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Art. 1318 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 1318 Codice Civile

Comunione ereditaria e vendita immobiliare: nullo il rogito parziale
Una madre promette in vendita un immobile a una figlia ma muore prima del rogito. L'immobile cade in comunione ereditaria tra i tre figli. Successivamente, solo uno dei fratelli stipula il contratto definitivo di vendita a favore della sorella, escludendo l'altro coerede. Quest'ultimo impugna l'atto chiedendone la nullità. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del coerede escluso, stabilendo che la comunione ereditaria e vendita immobiliare richiede il consenso di tutti i coeredi. L'obbligazione di trasferire un bene indiviso non è solidale ma collettiva: la firma di un solo erede non può trasferire l'intero immobile senza il consenso degli altri. La sentenza d'appello viene cassata con rinvio.
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Legato di cosa altrui: il prezzo si calcola oggi, non alla morte
La vicenda nasce dal testamento di una donna che ha disposto un legato di cosa altrui, lasciando al fratello un terreno che lei stessa aveva precedentemente venduto. Gli eredi del beneficiario hanno chiesto l'adempimento del legato. La Corte d'Appello ha ritenuto valido il lascito, quantificando il valore del bene al momento della morte della testatrice. La Corte di Cassazione ha confermato la validità del legato, poiché la precedente vendita dimostra per iscritto la consapevolezza dell'altruità del bene. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso sul calcolo del valore: il giusto prezzo sostitutivo del bene deve essere stimato al momento della liquidazione effettiva e non dell'apertura della successione, trattandosi di un debito di valore. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Simulazione assoluta: effetti sui terzi acquirenti
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della simulazione assoluta e dei suoi effetti sui successivi acquirenti. Un venditore, dopo aver ceduto la nuda proprietà di un immobile con un contratto poi accertato come simulato, ha agito anche contro i successivi acquirenti del bene. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello, stabilendo che il giudice di merito aveva errato nel non esaminare la domanda autonoma volta ad accertare la simulazione anche dei successivi atti di vendita, limitandosi a valutare la buona fede dei terzi acquirenti rispetto al primo contratto.
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