LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1668 Codice Civile — Anno 2022

Pagina 2 di 2

Altri anni per Art. 1668 Codice Civile

Garanzia per vizi nell’appalto: denuncia tardiva costa caro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Committente contro l'Appaltatore, confermando la tardività della denuncia dei difetti dell'immobile. Il Committente lamentava vizi costruttivi evidenti, ma ha contestato i difetti oltre il termine di sessanta giorni dalla consegna dell'opera. La Suprema Corte ha chiarito che, se l'opera è ultimata, si applica la speciale garanzia per vizi nell'appalto (art. 1667 c.c.) e non la disciplina generale sull'inadempimento contrattuale. Poiché i difetti erano palesi e facilmente riconoscibili fin dal completamento dei lavori, la denuncia tardiva ha fatto perdere al Committente il diritto al risarcimento dei danni, obbligandolo al pagamento del saldo del prezzo residuo all'Appaltatore.
Continua »
Gravi difetti di costruzione: quando pavimenti e balconi non bastano
I Proprietari hanno chiesto il risarcimento dei danni all'Impresa Appaltatrice per difetti riscontrati nei pavimenti e nei balconi degli immobili. La Corte d'Appello ha annullato la decisione degli arbitri, ritenendo che tali problemi non costituissero gravi difetti di costruzione ai sensi dell'articolo 1669 del codice civile, ma semplici vizi dell'opera soggetti a una prescrizione molto più breve, ormai decorso il tempo utile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che spetta solo al giudice di merito valutare se i difetti riscontrati compromettano l'immobile nella sua globalità. Di conseguenza, i Proprietari hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali, poiché i danni ai pavimenti e ai balconi non sono stati considerati gravi difetti di costruzione.
Continua »
Vizi di costruzione: la prescrizione cancella anche gli sconti
Un acquirente ha citato in giudizio il venditore-costruttore per gravi infiltrazioni d'acqua nella propria abitazione, chiedendo l'eliminazione dei vizi di costruzione o la riduzione del prezzo. I giudici di merito hanno rigettato la domanda principale perché prescritta, ritenendo che anche la richiesta subordinata di riduzione del prezzo fosse travolta dalla prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Gli Ermellini hanno chiarito che la domanda di riduzione del prezzo è implicitamente contenuta in quella di eliminazione dei difetti. Di conseguenza, se l'azione principale per vizi di costruzione si prescrive per decorso dei termini di legge, decade automaticamente anche la possibilità di ottenere la riduzione del prezzo, senza che si configuri un'omessa pronuncia da parte del giudice.
Continua »
Garanzia per i vizi dell’opera: non risponde l’appaltatore
Un Comune chiede il risarcimento dei danni a un consorzio di cooperative per difetti in un immobile ristrutturato, lamentando altezze dei locali inferiori ai limiti di legge. L'altezza ridotta deriva però dallo spessore delle tubature installate da un'altra ditta, scelta direttamente dal Comune. La Corte di Cassazione respinge il ricorso del Comune, confermando che la garanzia per i vizi dell'opera non è dovuta. L'appaltatore non è responsabile se il difetto dipende da terzi e se lo scostamento di pochi centimetri non compromette l'abitabilità né il valore dell'immobile, ampiamente compensato da ottimi rapporti di luce e aria. Vince l'appaltatore, mentre il Comune perde e deve pagare le spese legali.
Continua »
Responsabilità dell’appaltatore: esonero se il terreno frana
Il Committente rifiuta di pagare il saldo dei lavori all'Appaltatore, lamentando gravi vizi dell'edificio dovuti a un movimento franoso. L'Appaltatore e il Progettista si difendono dimostrando di aver fatto affidamento sulla dettagliata indagine geologica fornita dallo stesso Committente. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Committente, confermando che la responsabilità dell'appaltatore è esclusa se il committente fornisce un esame geologico approfondito svolto da un professionista e se ulteriori indagini richiederebbero strumenti straordinari. Il Committente viene quindi condannato a pagare i lavori eseguiti e a rimborsare le spese legali di tutte le parti, comprese quelle del Direttore dei Lavori chiamato in causa.
Continua »
Errore materiale o di giudizio? La Cassazione sull’IVA esclusa
Un'impresa appaltatrice ha richiesto il pagamento del saldo per dei lavori eseguiti. Il committente ha eccepito vizi nell'opera, ottenendo una riduzione del prezzo e il risarcimento del danno per il mancato godimento dell'immobile. Il giudice di primo grado ha omesso l'IVA nel calcolo del credito dell'impresa. La Corte d'Appello ha qualificato tale omissione come un semplice errore materiale, correggendolo direttamente. La Cassazione ha invece stabilito che la mancata considerazione dell'IVA non costituisce un errore materiale, bensì un errore di giudizio sulla determinazione del credito. Di conseguenza, tale vizio non poteva essere sanato con la procedura semplificata di correzione, ma richiedeva una vera decisione di merito in appello. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare le spese.
