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Art. 159 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Altri anni per Art. 159 Codice Penale

Prescrizione del reato: la sospensione blocca il ricorso
Un imputato condannato in appello ha proposto ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo la prescrizione del reato commesso nell'ottobre 2016. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I primi motivi richiedevano una rivalutazione dei fatti, non consentita ai giudici di legittimità. Inoltre, la prescrizione del reato non si è verificata: il calcolo dei termini doveva considerare ben 736 giorni complessivi di sospensione maturati durante il procedimento, posticipando la scadenza al mese di ottobre 2026. L'imputato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione di sigilli: scala abusiva e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione inflitta al proprietario di un immobile abusivo per il reato di violazione di sigilli. L'uomo, nominato custode giudiziario dell'edificio già sottoposto a sequestro penale e destinatario di una precedente ingiunzione di demolizione, aveva continuato i lavori edili costruendo una scala esterna in ferro su due rampe. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dell'imputato, giudicandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che chi prosegue gli interventi nonostante il sequestro e l'ordine di demolizione non può ottenere l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. Inoltre, la Corte ha accertato che il reato non era affatto prescritto, applicando le regole vigenti al momento della violazione.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per errore di calcolo
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna emessa dalla Corte d'appello a causa dell'errato computo dei termini temporali. I giudici di secondo grado avevano rideterminato la pena escludendo la recidiva, ma avevano sbagliato il calcolo del calendario: avevano fissato la data limite al 26 novembre 2025 anziché al 10 novembre 2025, giorno in cui scadevano effettivamente i sette anni e sei mesi comprensivi dei trecentootto giorni di sospensione. La sentenza d'appello è stata pronunciata quando il termine massimo era già spirato da oltre due settimane. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'imputato e ha dichiarato l'estinzione dell'illecito per intervenuta prescrizione del reato, cancellando integralmente la condanna.
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Desistenza volontaria esclusa se la vittima blocca il furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un imputato colpevole di tentato furto in abitazione. L'uomo si era introdotto nel cortile di una casa privata, ma il proprietario lo aveva bloccato tempestivamente allertando le forze dell'ordine. La difesa sosteneva la sussistenza della desistenza volontaria e l'estinzione del reato per prescrizione. I giudici hanno respinto ogni richiesta. L'interruzione dell'azione non è dipesa da una scelta spontanea, bensì dalla reazione della vittima che ha materialmente impedito la fuga e il furto. Inoltre, per i fatti commessi nel 2018 opera la sospensione della prescrizione introdotta dalla Legge Orlando, che ha allungato i tempi di estinzione del reato. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di acqua potabile: condanna penale confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un cittadino accusato di furto di acqua potabile dalla rete idrica. La difesa contestava l'assenza di querela da parte della società erogatrice, chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto ed eccepiva l'avvenuta prescrizione. I giudici hanno chiarito che l'allaccio abusivo alla rete idrica colpisce un bene destinato a pubblico servizio, rendendo il reato procedibile d'ufficio anche dopo la riforma Cartabia. Inoltre, la presenza di precedenti penali per reati contro il patrimonio impedisce il beneficio della particolare tenuità. Infine, per i fatti commessi nel 2018 opera la sospensione della prescrizione prevista dalla legge Orlando, prolungando il termine massimo di punibilità fino al 2027.
