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Art. 1667 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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Altri anni per Art. 1667 Codice Civile

Ricorso in Cassazione inammissibile: limiti del riesame
Una società ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione dopo che un tribunale ha parzialmente respinto la sua richiesta di risarcimento danni in una procedura fallimentare, relativa a vizi immobiliari e costi di urbanizzazione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso in Cassazione inammissibile, stabilendo che il ricorso cercava impropriamente di ottenere un riesame dei fatti e della valutazione delle prove, un compito che esula dalla giurisdizione della Corte di Cassazione.
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Onere della prova: Cassazione chiarisce le regole
Un ente previdenziale ha richiesto un risarcimento danni a una società appaltatrice per gravi inadempimenti contrattuali nella gestione di un patrimonio immobiliare. Il Tribunale aveva rigettato la domanda, invertendo l'onere della prova a carico dell'ente. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha cassato la decisione, ribadendo il principio fondamentale secondo cui, in caso di inadempimento, spetta al debitore (l'appaltatore) dimostrare di aver adempiuto correttamente alla propria prestazione, mentre al creditore basta allegare l'inadempimento. La sentenza sottolinea come una motivazione che ignori le critiche alla perizia tecnica sia solo apparente e quindi nulla.
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Responsabilità appaltatore: doveri e conseguenze
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che attribuiva la responsabilità a un'impresa appaltatrice per non aver segnalato i difetti del progetto del committente. Il caso riguardava la costruzione di una scuola, dove si sono verificati danni per infiltrazioni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'impresa, ribadendo che la responsabilità dell'appaltatore non si limita alla mera esecuzione dei lavori, ma include un dovere di controllo e segnalazione delle carenze progettuali. I motivi del ricorso sono stati in gran parte dichiarati inammissibili perché miravano a una rivalutazione dei fatti.
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Impugnazione penali contrattuali: limiti in Cassazione
Un'impresa fornitrice di prodotti alimentari a scuole ha contestato le penali applicate da un ente pubblico per presunte non conformità. La società ha impugnato la decisione, mettendo in discussione l'interpretazione del contratto e le modalità di verifica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso principale inammissibile, ribadendo che non può rivalutare i fatti né l'interpretazione contrattuale del giudice di merito. La decisione chiarisce i rigidi limiti dell'impugnazione penali contrattuali in sede di legittimità.
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Termine impugnazione fallimento: lungo o breve?
Un Comune ha impugnato l'esclusione dal passivo fallimentare di una società costruttrice. L'opposizione è stata presentata entro il termine "breve" di 30 giorni dalla notifica, ma dopo la scadenza del termine "lungo" semestrale dalla pubblicazione del decreto. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine impugnazione fallimento è regolato dalla scadenza che si verifica per prima. Di conseguenza, l'opposizione è stata dichiarata tardiva e inammissibile, poiché il termine "lungo" era già spirato.
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Onere della prova: il giudice non può negare le prove
Una società immobiliare si opponeva all'esclusione di un ingente credito per danni dal passivo fallimentare di un'impresa di costruzioni. Il Tribunale rigettava l'opposizione per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, accogliendo il motivo di ricorso relativo alla mancata ammissione delle prove (testimonianze, CTU) richieste dalla società. Il principio affermato è che il giudice non può, senza contraddirsi, rigettare una domanda per difetto di onere della prova e contemporaneamente negare alla parte l'ammissione dei mezzi istruttori volti proprio a fornire tale prova.
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