LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1655 Codice Civile — Anno 2023

Pagina 2 di 3

Altri anni per Art. 1655 Codice Civile

Responsabilità solidale negli appalti: l’INPS perde la causa
L'Ente Previdenziale ha contestato l'uso di buoni lavoro (voucher) tra una Società di Ristorazione e una Società Fieristica, richiedendo il pagamento dei contributi previdenziali. La Corte d'Appello ha escluso la responsabilità solidale negli appalti della Società Fieristica, qualificando il rapporto non come appalto, ma come locazione di spazi e concessione di attività. L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la presenza di un appalto atipico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità, poiché l'ente non ha riprodotto il testo del contratto né ha confutato adeguatamente la decisione d'appello. Di conseguenza, l'Ente Previdenziale perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
Continua »
Responsabilità solidale negli appalti: catalogo salvo
L'Ente Previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali non versati a un'Azienda Acquirente, ritenendola responsabile in solido per i debiti del proprio fornitore di divani. L'Ente invocava la responsabilità solidale negli appalti prevista dalla legge Biagi. Tuttavia, i giudici hanno accertato che l'Azienda Acquirente si limitava ad acquistare divani da catalogo, senza alcuna ingerenza nella produzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente, stabilendo che il rapporto contrattuale non era un appalto, bensì una vendita di cosa futura. Di conseguenza, non si applica la responsabilità solidale negli appalti, escludendo qualsiasi obbligo contributivo in capo all'acquirente. Vince l'Azienda Acquirente.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sull’appalto
Un ente pubblico affida a un'impresa lavori di manutenzione edilizia. A causa di ripetute sospensioni dei lavori dovute a varianti in corso d'opera e controlli amministrativi, l'impresa chiede il risarcimento dei danni. Il Tribunale e la Corte d'Appello condannano l'ente pubblico al pagamento di oltre 700.000 euro. L'ente propone ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, le parti raggiungono un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, l'ente presenta formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo, ponendo fine alla controversia senza una decisione sul merito.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: scontro sui lavori eseguiti
Gli Eredi del Costruttore hanno chiesto la risoluzione del contratto di appalto per inadempimento del Committente, il quale si era impossessato dell'immobile senza trasferire i terreni promessi come pagamento. Il Committente ha lamentato vizi nell'opera. La Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento dovuto agli Eredi del Costruttore, escludendo dal calcolo un marciapiede esterno realizzato da un'altra ditta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli Eredi, confermando la decisione d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e che, per il principio di non dispersione della prova, i documenti depositati restano acquisiti al processo. Di conseguenza, la risoluzione del contratto di appalto è stata confermata con la riduzione del risarcimento.
Continua »
Responsabilità solidale negli appalti: esclusa nel trasporto
L'ente previdenziale ha richiesto a un'azienda committente il pagamento dei contributi non versati da una cooperativa di trasporti per i propri dipendenti. L'azienda ha contestato la pretesa, sostenendo che il rapporto non fosse un appalto ma un semplice contratto di trasporto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che la responsabilità solidale negli appalti prevista dall'art. 29 del d.lgs. 276/2003 non si applica al mero contratto di trasporto. Quest'ultimo, infatti, non comporta quella dissociazione tra titolarità del lavoro e utilizzo della prestazione tipica dell'appalto di servizi. Di conseguenza, l'azienda committente non è tenuta a pagare i contributi previdenziali dei dipendenti del vettore.
Continua »
Contratto misto: piscina difettosa ma la causa è fuori tempo
Un acquirente ha comprato una piscina da catalogo, ma l'installazione ha presentato difetti di allineamento e una copertura troppo piccola. L'acquirente ha chiesto la riduzione del prezzo e il risarcimento dei danni. Il venditore si è difeso eccependo la scadenza dei termini per fare causa. La Cassazione ha stabilito che l'accordo era un contratto misto con prevalenza della vendita, poiché il lavoro di allacciamento era solo accessorio rispetto alla fornitura del bene. Di conseguenza, si applicano i termini brevi della vendita (un anno per fare causa). Il semplice riconoscimento del difetto da parte del venditore esonera il compratore dal denunciarlo subito, ma non blocca il termine di un anno per avviare la causa, a meno che il venditore non si impegni espressamente a ripararlo. L'acquirente ha perso la causa.