Continua »
Isolamento acustico: l’hotel non è un’unica stanza per la legge
La Committente affida all'Impresa Appaltatrice la ristrutturazione di un complesso immobiliare da destinare a residenza turistico-alberghiera. Successivamente, la Committente contesta la presenza di gravi vizi, tra cui il mancato isolamento acustico delle singole unità abitative. La Corte d'Appello esclude l'applicabilità dei limiti di rumore previsti dal D.P.C.M. 5 dicembre 1997, ritenendo la struttura un'unica unità alberghiera. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: le residenze turistico-alberghiere, pur avendo gestione unitaria, sono composte da distinti ambienti abitativi destinati alla permanenza di persone diverse. Di conseguenza, l'isolamento acustico deve rispettare i requisiti di legge sia per le pareti verticali sia per i solai. La Cassazione accoglie il ricorso della Committente e rinvia la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
Continua »
Responsabilità contrattuale dell’appaltatore: tempi lunghi
Un'azienda agricola (Il Committente) ha stipulato un contratto di appalto con un'impresa (L'Appaltatore) per installare un impianto fotovoltaico. L'accordo prevedeva anche l'obbligo per l'impresa di presentare la domanda per gli incentivi statali (GSE). L'impianto è stato realizzato, ma l'impresa non ha inviato la domanda, facendo perdere i contributi al cliente. Il Committente ha chiesto il risarcimento dei danni. La Cassazione ha confermato la responsabilità contrattuale dell'appaltatore. Trattandosi di un obbligo accessorio e non di un vizio dell'opera, non si applicano i brevi termini di decadenza e prescrizione previsti per i difetti di costruzione, ma la normale prescrizione decennale. L'Appaltatore è stato condannato a risarcire i danni e a pagare le spese legali.
Continua »
Riduzione del prezzo nell’appalto: negata se l’opera è a metà
Un committente ha pagato interamente un'impresa per lavori edili mai ultimati e affetti da difetti. Il committente ha richiesto in giudizio la risoluzione del contratto e, in via subordinata, la riduzione del prezzo nell'appalto per i vizi riscontrati. L'impresa si è difesa sostenendo che l'interruzione dei lavori era giustificata da una variante al progetto richiesta dallo stesso committente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del committente, stabilendo che la speciale tutela della riduzione del prezzo nell'appalto prevista dall'articolo 1668 del Codice Civile si applica esclusivamente quando l'opera è stata interamente completata. Se i lavori sono incompiuti, il committente non può invocare questa specifica garanzia, ma deve agire secondo le regole ordinarie della risoluzione contrattuale per inadempimento. Di conseguenza, il committente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
Continua »
Contratto di appalto: quando l’opera è conforme ma non basta
Il Circolo Sportivo ha citato in giudizio L'Impresa Appaltatrice chiedendo la risoluzione del contratto di appalto e il risarcimento dei danni per il cattivo drenaggio di quattro campi da tennis ristrutturati. L'Impresa Appaltatrice ha risposto con una domanda riconvenzionale per ottenere il pagamento dei lavori eseguiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Circolo Sportivo, confermando che l'appaltatore risponde dei vizi dell'opera solo per le prestazioni specificamente pattuite nel contratto. Nel caso di specie, il preventivo accettato prevedeva esclusivamente interventi sul manto superficiale e non sul sottofondo drenante. Di conseguenza, L'Impresa Appaltatrice vince la causa, ha diritto al pagamento del corrispettivo pattuito e il Circolo Sportivo deve pagare le spese legali.
Continua »
Opposizione a decreto ingiuntivo: ammesso il terzo danneggiato
Un'impresa appaltatrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro la titolare di una pasticceria per lavori di palificazione. La titolare ha proposto opposizione a decreto ingiuntivo chiedendo la risoluzione del contratto e i danni. Nello stesso atto, la società proprietaria dell'immobile ha chiesto il risarcimento dei danni causati dai lavori alla struttura. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la domanda della società proprietaria, ritenendo che l'opposizione potesse essere proposta solo dal debitore ingiunto. La Cassazione ha invece accolto il ricorso sul punto, stabilendo che un terzo può inserire la propria domanda risarcitoria connessa direttamente nell'atto di opposizione, realizzando un cumulo di cause. Rigettata invece la richiesta di risoluzione del contratto della pasticceria, non essendo i vizi così gravi da rendere l'opera del tutto inutilizzabile.
Continua »