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Art. 1273 Codice Civile — Anno 2022

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Altri anni per Art. 1273 Codice Civile

Frazionamento del mutuo: la banca non può bloccare l’acquirente
Alcuni promissari acquirenti di immobili da una cooperativa edilizia hanno richiesto il frazionamento del mutuo fondiario e della relativa ipoteca gravante sulle loro porzioni. Il Tribunale ha nominato un notaio per eseguire la suddivisione, ma la Corte d'Appello ha revocato la nomina, ritenendo necessario un preventivo accordo di accollo tra la banca e i singoli acquirenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei promissari acquirenti, stabilendo che il frazionamento del mutuo è un diritto incondizionato che non richiede la preventiva firma di un contratto di accollo con la banca. La decisione d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Privilegio speciale ex art. 46 TUB: accollo di debito contro nuovo credito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito che chiedeva l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria con due specifiche garanzie. La prima riguardava un pegno costituito da un terzo garante su azioni di una società collegata. La seconda riguardava il riconoscimento del privilegio speciale ex art. 46 TUB su alcuni impianti, derivante dall'assenso all'accollo di un debito preesistente. I giudici hanno chiarito che il pegno concesso da un terzo non può essere fatto valere nel fallimento del debitore principale, poiché il bene non appartiene alla massa attiva del fallito. Inoltre, l'assenso all'accollo di un debito non costituisce una nuova erogazione di credito e, pertanto, non dà diritto al privilegio speciale ex art. 46 TUB, riservato esclusivamente ai nuovi finanziamenti a medio e lungo termine. Vince la società in amministrazione straordinaria.
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Imposta di registro su conferimento immobili: no a debiti fittizi
I soci di una società semplice hanno conferito alcuni fabbricati a una nuova società di capitali, pattuendo l'accollo interno del mutuo ipotecario gravante sugli stessi. I contribuenti hanno calcolato l'imposta di registro su conferimento immobili deducendo il valore del mutuo dal valore dei beni. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione, emettendo un avviso di liquidazione per riscuotere la maggiore imposta sul valore lordo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei contribuenti. I giudici hanno stabilito che le passività sono deducibili solo se strettamente inerenti al conferimento e se l'accollo è esterno, ossia accettato dalla banca. Nel caso specifico, il mutuo era stato stipulato poco prima del conferimento al solo scopo di ridurne artificialmente il valore imponibile. Di conseguenza, i contribuenti perdono la causa e devono pagare le maggiori imposte e le spese legali.
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Accollo del debito tributario: Fisco contro concordato
Un'azienda ha proposto un concordato fallimentare per rilevare i debiti di una società fallita, prevedendo la totale liberazione di quest'ultima anche per i debiti con il Fisco. I giudici di merito hanno rifiutato l'omologazione del concordato, ritenendo che l'accollo del debito tributario non possa mai essere liberatorio per il contribuente originario, in base allo Statuto del contribuente. L'assuntore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la prevalenza delle norme fallimentari. La Suprema Corte, rilevando l'assenza di precedenti specifici e la complessità della questione che vede contrapposte le norme tributarie e quelle fallimentari, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente e ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Confisca e tutela del terzo creditore: addio ipoteca
Un istituto di credito concedeva un mutuo ipotecario per l'acquisto di un immobile. Successivamente, un terzo acquirente subentrava nel debito tramite accollo liberatorio. L'immobile veniva poi confiscato poiché acquistato con denaro proveniente da appropriazione indebita. La società cessionaria del credito chiedeva la salvaguardia dell'ipoteca, invocando la propria buona fede. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'accollo liberatorio imponeva alla banca di effettuare nuovi controlli sul nuovo debitore. In mancanza di adeguate verifiche antiriciclaggio a fronte di evidenti anomalie, non è configurabile l'affidamento incolpevole. Di conseguenza, viene negata la confisca e tutela del terzo creditore, con perdita della garanzia ipotecaria sul bene dello Stato.
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Diritto di prelazione: quando il rischio ricade sull’acquirente
Una società riceve in conferimento un ramo d'azienda comprendente azioni societarie, ma la società partecipata rifiuta l'iscrizione nel libro soci per violazione del diritto di prelazione degli altri soci. L'acquirente chiede il risarcimento dei danni alla cedente per mancata comunicazione del trasferimento. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'acquirente. I giudici confermano che il contratto escludeva la responsabilità della cedente, avendo le parti espressamente concordato che il rischio legato al diritto di prelazione di terzi sarebbe rimasto a carico dell'acquirente. Inoltre, l'acquirente non ha provato il danno subito né la propria capacità finanziaria per partecipare a eventuali aumenti di capitale. Vince la società cedente, con condanna dell'acquirente alle spese.
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