Continua »
Interposizione fittizia di manodopera: appalto nullo per Poste
Il Lavoratore ha svolto attività di trasporto per conto de L'Azienda, pur essendo formalmente assunto da un'impresa individuale terza. I giudici di merito hanno accertato che L'Azienda pianificava dettagliatamente i percorsi, forniva le attrezzature e dirigeva quotidianamente l'attività del dipendente, configurando un'ipotesi di interposizione fittizia di manodopera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso de L'Azienda, confermando la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato direttamente con quest'ultima. La Suprema Corte ha inoltre dichiarato nulla la clausola di manleva con cui l'appaltatore si impegnava a tenere indenne il committente, poiché contraria a norme imperative. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Intermediazione illecita di manodopera: serve la subordinazione
Un ingegnere informatico ha impugnato il suo rapporto di lavoro, sostenendo di essere vittima di una doppia catena di intermediazione illecita di manodopera tra diverse società, con l'utilizzatore finale che beneficiava delle sue prestazioni. Il lavoratore chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con l'utilizzatore finale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che, per accertare l'esistenza di una fattispecie di intermediazione illecita di manodopera, è indispensabile dimostrare prima la natura subordinata del rapporto di lavoro. Poiché nel caso specifico è stato accertato che il lavoratore operava in regime di autonomia, non è possibile configurare l'illecito contestato, rendendo legittimi i contratti commerciali stipulati tra le società coinvolte.
Continua »
Subappalto non autorizzato: lavori extra ma niente pagamento
Una società subappaltatrice esegue lavori extra rispetto a quelli previsti, eccedendo l'importo per cui era stata autorizzata dalla stazione appaltante. L'azienda chiede il pagamento per queste opere supplementari, sostenendo la nullità del subappalto non autorizzato per la parte eccedente. La Corte di Cassazione, tuttavia, non entra nel merito della questione. Dichiara il ricorso inammissibile perché la subappaltatrice ha chiesto alla Corte di rivalutare le prove (in particolare le testimonianze), un'attività che non le compete. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è quello di un terzo grado di giudizio sui fatti. Di conseguenza, la richiesta della subappaltatrice viene respinta.
Continua »
Interposizione fittizia: Fisco vince per motivazione assente
L'Agenzia delle Entrate contesta a un'azienda l'uso di contratti di appalto simulati per nascondere una interposizione fittizia di manodopera. La società vince inizialmente la causa, ma la Corte di Cassazione annulla la sentenza favorevole. Il motivo non riguarda il merito della questione, ma un grave vizio procedurale: la 'motivazione apparente'. I giudici precedenti si erano limitati a richiamare una vecchia decisione senza spiegare perché fosse applicabile al caso specifico. La Corte ha quindi accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che una motivazione del genere equivale a una motivazione inesistente. Il processo dovrà essere rifatto.
Continua »
Appalto bloccato: senza permessi c’è risoluzione per inadempimento reciproco
Un contratto di appalto per lavori edili viene interrotto. Il Committente accusa l'Appaltatore di aver abbandonato il cantiere, ma l'Appaltatore sostiene che il Committente non ha fornito i permessi necessari per le varianti richieste, in particolare per una recinzione in zona con vincolo paesaggistico. I giudici dichiarano la risoluzione per inadempimento reciproco: la colpa è di entrambi. Il Committente non ha ottenuto le autorizzazioni necessarie, rendendo impossibile la prosecuzione dei lavori, e l'Appaltatore ha interrotto l'opera. Di conseguenza, il contratto è sciolto e il Committente deve pagare all'Appaltatore solo le opere già realizzate. La lite si è poi conclusa con la rinuncia al ricorso in Cassazione.
Continua »
Riserve nell’appalto: Costruttore chiede extra, Giudici negano
Un'impresa costruttrice, impegnata nella realizzazione di gallerie per una linea ferroviaria ad alta velocità, ha citato in giudizio la società committente per ottenere il pagamento di somme extra. Le richieste erano basate su diverse **riserve nell'appalto**, relative a un anomalo andamento dei lavori, mancate contabilizzazioni e ritardi. La Corte d'Appello ha respinto tutte le domande, ritenendole infondate, non provate o presentate in modo non conforme alle regole contrattuali. L'impresa ha quindi fatto ricorso alla Corte di Cassazione. Con questa ordinanza, la Cassazione non ha ancora deciso nel merito, ma ha rinviato la causa a una successiva udienza pubblica a causa del fallimento della società ricorrente.
Continua »
Contratto Risolto: Colpa dell’Impresa o Progetto Impossibile?
Un'impresa costruttrice non riesce a completare la demolizione di una banchina portuale a causa di ostacoli tecnici imprevisti e non indicati nel progetto. La Stazione Appaltante risolve il contratto per inadempimento. La Corte di Cassazione interviene, stabilendo un principio fondamentale sulla risoluzione del contratto per inadempimento reciproco: il giudice non può attribuire la colpa a una sola parte senza prima effettuare una 'valutazione comparativa' dei comportamenti di entrambi. La Corte ha ritenuto che il giudice precedente avesse sbagliato a non considerare l'impossibilità oggettiva di eseguire i lavori come previsto, un fattore che limitava la responsabilità dell'impresa. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Deduzione IRAP cuneo fiscale: vince l’azienda, non è concessione
Un'azienda di trasporto pubblico locale ha richiesto il rimborso di maggiore IRAP versata, ritenendo di avere diritto alla deduzione IRAP cuneo fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che l'azienda operasse in regime di 'concessione' e 'a tariffa', condizioni che escludono il beneficio. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda. Ha stabilito che il rapporto con gli enti locali era un contratto di appalto di servizi e non una concessione. Poiché per negare la deduzione devono essere presenti entrambe le condizioni (concessione e tariffa), la mancanza della prima rende irrilevante la seconda. L'azienda ha quindi pieno diritto all'agevolazione fiscale e al relativo rimborso.
