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Art. 1419 Codice Civile

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Fideiussione omnibus nulla: l’onere della prova
Un fideiussore ha impugnato una sentenza sostenendo la nullità della propria garanzia, in quanto ricalcava uno schema ABI dichiarato anticoncorrenziale dalla Banca d'Italia nel 2005. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, stabilendo che per una fideiussione stipulata nel 2011, la sola esistenza del provvedimento del 2005 non è sufficiente a provare la nullità. Incombe sul garante l'onere di dimostrare la persistenza di un'intesa illecita al momento della firma. La Corte ha quindi confermato la piena validità della fideiussione omnibus e la condanna al pagamento.
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Fideiussione ABI: la decadenza del creditore
Un'importante sentenza del Tribunale di Verona analizza gli effetti della nullità delle clausole in una fideiussione ABI. La corte ha stabilito che la nullità della clausola di deroga all'art. 1957 c.c. comporta la decadenza del diritto della banca di agire contro i garanti, qualora non abbia promosso azioni contro il debitore principale entro sei mesi. Di conseguenza, il decreto ingiuntivo verso i garanti è stato revocato, mentre il debito della società principale è stato ricalcolato e ridotto a seguito di una perizia contabile.
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Saldo zero e onere della prova: la decisione chiave
La Corte di Appello di Firenze si pronuncia su un complesso caso di diritto bancario, stabilendo principi cruciali in materia di saldo zero e onere della prova. La sentenza analizza la situazione di un correntista che, opponendosi a un decreto ingiuntivo e lamentando la mancanza di estratti conto iniziali, chiedeva la restituzione di somme tramite domanda riconvenzionale. La Corte ha confermato che il principio del 'saldo zero' non si applica alla domanda del correntista, in quanto su di esso grava l'onere della prova del proprio credito. La decisione ha inoltre chiarito i limiti dell'azione di regresso del co-garante che ha pagato parte del debito, rideterminando la somma dovuta dagli altri fideiussori.
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Onere della prova affidamento: la decisione in appello
Un correntista ha citato in giudizio una banca per addebiti ritenuti illegittimi, come anatocismo e commissione di massimo scoperto. In primo grado, la domanda è stata respinta per prescrizione, non avendo il cliente prodotto il contratto di fido. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'onere della prova dell'affidamento può essere soddisfatto tramite gli estratti conto, che nel caso di specie ne dimostravano l'esistenza e l'ammontare. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato nulla la clausola sulla commissione di massimo scoperto e illegittimo l'anatocismo per un determinato periodo, ordinando una nuova valutazione tecnica per ricalcolare le somme dovute.
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Transazione novativa: come annulla un contratto
Una società di leasing e un'impresa utilizzatrice, dopo la risoluzione di un contratto, stipulano una transazione novativa per la bonifica e vendita di un immobile. L'utilizzatrice cita in giudizio la società di leasing per inadempimento dell'accordo. Il Tribunale, riconoscendo l'effetto estintivo della transazione sul contratto originario, respinge tutte le doglianze relative al leasing. Basandosi su una perizia tecnica (CTU), il giudice calcola i costi che la società poteva legittimamente trattenere dal ricavato della vendita, condannandola a versare all'utilizzatrice la somma residua di € 881.927,85.
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Fideiussione omnibus: la nullità parziale non salva
Il Tribunale di Torino si è pronunciato su un'opposizione a decreto ingiuntivo basata sulla presunta nullità di una fideiussione omnibus. La sentenza chiarisce la distinzione temporale per l'applicazione della nullità parziale legata allo schema ABI: la prova dell'intesa anticoncorrenziale è presunta solo per i contratti antecedenti al provvedimento della Banca d'Italia del 2005. Per quelli successivi, l'onere della prova ricade sul garante. Inoltre, il Tribunale ha stabilito che la clausola 'a semplice richiesta' è sufficiente a impedire la decadenza del creditore ai sensi dell'art. 1957 c.c. Di conseguenza, pur revocando il decreto ingiuntivo originario a causa di pagamenti parziali avvenuti in corso di causa, ha condannato i garanti al pagamento del debito residuo.
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Fideiussione omnibus: la prova dell’intesa antitrust
Un istituto di credito ha appellato una sentenza che aveva annullato una fideiussione omnibus del 1994 per una clausola anticoncorrenziale. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, stabilendo che per le garanzie antecedenti all'indagine della Banca d'Italia del 2002-2005, spetta al garante l'onere di provare l'esistenza di un'intesa illecita. In assenza di tale prova, la fideiussione è stata ritenuta valida e il garante condannato al pagamento.
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Canone unico patrimoniale: stop ai canoni elevati
Una società di telecomunicazioni ha contestato avvisi di accertamento di un Comune per canoni di occupazione di suolo pubblico. Il Tribunale ha accolto l'opposizione, annullando gli atti. La decisione si fonda sull'applicazione del canone unico patrimoniale, che fissa un tetto massimo di 800 euro annui per ogni impianto. La sentenza chiarisce che tale limite legale si sostituisce automaticamente alle clausole contrattuali più onerose, anche per i contratti stipulati prima della sua entrata in vigore, a partire dalla sua efficacia.
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Giudicato e fideiussione: l’azione di nullità è preclusa
Il Tribunale di Milano ha dichiarato inammissibile la domanda di alcuni fideiussori volta a far dichiarare la nullità di un contratto di garanzia. La decisione si fonda sul principio del giudicato, poiché una precedente sentenza, non appellata, aveva già confermato un decreto ingiuntivo basato sulla stessa fideiussione. Il Tribunale ha chiarito che il giudicato copre non solo le questioni effettivamente sollevate nel primo processo (il dedotto), ma anche tutte quelle che si sarebbero potute sollevare (il deducibile), inclusa la presunta nullità del contratto.
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Franchising non esclusivo e obblighi del franchisor
Un affiliato (franchisee) ha contestato un decreto ingiuntivo per canoni non pagati, accusando il franchisor di non essere intervenuto contro la concorrenza sleale di un altro affiliato. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, stabilendo che in un contratto di franchising non esclusivo, il franchisor non ha alcun obbligo contrattuale di proteggere un affiliato dalla concorrenza degli altri, a meno che non sia esplicitamente previsto. La clausola di buona fede non può creare obblighi non pattuiti.
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