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Art. 1372 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 1372 Codice Civile

Indennità di preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di preavviso spetta al lavoratore anche in caso di cambio appalto con immediata riassunzione da parte della nuova impresa. La cessazione del rapporto, dovuta a un fatto riconducibile al datore di lavoro, non costituisce una risoluzione consensuale. La Suprema Corte ha inoltre confermato la natura retributiva dell'indennità, estendendo la responsabilità solidale per il suo pagamento a tutta la filiera dell'appalto, inclusa la società committente.
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Debiti fuori bilancio: quando la PA può impegnarsi?
Un ente di formazione ha citato in giudizio un'amministrazione regionale per ottenere il saldo di un finanziamento basato su un protocollo d'intesa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la Pubblica Amministrazione può assumere impegni di spesa solo nei limiti delle somme disponibili a bilancio. Qualsiasi accordo per importi superiori costituisce una mera intesa di massima, non un'obbligazione esigibile, per evitare la formazione di debiti fuori bilancio.
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Risarcimento del danno per mancata riammissione
Un consorzio è stato condannato a versare il risarcimento del danno a un gruppo di lavoratori per non averli riammessi in servizio dopo che i loro contratti a termine erano stati dichiarati nulli da precedenti sentenze. Il consorzio ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che vi fosse un accordo tacito di risoluzione del rapporto e che il calcolo dei danni fosse errato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il diritto dei lavoratori al risarcimento. La Corte ha stabilito che la prova di un mutuo consenso alla risoluzione non era stata fornita e ha dichiarato inammissibili gli altri motivi per vizi procedurali.
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IRAP avvocati enti pubblici: l’imposta è a carico?
Un ente pubblico previdenziale ha trattenuto illegittimamente una parte dei compensi professionali di un suo avvocato dipendente per coprire l'IRAP. L'avvocato ha contestato la trattenuta. La Corte di Cassazione ha dato ragione al professionista, stabilendo che nel caso di IRAP avvocati enti pubblici, l'onere fiscale ricade esclusivamente sul datore di lavoro. La Corte ha affermato che l'imposta non può essere trasferita sul dipendente, né tramite trattenute dirette né riducendo i fondi destinati ai compensi. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione conforme a questo principio.
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IRAP onorari avvocati: non grava sul dipendente
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico non può trattenere l'importo dell'IRAP dai compensi professionali dei propri avvocati dipendenti. Con questa ordinanza, si afferma che l'IRAP onorari avvocati è un'imposta a carico esclusivo del datore di lavoro e non può essere traslata sui lavoratori, né direttamente né indirettamente, salvo il superamento di specifici tetti di spesa che l'ente ha l'onere di dimostrare. La sentenza della Corte d'Appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Presunzione di subordinazione: i limiti per l’agenzia
Una società del settore moda contesta la qualificazione di un rapporto con una collaboratrice come lavoro dipendente. La Corte di Cassazione chiarisce che, una volta esclusa la natura di un rapporto di agenzia per assenza di rischio d'impresa, è corretta l'applicazione della presunzione di subordinazione. Tuttavia, la Corte cassa la sentenza per l'errata condanna della società al pagamento delle spese legali verso l'ente previdenziale, contro cui aveva vinto.
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Fondo di garanzia TFR: no intervento in cessione
La Corte di Cassazione stabilisce che il Fondo di garanzia TFR non è tenuto a intervenire per il pagamento del Trattamento di Fine Rapporto maturato con l'azienda cedente, qualora un accordo sindacale abbia escluso la solidarietà dell'azienda cessionaria e il rapporto di lavoro sia proseguito con quest'ultima. La decisione si fonda sulla distinzione tra il rapporto di lavoro e quello previdenziale, rendendo l'accordo inopponibile all'ente previdenziale.
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Contratto a progetto: quando si converte in lavoro fisso
La Corte di Cassazione ha confermato che un contratto a progetto, se privo di un progetto specifico e distinguibile dall'ordinaria attività aziendale, si converte automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Nel caso esaminato, un collaboratore addetto alla notifica di atti esattoriali ha ottenuto il riconoscimento del rapporto di lavoro dipendente poiché la sua attività coincideva con l'oggetto sociale dell'azienda, senza un fine o un risultato autonomo. La Corte ha ribadito che la mancanza del requisito formale del progetto specifico attiva una presunzione assoluta di subordinazione, escludendo la possibilità per l'azienda di fornire una prova contraria.
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Fondo di garanzia TFR: No al pagamento se il lavoro prosegue
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di garanzia TFR gestito dall'INPS non è tenuto a intervenire quando, a seguito di una cessione di ramo d'azienda, il rapporto di lavoro dei dipendenti prosegue senza interruzioni con la nuova società. Anche se un accordo sindacale ha esonerato l'acquirente dalla responsabilità per il TFR maturato in precedenza e l'azienda cedente è successivamente fallita, la condizione essenziale per l'accesso al Fondo – la cessazione del rapporto di lavoro – non si è verificata. L'accordo sindacale non è opponibile all'INPS.
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Obbligo di assunzione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che rivendicava il suo diritto all'assunzione basato su un accordo sindacale. La decisione si fonda su vizi procedurali: il ricorrente si è limitato a contrapporre la propria interpretazione dell'accordo a quella del giudice, senza dimostrare una violazione specifica delle norme di ermeneutica contrattuale. Inoltre, il ricorso mancava del requisito di specificità, non avendo trascritto le clausole pertinenti. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di scegliere l'interpretazione migliore, ma di verificare la correttezza legale del ragionamento del giudice di merito. Di conseguenza, l'obbligo di assunzione non è stato riconosciuto.
