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Art. 1369 Codice Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 1369 Codice Civile

Tempo tuta: retribuzione dovuta anche con orario ridotto
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riconosce a un'infermiera il diritto alla retribuzione per il cosiddetto 'tempo tuta'. Viene chiarito che una generica riduzione dell'orario di lavoro, prevista da un accordo aziendale, non può essere considerata una compensazione automatica per il tempo necessario a indossare e togliere la divisa, se non è provato che tale fosse lo scopo specifico dell'accordo. Il ricorso dell'azienda sanitaria è stato dichiarato inammissibile.
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Distanze costruzioni: lo ius superveniens prevale
La Corte di Cassazione chiarisce l'applicazione del principio di ius superveniens in una controversia su distanze tra costruzioni. Una società immobiliare aveva realizzato un edificio che violava le norme edilizie vigenti al momento della costruzione. Tuttavia, una modifica successiva al piano regolatore, più favorevole, ha eliminato tale violazione. La Suprema Corte ha confermato la legittimità dell'applicazione di questa nuova norma, revocando l'ordine di arretramento del fabbricato. La sentenza ha rigettato sia il ricorso principale dei proprietari confinanti che quello incidentale della società costruttrice, compensando le spese legali per soccombenza reciproca.
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Garanzia fideiussoria: quando è accessoria?
Una società energetica, dopo aver rinunciato a un contributo pubblico, ha richiesto lo svincolo della relativa garanzia fideiussoria. L'ente pubblico si è opposto, ma la Corte di Cassazione ha dato ragione alla società. La Suprema Corte ha chiarito che, nonostante la presenza di una clausola di "pagamento a prima richiesta", la garanzia era di natura accessoria all'obbligazione principale (il contributo). Di conseguenza, una volta venuta meno quest'ultima con la rinuncia, anche la garanzia si è automaticamente estinta.
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TAN determinabile: la Cassazione rinvia la decisione
Un'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta il tema del TAN determinabile in un contratto di finanziamento. Un titolare di farmacia aveva contestato un contratto per l'omessa indicazione del TAN, ottenendo ragione in primo grado. La Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione, ritenendo il TAN desumibile dal piano di ammortamento allegato. La Cassazione, riconoscendo la particolare rilevanza della questione, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Appalti settori speciali: obblighi di progettazione
La Cassazione chiarisce la disciplina degli appalti settori speciali, confermando che l'appaltatore può essere contrattualmente obbligato a redigere una parte della progettazione esecutiva. Nel caso di specie, la mancata elaborazione del progetto per trivellazioni specialistiche ha legittimato la risoluzione del contratto per inadempimento e l'azzeramento del credito dell'impresa tramite compensazione con i danni subiti dalla committente.
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Prescrizione incentivo esodo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto a richiedere il ricalcolo di un incentivo all'esodo, includendo voci precedentemente omesse, si estingue in cinque anni. In un caso riguardante alcuni ex dipendenti pubblici che chiedevano l'inclusione della tredicesima mensilità nel calcolo del loro bonus di uscita, la Corte ha respinto il ricorso. È stato chiarito che la prescrizione dell'incentivo esodo segue il termine breve quinquennale, e non quello ordinario decennale, a causa della sua natura retributiva, strettamente legata alla conclusione del rapporto di lavoro. La richiesta dei lavoratori è stata quindi dichiarata estinta perché presentata oltre i cinque anni dalla firma dell'accordo di risoluzione consensuale.
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Debiti ereditari: l’onere della prova del coerede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9766/2025, ha stabilito due importanti principi sui debiti ereditari. In primo luogo, il coerede citato in giudizio per l'intero debito, che vuole rispondere solo per la sua quota, ha l'onere di provare l'esistenza, il numero e la qualità degli altri coeredi. Una semplice allegazione non è sufficiente. In secondo luogo, la validità di una transazione firmata tramite procura generale non va valutata in modo formalistico, ma interpretando la volontà delle parti e il comportamento successivo, anche se manca l'esplicita menzione del potere di transigere.
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Coobbligazione come garanzia: no regresso tra coniugi
Un marito ha richiesto alla ex moglie il rimborso del 50% delle rate di un finanziamento pagate. I tribunali di merito avevano stabilito che la firma della donna sul contratto costituiva una coobbligazione come garanzia e non un debito solidale primario. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione, dichiarando inammissibile il ricorso del marito. La Suprema Corte ha ritenuto plausibile e ben motivata la lettura del contratto effettuata dai giudici di merito, che identificava la moglie come mera garante, escludendo così il diritto di regresso del marito nei suoi confronti.
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Contratto autonomo di garanzia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la validità di un contratto autonomo di garanzia stipulato da una società assicuratrice per l'esecuzione di opere di urbanizzazione. Il ricorso della società costruttrice, che lamentava l'errata qualificazione del contratto e la sua presunta nullità, è stato respinto. La Corte ha ribadito che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che i motivi di ricorso non possono limitarsi a proporre una diversa ricostruzione dei fatti. La decisione chiarisce i limiti del sindacato di legittimità sulla qualificazione dei contratti di garanzia.
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Clausola di solidarietà eredi: è valida in garanzia?