Continua »
Responsabilità Direttore Lavori: Condannato per Casa Pericolosa
Una committente fa causa all'impresa e al direttore dei lavori per una ristrutturazione con gravi vizi strutturali che la rendono pericolosa. I tribunali le danno ragione, risolvono il contratto e condannano in solido impresa e professionista al risarcimento. La Cassazione conferma la decisione, stabilendo un chiaro principio sulla responsabilità direttore lavori: la sua vigilanza, anche se periodica, deve essere efficace. L'appello del direttore viene respinto per un vizio di forma, rendendo la condanna definitiva. La committente vince e ottiene il risarcimento per i danni subiti.
Continua »
Responsabilità solidale: INPS vince, la decadenza non si applica
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità solidale del committente per i contributi non versati dall'appaltatore. Un'Azienda Committente si era opposta alla richiesta di pagamento dell'Ente Previdenziale, sostenendo che il diritto fosse estinto per il decorso del termine di decadenza di due anni dalla fine dell'appalto. La Suprema Corte ha stabilito un principio fondamentale: il termine di decadenza biennale si applica solo alle azioni dei lavoratori per le loro retribuzioni. L'azione dell'Ente Previdenziale per il recupero dei contributi, invece, è soggetta solo al più lungo termine di prescrizione. Di conseguenza, la richiesta dell'Ente è stata ritenuta valida.
Continua »
Vizio di ultrapetizione: condannato a pagare il doppio del chiesto
Un'impresa edile chiede in giudizio il pagamento di circa 42.000 euro per lavori eseguiti. Il Tribunale, basandosi su una perizia tecnica, condanna il committente a pagare quasi il doppio, ovvero 80.000 euro. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un importante principio: il giudice non può mai condannare a pagare una somma superiore a quella esplicitamente richiesta dalla parte che ha iniziato la causa. Farlo costituisce un grave errore procedurale, noto come vizio di ultrapetizione, che rende la sentenza invalida. Il caso è stato quindi rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione che rispetti i limiti della domanda originale.
Continua »
Appalto: il dovere di cooperazione del committente vince sul recesso
Una società appaltatrice segnala a un Comune la pericolosità dell'impianto di illuminazione pubblica che doveva manutenere. Il Comune, invece di intervenire per metterlo in sicurezza, non fa nulla e poi risolve il contratto accusando la società di inadempimento. La Cassazione dà ragione all'impresa, affermando che il cliente non può accusare l'appaltatore se prima non ha rispettato il proprio dovere di cooperazione del committente. L'inerzia del Comune ha reso impossibile il lavoro, quindi la risoluzione del contratto era illegittima. La mancata collaborazione del cliente blocca il suo diritto di lamentare l'inadempimento altrui.
Continua »
Ospedale non paga i lavori: il nodo dell’ingiustificato arricchimento
Un'impresa edile esegue lavori per un'Azienda Ospedaliera senza un contratto scritto. Non ricevendo il pagamento, agisce in giudizio chiedendo il corrispettivo e, in subordine, un indennizzo per ingiustificato arricchimento. La Corte d'Appello respinge entrambe le domande, negando l'esistenza di un contratto e la prova dell'arricchimento dell'ente pubblico. L'impresa ricorre in Cassazione, lamentando un errore procedurale: i giudici d'appello avrebbero deciso sulla domanda di ingiustificato arricchimento senza che questa fosse stata specificamente riproposta. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, sospende la decisione per acquisire il fascicolo processuale e verificare la correttezza procedurale della sentenza impugnata. La questione resta aperta.
Continua »
Interpretazione contratto appalto: il Condominio non paga per tutti
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione che condannava un intero Condominio a pagare per lavori di ristrutturazione eseguiti anche su proprietà private dei singoli condomini. Il caso ruota attorno alla corretta interpretazione del contratto di appalto, che conteneva una clausola molto chiara: per i lavori privati, l'Impresa Edile doveva agire direttamente contro il singolo proprietario inadempiente, escludendo la responsabilità solidale del Condominio. La Corte ha ribadito il principio 'in claris non fit interpretatio', affermando che una clausola contrattuale chiara non può essere ignorata o reinterpretata. Ha inoltre stabilito che l'amministratore non aveva il potere di firmare una transazione senza una specifica autorizzazione dell'assemblea. Di conseguenza, il Condominio non deve pagare per i debiti dei singoli.
Continua »