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Art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

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Uso aziendale: la Cassazione fissa i limiti alla revoca
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12473/2025, ha stabilito che un'azienda non può revocare unilateralmente e implicitamente un uso aziendale favorevole ai dipendenti, come la prassi di non assorbire il superminimo. Per essere legittima, la revoca deve essere giustificata da un mutamento delle circostanze e comunicata formalmente a tutti i lavoratori, in ossequio ai principi di correttezza e buona fede.
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Uso aziendale: come revocarlo? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda non può revocare unilateralmente un uso aziendale favorevole ai dipendenti, come la prassi di non assorbire i superminimi, semplicemente adottando un comportamento contrario. La revoca, sebbene possibile, richiede un atto formale, giustificato da un mutamento delle circostanze e comunicato in modo trasparente a tutti i lavoratori. La sentenza di appello, che aveva permesso la revoca implicita, è stata annullata con rinvio.
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Qualifica superiore: quando spetta al lavoratore
Un lavoratore, formalmente classificato a un livello inferiore, ha ottenuto il riconoscimento di una qualifica superiore. L'azienda ha contestato la decisione, sostenendo che le mansioni svolte non rientravano nei criteri previsti, in particolare perché l'attività si svolgeva interamente all'interno di una stazione e non sulla 'linea piena'. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che, ai fini del CCNL di settore, la distinzione rilevante non è il luogo fisico esatto (dentro o fuori i 'picchetti di manovra'), ma il contesto operativo: operare in una 'stazione' o 'scalo' giustifica la qualifica superiore rispetto a un semplice 'impianto di servizio', confermando così il diritto del lavoratore.
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Qualifica dirigenziale: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dipendente alla qualifica dirigenziale, respingendo il ricorso dell'azienda. La decisione si fonda sull'interpretazione del contratto collettivo, valorizzando l'elevata autonomia, professionalità e potere decisionale del lavoratore, anche in presenza di una struttura gerarchica. L'ordinanza chiarisce che per la qualifica dirigenziale contano le mansioni effettivamente svolte e non è necessario un rapporto diretto ed esclusivo con i vertici aziendali. È stato inoltre confermato che un superminimo può non essere assorbibile se una prassi aziendale consolidata lo dimostra.
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