La Corte di Cassazione esamina la validità di una clausola di solidarietà eredi inserita in un contratto di garanzia. Un'erede si era opposta alla richiesta di pagamento integrale del debito, sostenendo la nullità della clausola che derogava al principio di divisione del debito ereditario. La Corte d'Appello aveva ritenuto la clausola legittima. Data l'importanza della questione, che contrappone autonomia contrattuale e norme imperative in materia di successioni (come il divieto di patti successori), la Suprema Corte ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione nomofilattica, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Recesso e caparra: abusi edilizi non bloccano l’affare
Una società di costruzioni, promissaria acquirente di un complesso immobiliare, non adempie al pagamento di una rata della caparra, adducendo la presenza di abusi edilizi di cui, però, era già a conoscenza. I venditori esercitano il diritto di recesso e trattengono la caparra. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del loro operato, stabilendo che la consapevolezza degli abusi da parte dell'acquirente esclude la garanzia e che il suo inadempimento (mancato pagamento) è prevalente, giustificando il recesso e caparra da parte dei venditori.
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Compenso del mandatario: quando è dovuto?
La Corte di Cassazione chiarisce che il compenso del mandatario non è dovuto se il contratto lo vincola espressamente al conseguimento di un risultato che, invece, viene raggiunto direttamente dal mandante. Anche se il mandatario ha svolto attività preparatoria, la specifica clausola contrattuale prevale, escludendo il diritto alla provvigione qualora il successo dell'operazione non sia direttamente imputabile al suo operato.
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Patto di non concorrenza: l’interpretazione letterale
Un ex dirigente firma un patto di non concorrenza dopo la cessazione del rapporto di lavoro. L'azienda lo cita in giudizio per violazione dell'accordo, ma i tribunali rigettano la richiesta. La Corte di Cassazione conferma che il patto di non concorrenza deve essere interpretato in modo restrittivo, basandosi sul significato letterale delle parole. L'eliminazione del termine 'commercio' dal contratto ha limitato il divieto alla sola 'produzione e vendita' di macchinari realizzati direttamente dall'ex datore di lavoro, escludendo quelli semplicemente commercializzati.
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Indennità di funzione: quando spetta al dirigente?
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un dirigente a ricevere una indennità di funzione per aver svolto mansioni aggiuntive di CFO, anche per il periodo precedente al formale riconoscimento economico. La sentenza stabilisce che lo svolgimento effettivo di compiti di maggiore responsabilità giustifica una retribuzione supplementare, superando il principio di onnicomprensività dello stipendio quando la stessa azienda, in un secondo momento, istituisce un compenso specifico per tale incarico.
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Mutuo condizioni agevolate: la Cassazione decide
Un'ex dipendente di un istituto di credito perde le condizioni agevolate del mutuo a seguito delle sue dimissioni. La banca, dopo quasi tre anni, revoca i benefici e chiede la differenza degli interessi. La Corte di Cassazione stabilisce che non si tratta di una modifica unilaterale del contratto (ius variandi) soggetta all'art. 118 TUB, bensì dell'automatica applicazione di una condizione risolutiva prevista nel contratto originale, legata alla cessazione del rapporto di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva dato ragione alla ex dipendente, viene cassata.
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Recesso per inadempimento: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione analizza un caso di recesso per inadempimento da un contratto preliminare di vendita immobiliare. Una promittente venditrice aveva esercitato il recesso trattenendo la caparra, a seguito del ritardo della promissaria acquirente nel fissare la data per il rogito. La Corte ha cassato la decisione di merito, stabilendo che il giudice deve sempre effettuare una valutazione comparativa del comportamento di entrambe le parti e verificare la gravità effettiva dell'inadempimento, non potendo basare la decisione solo sul ritardo di una parte, specialmente se l'altra ha continuato a manifestare la volontà di concludere il contratto.
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Ricorso inammissibile: quando un atto non è decisivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso un decreto del Tribunale che aveva annullato la revoca di un'aggiudicazione provvisoria di rami d'azienda. La Suprema Corte ha stabilito che il provvedimento impugnato non era né decisorio né definitivo, in quanto si limitava a giudicare la legittimità di un atto gestorio del curatore fallimentare, senza risolvere una controversia su diritti soggettivi in modo finale. Pertanto, il ricorso non rispettava i requisiti previsti dall'art. 111 della Costituzione.
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Cessione banche venete: esclusi i rapporti estinti
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale riguardo la cessione delle banche venete. La Corte ha chiarito che la banca acquirente non è responsabile per i debiti derivanti da contenziosi legali relativi a rapporti bancari già estinti al momento del trasferimento. Il criterio decisivo non è la semplice pendenza della causa, ma la funzionalità del rapporto sottostante all'attività della banca cessionaria. Poiché un rapporto estinto non è funzionale, le relative passività non sono state trasferite, restando in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria.
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Operazioni Baciate: Nullità e Sorte del Mutuo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la nullità di un'operazione di acquisto di azioni proprie finanziata dalla banca stessa (le cosiddette "operazioni baciate") si estende anche al contratto di mutuo collegato. Questa nullità può essere fatta valere dal cliente anche nei confronti della banca cessionaria che ha acquisito gli attivi dell'istituto di credito originario. La legge speciale che protegge la banca acquirente dalle passività pregresse non si applica in questo caso, poiché la nullità è un vizio originario del credito (un attivo ceduto) e non una passività esclusa dalla cessione.
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Cessione bancaria e debiti da rapporti estinti
Una società ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme indebitamente trattenute. A seguito della liquidazione della banca e della cessione di parte delle sue attività a un altro istituto di credito, è sorto un contenzioso sulla titolarità passiva del debito. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione bancaria: le passività derivanti da rapporti contrattuali già estinti al momento della cessione non vengono trasferite alla banca acquirente, anche se oggetto di cause pendenti. Di conseguenza, la banca acquirente non è la parte corretta da citare in giudizio per tali debiti.
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