Un automobilista ha circolato durante il periodo di sospensione del proprio titolo di guida. La Prefettura ha sanzionato la condotta mediante due distinti provvedimenti: prima ha irrogato la sanzione pecuniaria e successivamente ha ordinato la revoca della patente. Il trasgressore ha contestato la separazione dei provvedimenti, sostenendo la necessità di un atto unitario e contestuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'automobilista, confermando la piena validità della revoca della patente disposta con atto autonomo entro il termine ordinario di prescrizione quinquennale.
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La Polizia Municipale ha sanzionato Il Conducente di un'automobile per violazione dell'articolo 218 del Codice della Strada, in quanto circolava con il documento di guida sospeso a seguito di una sanzione accessoria per infrazione stradale. La Proprietaria del veicolo ha impugnato il verbale sostenendo la diversa applicazione dell'articolo 128 dello stesso codice, relativo alle procedure di revisione. Il Tribunale ha respinto l'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la guida con patente sospesa a causa di una sanzione accessoria rientra pienamente nell'ipotesi punita dall'articolo 218. La Proprietaria è stata condannata al pagamento del doppio del contributo unificato.
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La Corte di Cassazione ha confermato la corretta liquidazione delle spese legali in un caso di opposizione alla revoca della patente di guida. A seguito dell'annullamento del provvedimento in autotutela da parte della Pubblica Amministrazione, il giudice ha dichiarato la cessata materia del contendere. Il ricorrente ha contestato il calcolo dei compensi, ma la Suprema Corte ha ritenuto legittima l'applicazione dello scaglione per cause di valore indeterminabile dinanzi al Giudice di Pace e la riduzione per l'assenza di attività istruttoria.
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La Corte d'Appello ha confermato l'annullamento del diniego al rilascio patente di guida emesso dal Ministero. Il caso riguardava un cittadino a cui era stato negato il titolo per presunta mancanza di requisiti morali, senza però che l'Amministrazione fornisse prove o motivazioni concrete. La Corte ha stabilito che, trascorso il termine di tre anni dalla revoca e in assenza di nuovi elementi ostativi provati, il cittadino ha diritto a sostenere l'esame.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo a carico di un automobilista che, omettendo di fermarsi a un segnale di stop, aveva causato un incidente mortale con un motociclo. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, sottolineando che la mancata fermata allo stop è la causa determinante dell'evento, rendendo irrilevanti altre circostanze come la presunta velocità della vittima o la scarsa visibilità dell'incrocio, che avrebbero dovuto anzi imporre una maggiore prudenza.
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Un individuo sotto misura di prevenzione è stato processato per guida con patente revocata. La Cassazione, richiamando una sentenza della Corte Costituzionale, ha annullato la condanna. La guida senza patente in misura di prevenzione non è reato se la revoca della licenza deriva da violazioni del Codice della Strada e non dalla misura stessa. Il fatto è stato declassato a illecito amministrativo.
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