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Indennità cambio appalto: quando spetta? Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27140/2024, ha stabilito che l'indennità cambio appalto spetta al lavoratore anche se viene immediatamente riassunto dall'azienda subentrante. La Corte ha chiarito che la cessazione del rapporto con il precedente datore di lavoro è un recesso unilaterale e non una risoluzione consensuale. L'indennità ha natura retributiva e non risarcitoria, pertanto è dovuta a prescindere dal fatto che il lavoratore abbia trovato subito una nuova occupazione, confermando la solidarietà tra committente e appaltatore per tali crediti.
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Clausola di ultrattività CCNL: quando si può recedere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26958/2024, ha stabilito che un datore di lavoro non può recedere unilateralmente da un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) che contenga una clausola di ultrattività. Tale clausola estende l'efficacia del contratto fino alla stipulazione di un nuovo accordo, configurando un termine finale certo nell'evento ma non nella data. La Corte ha inoltre chiarito che il recesso dall'associazione datoriale non esonera dall'obbligo di applicare il CCNL in vigore e che la continuata applicazione di un CCNL rinnovato, anche dopo aver manifestato l'intenzione di recedere, costituisce un comportamento concludente che vincola l'azienda al nuovo accordo.
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Clausola di ultrattività CCNL: quando è valido il recesso?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26947/2024, ha stabilito che la clausola di ultrattività in un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) lo trasforma in un contratto a termine, la cui scadenza coincide con la stipula di un nuovo accordo. Di conseguenza, il singolo datore di lavoro non può recedere unilateralmente prima di tale scadenza. Nel caso specifico, un'associazione sanitaria che aveva tentato di applicare un CCNL diverso è stata comunque vincolata al rinnovo del precedente contratto, anche a seguito di un suo comportamento concludente consistito nel continuare ad applicarlo dopo la scadenza.
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Clausola di ultrattività CCNL: quando è vincolante?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che un datore di lavoro non può recedere unilateralmente da un contratto collettivo che contiene una clausola di ultrattività CCNL. Tale clausola estende l'efficacia del contratto fino alla stipula di un nuovo accordo, configurando un termine finale e non una durata indeterminata. La Corte ha inoltre stabilito che il comportamento concludente del datore di lavoro, che continua ad applicare il contratto anche dopo il suo rinnovo, equivale a un'accettazione tacita, rendendolo vincolante.
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Contratti tempo determinato: Cassazione e nullità
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato la nullità di alcuni contratti tempo determinato per mancanza di forma scritta e di causale giustificativa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un consorzio, confermando la conversione dei rapporti in tempo indeterminato, la reintegrazione dei lavoratori e il loro diritto a un'indennità risarcitoria. L'ordinanza chiarisce i limiti del ricorso in Cassazione, ribadendo che non può essere utilizzato per una nuova valutazione dei fatti, e sottolinea l'onere della prova a carico del datore di lavoro per dimostrare l'esistenza di condizioni speciali che giustifichino deroghe alla disciplina generale.
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Inammissibilità ricorso cassazione: ecco gli errori
Un professionista ha fatto ricorso contro una società per il mancato pagamento di compensi. Dopo due sentenze sfavorevoli, si è rivolto alla Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, evidenziando come i motivi presentati fossero generici, non specifici e tentassero di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea l'importanza di formulare correttamente le censure.
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Giudizio di rinvio: limiti del giudice e onere prova
La Corte di Cassazione chiarisce i poteri del giudice nel giudizio di rinvio. In un caso di contratto a termine, la Corte ha stabilito che il giudice di rinvio, incaricato di rivalutare la sussistenza del mutuo consenso alla risoluzione del rapporto, ha agito correttamente considerando nuove circostanze, come la mancata iscrizione della lavoratrice in graduatorie per future assunzioni, per dedurre un suo disinteresse alla prosecuzione del rapporto. L'ordinanza conferma che il giudice del rinvio non è vincolato alla sola analisi dei punti specifici indicati, ma può compiere una nuova e complessiva valutazione dei fatti.
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Impossibilità sopravvenuta: contratto risolto
Un dirigente amministrativo di un'azienda sanitaria ha visto il suo contratto risolto a seguito della soppressione dell'ente per cui lavorava, a causa di una riorganizzazione regionale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione, qualificandola come un caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione, escludendo il diritto al risarcimento del danno.
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Licenziamento disciplinare: contestazione e prove
Un magazziniere, licenziato per presunto furto di farmaci, ha impugnato il provvedimento sostenendo la genericità della contestazione disciplinare. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, chiarendo che la contestazione è valida se permette al lavoratore di difendersi, anche senza dettagli contabili e temporali precisi. La Corte ha inoltre stabilito che il giudice può basare la sua decisione su una pluralità di elementi, incluse le prove atipiche come un verbale di conciliazione sottoscritto da un terzo.
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Qualificazione rapporto di lavoro: no decadenza art.32
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito sulla qualificazione del rapporto di lavoro di una programmista regista da autonomo a subordinato. Con l'ordinanza, la Corte ha stabilito che i termini di decadenza e il regime indennitario previsti dall'art. 32 della L. 183/2010 non si applicano in questi casi, poiché non si tratta di conversione di un contratto a termine nullo, ma di una 'rilettura' complessiva della natura effettiva del rapporto lavorativo, facendo emergere la realtà dei fatti rispetto alla forma contrattuale.
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