibile. La Corte ha chiarito che non si tratta di una domanda nuova, ma di una modifica della domanda originaria basata sulla stessa causa (l'inadempimento del fornitore), consentendo così una maggiore flessibilità processuale.
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Clausola penale: quando si applica nel contratto?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'applicazione di una clausola penale per il ritardo nella consegna di lavori edili, anche se il committente non ha sollevato contestazioni durante l'esecuzione del contratto. L'ordinanza chiarisce che il diritto a esigere la penale può essere esercitato per la prima volta in sede giudiziale. Viene inoltre spiegata la differenza tra compensazione propria e impropria, specificando che quest'ultima, derivando da un unico rapporto contrattuale, si risolve in un mero accertamento contabile del dare e avere tra le parti.
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Clausola Risolutiva Espressa: Quando è inefficace?
Una proprietaria immobiliare si è opposta a un'ingiunzione di pagamento di un'impresa edile, sostenendo la risoluzione del contratto per inadempimento basata su una clausola risolutiva espressa e presunti vizi dell'opera. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che una clausola contrattuale generica, che fa riferimento a un vasto complesso di norme senza specificare obbligazioni precise, è una mera 'clausola di stile' e quindi inefficace ai fini della risoluzione automatica del contratto. La Corte ha inoltre chiarito l'inammissibilità dei ricorsi contro decisioni fondate su più ragioni autonome, qualora non vengano tutte validamente contestate.
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Qualificazione giuridica: il potere correttivo del giudice
La Corte di Cassazione ha confermato che il giudice ha il potere-dovere di effettuare la corretta qualificazione giuridica della domanda. In un caso di appalto, anche se un condominio aveva richiesto un risarcimento per vizi gravi (ex art. 1669 c.c.), il giudice ha legittimamente riqualificato la domanda applicando la norma per vizi generici (ex art. 1667 c.c.), senza incorrere nel vizio di ultrapetizione. La decisione si basa sulla prevalenza dei fatti allegati e del bene richiesto rispetto all'inquadramento normativo proposto dalla parte.
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