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Art. 1298 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

Altri anni per Art. 1298 Codice Civile

Usucapione: l’imposta di registro la paga anche chi perde la casa
La Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale sulla solidarietà passiva imposta di registro in caso di usucapione. Anche chi perde la proprietà di un immobile a seguito di una sentenza di usucapione è obbligato, insieme a chi la acquista, a pagare l'imposta di registro. Secondo i giudici, l'obbligazione solidale vale nei confronti dell'Agenzia delle Entrate, che può richiedere il pagamento a entrambe le parti. Tuttavia, nei rapporti interni tra le parti, l'onere economico grava esclusivamente su chi ha beneficiato dell'usucapione, il quale non potrà chiedere alcun rimborso all'altra parte. L'Agenzia delle Entrate vince quindi la causa, vedendo riconosciuto il suo diritto di agire contro entrambi i soggetti coinvolti nel giudizio.
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Accertamenti bancari: la presunzione del 50% non vale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1318/2026, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamenti bancari su conti correnti cointestati. I giudici hanno chiarito che non si può applicare la presunzione civilistica della divisione al 50% delle somme. Prevale, invece, la presunzione fiscale secondo cui tutti i versamenti non giustificati sono considerati reddito del contribuente accertato. Spetta a quest'ultimo fornire la prova analitica dell'estraneità di ogni singola operazione, e il giudice di merito ha il dovere di esaminare rigorosamente tali prove.
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Imposta di registro e spese: chi paga con la PA?
La Corte di Cassazione chiarisce le regole per il pagamento dell'imposta di registro in caso di compensazione delle spese legali in un giudizio contro la Pubblica Amministrazione. Con l'ordinanza n. 1275/2026, la Suprema Corte ha stabilito che la parte privata è tenuta a versare la sua quota di imposta in via esclusiva, senza poter invocare la responsabilità solidale dell'ente pubblico. La decisione si fonda sulla normativa speciale che deroga al principio generale, escludendo la solidarietà passiva per la quota di imposta di registro e compensazione spese a carico del privato.
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Accertamento bancario soci: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale basato su indagini bancarie estese ai conti correnti personali dei soci di una società in accomandita semplice. La Corte ha stabilito che se l'Agenzia delle Entrate fornisce prove del collegamento tra i conti personali e l'attività aziendale, scatta una presunzione legale di maggiori ricavi. L'onere di provare la natura extra-aziendale delle movimentazioni spetta quindi ai contribuenti. Il ricorso è stato respinto in quanto i motivi sono stati giudicati generici e miranti a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Responsabilità associazioni: basta notifica al coobbligato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9980/2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di responsabilità delle associazioni non riconosciute. In caso di debiti tributari, l'Amministrazione Finanziaria può legittimamente notificare l'avviso di accertamento solo al soggetto che ha agito in nome e per conto dell'associazione, senza necessità di notificarlo anche all'ente stesso. Questa decisione si fonda sul principio della solidarietà passiva, che conferisce al creditore la facoltà di scegliere a quale dei debitori in solido rivolgersi per ottenere il pagamento dell'intera obbligazione.
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Evasione accise: la prova presuntiva è legittima
Una società di carburanti viene accusata di evasione accise per aver distratto gasolio agricolo per autotrazione. La società nega, ma la Cassazione rigetta il ricorso, confermando che l'accertamento fiscale è legittimo se basato su un quadro probatorio presuntivo solido, derivante anche da intercettazioni e dati GPS di un'indagine penale, a prescindere dall'esito di quest'ultima.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
Il caso riguarda un ente comunale che ha impugnato un avviso di liquidazione per imposte su un trasferimento immobiliare per usucapione. Durante il giudizio in Cassazione, l'ente ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del procedimento, applicando la normativa sulla sanatoria fiscale e stabilendo che ogni parte sostenesse le proprie spese legali.
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Prenotazione a debito: esclusa per Comuni e Regioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti, stabilendo che la prenotazione a debito dell'imposta di registro non si estende a Comuni e Regioni, essendo un'agevolazione fiscale limitata all'Amministrazione statale e a pochi altri casi previsti dalla legge. L'imposta è dovuta sulla base della sola esistenza della sentenza, indipendentemente dalla sua esecuzione.
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Imposta di registro usucapione: chi paga il conto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5893/2025, ha chiarito che in caso di sentenza che accerta l'usucapione di un immobile, l'imposta di registro è dovuta in solido da tutte le parti del giudizio. Questo significa che l'Agenzia delle Entrate può richiederne il pagamento anche a chi ha perso la proprietà del bene (l'usucapito). Sebbene l'obbligazione sia sorta nell'interesse esclusivo di chi ha acquisito il bene (l'usucapente), la solidarietà verso il fisco rimane valida. La parte che ha pagato pur non avendo tratto beneficio, potrà poi agire in regresso per recuperare l'intera somma versata dalla controparte.
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Imposta di registro usucapione: chi paga il conto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5895/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di imposta di registro per usucapione. Il caso riguardava un contribuente, parte di un giudizio conclusosi con l'accertamento dell'usucapione di un terreno, che aveva ricevuto un avviso di liquidazione per l'intera imposta. La Corte ha chiarito che l'obbligazione tributaria grava solidalmente su tutte le parti del processo originario, indipendentemente da chi abbia effettivamente acquisito la proprietà del bene. L'Amministrazione Finanziaria può quindi richiedere il pagamento a uno qualsiasi dei coobbligati, lasciando che le questioni sulla ripartizione interna della spesa vengano risolte successivamente tra le parti stesse attraverso un'azione di regresso.
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