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Omesso versamento ritenute previdenziali: condanna e prescrizione
L'Amministratore di una società ometteva di versare le quote previdenziali trattenute ai propri dipendenti per oltre sessantamila euro complessivi tra il 2015 e il 2017. I giudici di merito condannavano l'imprenditore per il reato continuato di omesso versamento ritenute previdenziali. L'imputato proponeva ricorso per cassazione lamentando l'irregolare sostituzione di un testimone in primo grado e l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza di appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il consenso del difensore sanava la sostituzione del testimone. Inoltre, il termine di prescrizione decorre solo dal sedici gennaio dell'anno successivo all'ultima omissione e comprende le sospensioni di legge. L'imprenditore perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: il ricorso fallisce e costa caro
L'Imputato contesta la condanna d'appello per violazione delle misure di prevenzione, sostenendo che fosse già maturata la prescrizione del reato prima della sentenza. Inoltre, il difensore chiede il rinvio per adesione allo sciopero degli avvocati. La Corte di Cassazione respinge le contestazioni e dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che, nei giudizi scritti di legittimità senza discussione orale, l'astensione dell'avvocato non blocca il procedimento. Inoltre, per i fatti commessi tra agosto 2017 e fine 2019, la legge impone una sospensione automatica di un anno e sei mesi tra il primo grado e la sentenza d'appello. Di conseguenza, il tempo per estinguere l'illecito sale a nove anni e il termine non è affatto scaduto. L'Imputato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: il ricorso fallisce e costa caro
La Corte d'Appello confermava la condanna nei confronti di un venditore accusato di commercio di prodotti con marchi contraffatti per fatti avvenuti nel marzo 2018. L'imputato presentava ricorso per Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato prima della pronuncia di primo grado. I giudici supremi hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile. La Corte ha chiarito che agli illeciti commessi tra l'agosto 2017 e il dicembre 2019 si applica la sospensione del decorso temporale introdotta dalla riforma penale dell'epoca. Tale disciplina non ha subito abrogazioni retroattive dalle normative successive. L'estinzione dell'illecito maturerà soltanto nel 2028, rendendo palesemente infondate le contestazioni del venditore. Il ricorrente deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: condanna valida ed errore sul conteggio
La Corte d'appello confermava la condanna nei confronti di un imputato per porto ingiustificato di armi od oggetti atti ad offendere, commesso nell'ottobre 2019. L'interessato proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'omessa dichiarazione di prescrizione del reato prima della pronuncia di secondo grado. I giudici di legittimità hanno respinto la tesi difensiva, ricordando l'operatività della cosiddetta riforma Orlando per i fatti commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019. Tale normativa introduceva una sospensione massima di un anno e sei mesi tra la sentenza di primo grado e la definizione dell'appello. Considerando gli atti interruttivi e il periodo di sospensione, il termine non era ancora decorso alla data del verdetto d'appello. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto e prescrizione del reato: la Cassazione nega l’estinzione
L'Imputato, condannato per furto commesso nel 2018, presenta ricorso in Cassazione invocando l'avvenuta prescrizione del reato. La difesa sostiene che la riforma del 2022 impedisca il prolungamento dei termini. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La legge in vigore al momento del furto prevedeva infatti la sospensione del decorso temporale tra i diversi gradi di giudizio per un massimo di un anno e sei mesi. Le modifiche legislative successive non hanno efficacia retroattiva favorevole su questo punto. Di conseguenza, il termine finale slitta dal 2026 al 2027. L'Imputato perde la causa, mantiene la condanna penale e subisce il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Furto con strappo: il ricorso nega ma la refurtiva lo inchioda
La vicenda riguarda la condanna di un imputato per il reato di furto con strappo commesso sfilando un cellulare dalle mani della vittima. L'imputato è stato fermato poco dopo con lo smartphone e ha persino indicato dove aveva gettato la scheda telefonica. Nonostante la prova schiacciante, l'autore del fatto ha proposto ricorso per cassazione contestando l'identificazione visiva da parte della vittima e l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il primo motivo mirava a riesaminare le prove già chiarite, mentre il secondo introduceva una questione mai sollevata in appello. I giudici hanno confermato la condanna e sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata per sei semirimorchi
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per l'appropriazione indebita di sei semirimorchi. La difesa ha invocato tre motivi: l'avvenuta prescrizione del reato, la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto e la concessione della sospensione condizionale della pena. I giudici supremi hanno respinto ogni contestazione. Il calcolo della prescrizione ha tenuto conto della sospensione dei termini processuali, rendendo il reato ancora perseguibile. L'ingente valore economico dei sei veicoli industriali ha impedito l'applicazione della particolare tenuità del fatto, evidenziando un danno patrimoniale rilevante. Infine, la mancata allegazione del casellario giudiziale ha reso inammissibile la richiesta sulla sospensione condizionale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato L'Imputato alle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: feriti e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un conducente responsabile di guida in stato di ebbrezza aggravata da un incidente stradale con feriti. L'automobilista procedeva a forte velocità con un tasso alcolemico elevato e ha causato lesioni ai passeggeri di un altro veicolo. La difesa ha sostenuto l'avvenuta prescrizione del reato e ha richiesto l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. Gli Ermellini hanno respinto entrambe le tesi. Il calcolo della prescrizione include le sospensioni normative previste dalla legge Orlando, impedendo l'estinzione del reato. Inoltre, l'elevato tasso alcolemico, la velocità e le lesioni provocate dimostrano una condotta grave che esclude ogni tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'imputato alle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
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Sospensione della prescrizione: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato contro la condanna per concorso nell'importazione di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva l'avvenuta estinzione del reato per decorso del tempo, contestando la validità dello stop processuale per irreperibilità. I giudici hanno invece confermato la piena legittimità della sospensione della prescrizione scattata a causa dell'assenza dell'accusato in primo grado. Inoltre, l'arresto dell'interessato per un'altra vicenda non incide sul congelamento dei termini processuali già avvenuto. La Suprema Corte ha pure escluso la possibilità di rivalutare le intercettazioni telefoniche che dimostrano il ruolo di supporto del condannato nell'illecito traffico.
