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Art. 1273 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 1273 Codice Civile

Accollo liberatorio debiti tributari: Cassazione chiarisce nel fallimento
Una società proponente ha tentato di omologare un concordato fallimentare per un'azienda in crisi, prevedendo l'**accollo liberatorio debiti tributari** e la liberazione immediata del fallito. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, invocando il divieto previsto dallo Statuto del Contribuente. Dopo il rifiuto dei giudici di merito, la Cassazione ha rigettato il ricorso della proponente. Tuttavia, ha chiarito un principio fondamentale: il divieto di accollo liberatorio dei debiti tributari non si applica nelle procedure di concordato fallimentare proposte da terzi. Il ricorso è stato comunque respinto per altre carenze procedurali.
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Reclamo contro Dichiarazione di Fallimento: L’Accollo non Libera il Debitore
Un'azienda è stata dichiarata fallita su richiesta dell'Agenzia delle Entrate - Riscossione. Il suo rappresentante legale ha presentato un reclamo contro la dichiarazione di fallimento, sostenendo che parte del debito fiscale era stato oggetto di "rottamazione delle cartelle" e un'altra parte era stata accollata da una terza società. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'accollo del debito non libera automaticamente il debitore originario, specialmente per i debiti fiscali, e che i fatti rilevanti sono solo quelli esistenti al momento della decisione sul fallimento.
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Onere della Prova nell’Accollo: La Cassazione e il Debito Idrico
Un Comune ha citato in giudizio una società per il pagamento di un debito idrico, assunto dalla società tramite un accollo interno. I giudici di merito hanno respinto la richiesta del Comune, sostenendo che non aveva fornito una prova sufficiente dell'esistenza del debito. La fattura del fornitore esterno non è stata considerata idonea a dimostrare il credito. La Cassazione, chiamata a pronunciarsi sull'onere della prova nell'accollo, ha ritenuto necessario acquisire il fascicolo di secondo grado di giudizio e ha rinviato la decisione a una nuova udienza, senza entrare nel merito della questione.
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Accollo del mutuo: il rifiuto delle rate non blocca il precetto
Un privato cittadino ha opposto un atto di precetto con cui una banca intimava il pagamento di oltre centodiecimila euro. Il debito derivava dall'accollo del mutuo stipulato in origine da una cooperativa edilizia. La debitrice sosteneva che la banca avesse omesso di inviare un nuovo piano di ammortamento e avesse ingiustificatamente rifiutato versamenti parziali. I giudici di merito hanno rigettato l'opposizione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile e infondato. La Suprema Corte ha chiarito che l'assenza di un nuovo prospetto di rimborso non toglie efficacia al titolo esecutivo se la debitrice ha versato le rate per due anni dimostrando di conoscerne i termini. Inoltre, la banca ha il diritto legittimo di rifiutare adempimenti parziali della prestazione.
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Trasferimento d’azienda: debito da mutuo escluso dal fallimento
Una società finanziaria chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di un'imprenditrice per oltre 1,8 milioni di euro. Tale debito derivava da un mutuo erogato al precedente titolare per consentirgli di comprare l'attività, poi ceduta alla fallita. La creditrice sosteneva il passaggio automatico del debito tramite il trasferimento d'azienda. I giudici hanno respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato che il mutuo finalizzato all'acquisto dell'attività costituisce un atto preparatorio e personale, non un debito inerente alla gestione operativa dell'impresa. Di conseguenza, il debito non si trasferisce automaticamente al successivo acquirente.
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Accollo del mutuo: la banca perde contro il fallimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro il fallimento di una società acquirente. La banca pretendeva l'ammissione al passivo dell'intero debito residuo di un finanziamento, pari a oltre 515 mila euro. Tuttavia, l'atto di cessione del ramo d'azienda prevedeva un parziale accollo del mutuo limitato a circa 331 mila euro. I giudici hanno confermato la decisione del Tribunale, rilevando che l'interpretazione del contratto escludeva l'assunzione dell'intero debito. La banca non ha contestato efficacemente i motivi della decisione precedente, limitandosi a proporre una propria lettura alternativa delle clausole contrattuali. Di conseguenza, l'istituto di credito perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Accollo del debito: l’azienda non può revocare il pagamento delle spese legali
L'Azienda si era impegnata, tramite delibera, a pagare le spese legali del proprio Amministratore per un processo penale legato alla sua carica. Il difensore ha inviato le fatture direttamente all'Azienda, che ha pagato le prime due, ma ha poi cercato di revocare l'impegno. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accordo costituisce un accollo del debito. L'invio delle fatture da parte del legale e il pagamento parziale da parte dell'Azienda dimostrano l'adesione del creditore per comportamento concludente. Di conseguenza, l'accordo è diventato irrevocabile e l'Azienda è obbligata a pagare il saldo residuo delle spese legali.
