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Art. 13 L. 412/1991

Indebito previdenziale: la nota errata non cancella il debito
Un Ente previdenziale ha contestato a una pensionata un indebito previdenziale per somme ricevute tra il 2012 e il 2015 a titolo di integrazione al minimo e maggiorazione sociale, a causa del superamento delle soglie reddituali. Successivamente, un ufficio locale dello stesso Ente ha comunicato che dal ricalcolo non risultavano debiti né crediti. La donna ha promosso una causa sostenendo che tale dichiarazione costituisse confessione stragiudiziale e che le somme fossero irripetibili. I giudici hanno respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione. La Corte ha stabilito che la nota priva di consapevolezza del debito non ha valore confessorio e che la domanda di irripetibilità formulata solo in appello è inammissibile.
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Indebito pensionistico: la nuova assunzione costa 52.000 euro
L'ente previdenziale ha richiesto a un pensionato la restituzione di oltre 52.000 euro per somme indebitamente percepite tra il 2008 e il 2012. L'uomo aveva presentato domanda di pensione di anzianità nell'ottobre 2007 ma, poche settimane dopo e prima dell'effettiva decorrenza del trattamento, aveva iniziato un nuovo rapporto di lavoro subordinato senza comunicarlo direttamente agli uffici previdenziali. I giudici di merito avevano negato il recupero, ritenendo assente la malafede dell'interessato poiché il nuovo datore di lavoro aveva informato i centri per l'impiego. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito accogliendo il ricorso dell'ente. La Corte ha stabilito che la cessazione del lavoro costituisce requisito fondamentale per ottenere la prestazione. Tacere l'avvenuta rioccupazione integra dolo e impone la restituzione integrale, configurando a pieno titolo un indebito pensionistico recuperabile.
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Indebito previdenziale e frode INPS: la pensione non si restituisce
L'ente di previdenza ha revocato la pensione di anzianità a un lavoratore, chiedendo la restituzione di otto anni di ratei. L'ente sosteneva l'esistenza di un indebito previdenziale causato da contributi fittizi registrati negli anni '60. Il processo penale ha accertato che un funzionario infedele dell'ente aveva manipolato internamente i dati, mentre il dipendente aveva effettivamente lavorato ed era totalmente all'oscuro della truffa. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della richiesta di restituzione. Quando l'errore deriva esclusivamente dall'ente pubblico e il pensionato è in buona fede, scatta il principio di irripetibilità delle somme già percepite.
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Pensione di reversibilità: nuove nozze e restituzione
Una beneficiaria contrae un nuovo matrimonio ma omette di comunicarlo all'ente di previdenza, continuando a percepire indebitamente i ratei pensionistici. L'ente richiede quindi la restituzione integrale di quanto versato senza titolo. La pensionata contesta la pretesa chiedendo di compensare il debito con l'indennità una tantum spettante per le nuove nozze. I giudici di merito accertano la condotta dolosa dell'interessata per omessa comunicazione e confermano l'obbligo di restituzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile a causa dell'errata impostazione tecnica del motivo di impugnazione. L'omessa pronuncia su una domanda subordinata integra infatti un vizio del procedimento e non un vizio di motivazione. Di conseguenza, l'interessata perde definitivamente il giudizio e deve restituire all'ente l'intera pensione di reversibilità percepita illegittimamente dopo le seconde nozze.
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Indebito pensionistico: quando va restituito?
La Corte d'Appello ha confermato l'obbligo di restituzione dell'indebito pensionistico per un soggetto che ha beneficiato di una pensione basata su contributi fittizi. La decisione si fonda sulla prova del dolo, accertato attraverso l'inserimento manuale e irregolare di contribuzione agricola mai realmente versata, escludendo così la tutela della buona fede.
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Indebito pensionistico: dolo e restituzione
La Corte d'Appello ha confermato l'obbligo di restituire l'indebito pensionistico derivante da contributi agricoli fittizi. Nonostante l'errore fosse originato da un funzionario infedele, il dolo del pensionato è stato accertato poiché consapevole di non aver mai lavorato nel periodo contestato. La decisione esclude la tutela del legittimo affidamento per mancanza di buona fede.
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Indebito previdenziale: la pensionata deve restituire le somme
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una pensionata che ha percepito un supplemento di pensione non dovuto. L'attività di lavoro autonomo svolta dopo il pensionamento è stata infatti riqualificata dall'Ispettorato del lavoro come rapporto di lavoro dipendente. L'ente previdenziale ha quindi richiesto la restituzione delle somme versate in eccedenza. La Suprema Corte ha stabilito che si configura un indebito previdenziale interamente recuperabile dall'ente pubblico. L'omessa comunicazione da parte della pensionata circa la reale natura del rapporto di lavoro esclude l'irripetibilità delle somme. Il fatto che l'ente previdenziale sia venuto a conoscenza della situazione tramite un terzo organo di vigilanza non sana la mancanza della pensionata. Di conseguenza, l'ente previdenziale ha vinto la causa e potrà recuperare l'intero importo versato in eccedenza.
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Indebito assistenziale: quando restituire le somme
Il Tribunale di Roma ha confermato l'obbligo di restituzione per un indebito assistenziale relativo all'assegno sociale. La beneficiaria aveva omesso di dichiarare l'assegno di mantenimento e i redditi del coniuge nel modello RED. Il giudice ha stabilito che tale omissione configura dolo omissivo, rendendo le somme integralmente ripetibili.
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Pensione di reversibilità e recupero indebito: cosa fare?
Una vedova ha ricevuto la pensione di reversibilità, dichiarando la presenza di un'ex coniuge del defunto. Anni dopo, una sentenza ha diviso la pensione, generando un pagamento in eccesso a favore della vedova. Il Tribunale ha stabilito che l'ente previdenziale ha diritto al recupero indebito delle somme, poiché la causa non è un errore dell'ente ma una decisione giudiziaria successiva. La buona fede della vedova non è stata ritenuta sufficiente a bloccare la restituzione.
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Indebito pensionistico: la bugia che costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità della richiesta di restituzione di un indebito pensionistico. Una pensionata, avendo dichiarato reddito zero pur percependo un'altra pensione, è stata condannata a restituire le somme indebitamente percepite. Secondo la Corte, la falsa dichiarazione integra il dolo, facendo venir meno il principio di irripetibilità delle somme e rendendo il debito esigibile.
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