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Pacco con droga e prescrizione del reato: ricorso inammissibile
L'Imputato, condannato per il possesso di un pacco contenente sostanza stupefacente risalente a settembre 2017, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto l'intervenuta prescrizione del reato durante il processo d'appello e ha contestato la consapevolezza del contenuto del plico. La Suprema Corte ha giudicato infondate e inammissibili le doglianze. I giudici hanno chiarito che ai fatti del 2017 si applica la sospensione di diciotto mesi prevista dalla riforma del 2017, scongiurando l'estinzione del procedimento penale. Le censure sulla colpevolezza richiedevano una nuova valutazione dei fatti, vietata in sede di legittimità. La Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, confermando la condanna e infliggendo tremila euro di sanzione.
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Patrocinio a spese dello Stato: l’ISEE non salva dalla condanna
Un cittadino ha richiesto l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato indicando un reddito familiare di soli 1.061,73 euro, derivato dalla certificazione ISEE. I controlli della Guardia di Finanza hanno accertato redditi da lavoro superiori a 14.000 euro e l'omessa indicazione della titolarità di un immobile. I giudici di merito hanno condannato l'imputato a otto mesi di reclusione per falsa dichiarazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. La Suprema Corte ha stabilito che i parametri ISEE non hanno alcun valore per l'assistenza giudiziaria gratuita, poiché il richiedente deve dichiarare ogni tipo di reddito percepito e tutti i beni immobiliari.
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Condanna annullata: la prescrizione del reato scatta nei termini
Un automobilista subisce un processo per guida in stato di ebbrezza commessa nell'ottobre 2019. Il tribunale emette la sentenza di primo grado nel dicembre 2024, concedendosi novanta giorni per depositare le motivazioni. Durante la pendenza di questo termine, matura il termine massimo di cinque anni per il reato, maggiorato di cinquantasei giorni di sospensione processuale. Ciononostante, la Corte di Appello conferma la condanna. L'imputato presenta ricorso per cassazione, eccependo l'estinzione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte accoglie il ricorso: la prescrizione del reato è maturata il 9 dicembre 2024, prima dell'operatività di ulteriori sospensioni previste dalla legge Orlando. I giudici annullano la condanna senza rinvio.
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Prescrizione del reato: condanna valida con sospensione
L'Imputata contesta la condanna emessa in secondo grado per reati legati agli stupefacenti, commessi nell'aprile 2018. Il difensore chiede l'annullamento della decisione sostenendo la già avvenuta prescrizione del reato prima della pronuncia d'appello. La Corte di Cassazione respinge la tesi difensiva ed evidenzia la corretta applicazione delle norme vigenti al momento del fatto. La legge applicabile prevede la sospensione del decorso temporale per un massimo di un anno e sei mesi tra il primo e il secondo grado di giudizio. Sommando tale pausa al limite massimo ordinario di sette anni e sei mesi, il tempo utile per estinguere l'illecito risultava ancora pendente alla data della sentenza d'appello. I giudici dichiarano inammissibile il ricorso e condannano la ricorrente alle spese processuali e a tremila euro verso la Cassa delle ammende.
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Prescrizione del Reato: Condanna Annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna perché il reato contestato era estinto per prescrizione. Il caso riguardava una persona accusata di un fatto commesso dopo il 31 luglio 2012. La Suprema Corte ha riconosciuto che il tempo massimo per perseguire il reato era scaduto, portando all'estinzione del reato per prescrizione e alla conseguente assoluzione dell'imputato. Questo principio sottolinea l'importanza dei termini legali nel diritto penale.
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Violenza privata: istantaneità del reato e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due imputati per il reato di violenza privata, respingendo integralmente i loro ricorsi. I giudici hanno chiarito che questo delitto si consuma all'istante, non appena la vittima subisce la costrizione della propria libertà di scelta e azione. Risulta irrilevante che le conseguenze dannose durino nel tempo o che la persona offesa possa poi cancellarle. Inoltre, la Corte ha respinto l'eccezione di prescrizione: la sospensione dei termini processuali ha impedito l'estinzione del reato prima della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, l'inammissibilità dell'impugnazione ha reso definitiva la condanna e ha comportato il pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione economica.
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