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Frazionamento del mutuo: la banca non può bloccare l’acquirente
Alcuni promissari acquirenti di immobili da una cooperativa edilizia hanno richiesto il frazionamento del mutuo fondiario e della relativa ipoteca gravante sulle loro porzioni. Il Tribunale ha nominato un notaio per eseguire la suddivisione, ma la Corte d'Appello ha revocato la nomina, ritenendo necessario un preventivo accordo di accollo tra la banca e i singoli acquirenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei promissari acquirenti, stabilendo che il frazionamento del mutuo è un diritto incondizionato che non richiede la preventiva firma di un contratto di accollo con la banca. La decisione d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Accollo del mutuo nullo: la Banca non deve restituire i soldi
Gli Acquirenti acquistano immobili dalla Società Venditrice, effettuando l'accollo del mutuo bancario. Successivamente scoprono che le domande di condono edilizio erano state rigettate. Il Tribunale dichiara nullo l'acquisto e l'accollo, ma esclude la responsabilità della Banca. In appello, la decisione viene ribaltata ritenendo che la Banca avesse aderito all'accollo accettando i pagamenti. La Cassazione accoglie il ricorso della Banca: poiché la decisione di primo grado sulla mancata adesione della Banca non era stata impugnata, si era formato un giudicato interno. Trattandosi di accollo interno, gli Acquirenti non possono chiedere la ripetizione dell'indebito alla Banca, ma solo alla Società Venditrice. La Banca vince il ricorso e la sentenza viene cassata con rinvio.
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Privilegio speciale ex art. 46 TUB: accollo di debito contro nuovo credito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito che chiedeva l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria con due specifiche garanzie. La prima riguardava un pegno costituito da un terzo garante su azioni di una società collegata. La seconda riguardava il riconoscimento del privilegio speciale ex art. 46 TUB su alcuni impianti, derivante dall'assenso all'accollo di un debito preesistente. I giudici hanno chiarito che il pegno concesso da un terzo non può essere fatto valere nel fallimento del debitore principale, poiché il bene non appartiene alla massa attiva del fallito. Inoltre, l'assenso all'accollo di un debito non costituisce una nuova erogazione di credito e, pertanto, non dà diritto al privilegio speciale ex art. 46 TUB, riservato esclusivamente ai nuovi finanziamenti a medio e lungo termine. Vince la società in amministrazione straordinaria.
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Accollo del debito tributario: Fisco contro concordato
Un'azienda ha proposto un concordato fallimentare per rilevare i debiti di una società fallita, prevedendo la totale liberazione di quest'ultima anche per i debiti con il Fisco. I giudici di merito hanno rifiutato l'omologazione del concordato, ritenendo che l'accollo del debito tributario non possa mai essere liberatorio per il contribuente originario, in base allo Statuto del contribuente. L'assuntore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la prevalenza delle norme fallimentari. La Suprema Corte, rilevando l'assenza di precedenti specifici e la complessità della questione che vede contrapposte le norme tributarie e quelle fallimentari, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente e ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Diritto di prelazione: quando il rischio ricade sull’acquirente
Una società riceve in conferimento un ramo d'azienda comprendente azioni societarie, ma la società partecipata rifiuta l'iscrizione nel libro soci per violazione del diritto di prelazione degli altri soci. L'acquirente chiede il risarcimento dei danni alla cedente per mancata comunicazione del trasferimento. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'acquirente. I giudici confermano che il contratto escludeva la responsabilità della cedente, avendo le parti espressamente concordato che il rischio legato al diritto di prelazione di terzi sarebbe rimasto a carico dell'acquirente. Inoltre, l'acquirente non ha provato il danno subito né la propria capacità finanziaria per partecipare a eventuali aumenti di capitale. Vince la società cedente, con condanna dell'acquirente alle spese.
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Rifiuti non pagati: l’obbligazione solidale del Comune non scatta
Una società che gestisce una discarica ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento dello smaltimento dei rifiuti. La società di raccolta, appaltatrice del Comune, non aveva saldato le fatture. La ricorrente sosteneva l'esistenza di una obbligazione solidale del Comune, in quanto ente responsabile del ciclo dei rifiuti. La Corte di Cassazione, tuttavia, non è entrata nel merito della questione. Ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la società si è limitata a riproporre le stesse argomentazioni dei gradi precedenti, senza criticare specificamente le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, il Comune ha vinto la causa per un vizio procedurale del ricorso avversario.
