Un componente di un comitato regionale di controllo, soppresso per legge, ha continuato a svolgere l'attività di verifica degli atti degli enti locali. Successivamente, ha promosso un'azione di ingiustificato arricchimento contro l'amministrazione regionale per ottenere un indennizzo di oltre 250.000 euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che, essendo l'organo ormai soppresso, gli atti compiuti erano giuridicamente inesistenti e privi di qualsiasi utilità per l'ente pubblico. Di conseguenza, senza un reale vantaggio per l'amministrazione, non è configurabile alcun indennizzo per arricchimento senza causa. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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I componenti di un comitato regionale di controllo, soppresso per legge, hanno continuato a svolgere la propria attività oltre il termine di proroga. Successivamente, hanno richiesto alla Regione un indennizzo proponendo un'azione di arricchimento senza causa per le prestazioni svolte. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. I giudici hanno chiarito che l'attività di controllo svolta da un organo ormai inesistente è colpita da nullità radicale per carenza assoluta di potere. Di conseguenza, tali atti non producono alcun effetto giuridico e non possono generare alcuna utilità o vantaggio per la Pubblica Amministrazione. Mancando il presupposto dell'utilità, non è dovuto alcun indennizzo. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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L'Ente Fiscale richiedeva il pagamento dell'imposta di registro per l'intera durata di una concessione pluriennale per la derivazione d'acqua. Il Consorzio concessionario si opponeva. La Cassazione ha respinto entrambi i ricorsi, stabilendo che, in caso di canone non fisso ma variabile, l'imposta di registro concessioni può essere pagata annualmente. Ha inoltre negato l'esenzione fiscale al Consorzio, non ritenendolo parte dell'amministrazione statale in senso stretto.
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La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17122/2025, ha stabilito la piena legittimità della riscossione dei contributi consortili tramite iscrizione a ruolo. Anche a seguito delle riforme legislative, il sistema di riscossione coattiva per i consorzi di bonifica resta valido grazie alla 'clausola di continuità' e ai principi del codice civile, respingendo il ricorso di alcuni contribuenti.
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Un Comune ha occupato un terreno privato, realizzando un edificio scolastico senza completare la procedura di esproprio. Gli eredi del proprietario hanno chiesto il risarcimento per l'espropriazione illecita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che la proprietà può essere provata anche in via presuntiva, basandosi sugli stessi atti del procedimento ablativo avviato dall'ente. La Corte ha inoltre stabilito i criteri per il calcolo del danno e confermato la giurisdizione del giudice ordinario.
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Un consorzio di bonifica ha contestato un avviso di accertamento IMU per il 2013, sostenendo che i suoi immobili fossero esenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la variazione catastale, che avrebbe garantito l'esenzione, ha effetto solo dall'anno successivo alla sua registrazione e non è retroattiva. Ha inoltre confermato che i consorzi di bonifica sono soggetti passivi IMU in quanto concessionari ex lege di beni demaniali, senza che ciò violi il diritto europeo.
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