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Accollo del Debito: Soci non pagano per la Cooperativa insolvente
Una cooperativa edilizia non salda il pagamento di un terreno acquistato da un Comune. Quest'ultimo, non potendo riscuotere il credito dalla cooperativa, agisce contro i singoli soci assegnatari degli immobili. La Corte di Cassazione ha stabilito che i soci non sono responsabili. La semplice dichiarazione di conoscere e accettare la convenzione originaria, contenuta negli atti di assegnazione, non costituisce un valido e automatico accollo del debito. La legge non prevede che l'obbligo di pagamento si trasferisca automaticamente dalla cooperativa ai soci, i quali sono quindi liberati da ogni pretesa del Comune.
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Successione debiti associativi: Ente paga, Sindacato non rimborsa
Un nuovo Ente di formazione, sorto in sostituzione di uno precedente, ha pagato un vecchio debito e ha chiesto il rimborso al Sindacato, sostenendo che quest'ultimo si fosse impegnato a farsene carico. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. I giudici hanno stabilito che la creazione del nuovo ente ha configurato una **successione nei debiti associativi**, rendendolo diretto responsabile delle passività pregresse. L'Ente non è riuscito a provare in modo specifico l'esistenza di un valido accordo di accollo del debito da parte del Sindacato. Di conseguenza, l'Ente ha perso la causa e ha dovuto sostenere anche le spese legali.
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Servizio idrico: l’onere della prova inadempimento è del gestore
Un Comune aveva affidato a una società la gestione del servizio idrico, con l'accordo che questa pagasse direttamente il fornitore dell'acqua. A seguito di un mancato pagamento, il Comune ha agito contro la società. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'onere della prova inadempimento grava sul debitore. Il creditore (il Comune) deve solo dimostrare l'esistenza del contratto, mentre spetta al debitore (la società) provare di aver pagato o che il mancato pagamento è giustificato. La Corte ha quindi dato ragione al Comune, ribaltando le decisioni precedenti che avevano erroneamente addossato l'onere della prova al creditore.
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Accollo del Debito non Aderito: Banca Vince Senza Insinuarsi
Una società acquista un immobile e si accolla il mutuo esistente. Successivamente, la società fallisce. La banca creditrice, senza essersi insinuata al passivo del fallimento, avvia l'esecuzione forzata e ottiene il ricavato. Il curatore fallimentare si oppone, ma la Cassazione dà ragione alla banca. Viene stabilito che in caso di accollo del debito non aderito espressamente dal creditore, quest'ultimo non diventa creditore del nuovo acquirente. Di conseguenza, la banca non era tenuta a insinuarsi al passivo del fallimento per esercitare il suo diritto di ipoteca sull'immobile e trattenere le somme ricavate dalla vendita.
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Revocatoria fallimentare e pagamenti tramite banche
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso presentato da una curatela in merito a una complessa operazione di revocatoria fallimentare. Il caso riguardava cessioni di credito e mandati all'incasso utilizzati da una società, poi fallita, per estinguere debiti verso diversi istituti bancari attraverso un'unica banca delegata. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene la delegazione di pagamento costituisca un mezzo anormale di pagamento, l'azione di revocatoria fallimentare deve colpire specificamente tale negozio giuridico. Poiché la curatela non aveva impugnato correttamente la delegazione, ma solo gli atti di cessione, la richiesta di restituzione delle somme percepite dalle banche terze è stata considerata inammissibile.
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Obbligazione propter rem: oneri PEEP e nuovi acquirenti
Un Comune ha agito per il recupero di somme legate all'acquisizione di suoli PEEP, sostenendo che l'obbligo di pagamento costituisse un'obbligazione propter rem trasferibile ai successivi acquirenti. I giudici di merito hanno respinto la domanda, rilevando l'assenza di un espresso accollo nel contratto di compravendita. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ravvisato un contrasto interpretativo sulla natura di tali oneri e sulla loro opponibilità automatica tramite trascrizione, rinviando la questione alla pubblica udienza.
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Assuntore concordatario: obblighi e responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'**assuntore concordatario** nei confronti dei creditori, nonostante il mancato perfezionamento del trasferimento aziendale. Il caso trae origine da una procedura di concordato preventivo in cui una società terza si era impegnata a pagare i debiti in cambio dell'acquisizione del complesso aziendale. A seguito del mancato pagamento, un consorzio creditore ha agito in giudizio ottenendo la condanna dell'assuntore. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'assuntore, ribadendo che l'interpretazione del piano di concordato e la qualifica di assuntore sono accertamenti di fatto riservati ai giudici di merito e che il decreto di omologazione rende esigibili le obbligazioni assunte.
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