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Art. 125-quinquies Testo Unico Bancario

Manleva e finanziamento auto: quando opera la prescrizione
Un acquirente stipula nel 2005 un prestito per comprare un'auto, mai consegnata. Il venditore firma una scrittura privata con cui dichiara di accollarsi il debito e manlevare il compratore. Nel 2017 la società cessionaria del credito ingiunge all'acquirente oltre 19.000 euro. L'acquirente propone opposizione e chiama in causa il venditore per rivalersi. Il Tribunale respinge la domanda ritenendo prescritto l'impegno del venditore dal 2005. La Corte d'Appello riforma la pronuncia sulla manleva: la prescrizione dell'azione di manleva non decorre dalla firma dell'accordo, ma dalla scadenza dell'ultima rata del finanziamento principale (60 mesi). L'acquirente deve pagare la finanziaria, ma il venditore deve rimborsargli per intero ogni somma versata.
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Finanziamento collegato: risoluzione per inadempimento
La Corte d'Appello di Cagliari ha confermato la risoluzione di un contratto di finanziamento collegato all'acquisto di un impianto fotovoltaico che non garantiva le prestazioni promesse. Nonostante la banca sostenesse che l'inadempimento non fosse grave, i giudici hanno stabilito che il mancato raggiungimento del costo zero promesso altera l'equilibrio contrattuale, liberando i consumatori dall'obbligo del pagamento.
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Contratto collegato: quando si risolve il finanziamento?
Un consumatore stipula un contratto per un sistema di risparmio energetico e un finanziamento collegato. A seguito dell'interruzione della fornitura di energia, chiede la risoluzione del finanziamento. Il Tribunale respinge la domanda, chiarendo che per un contratto collegato, se l'operazione include contratti di appalto o somministrazione, non si applica la tutela legale automatica. Inoltre, la risoluzione è opponibile al finanziatore solo se quest'ultimo era a conoscenza della complessiva operazione commerciale.
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Contratto collegato: risoluzione per impianto non-conforme
Una coppia di consumatori acquista un impianto fotovoltaico con la promessa del "costo zero", grazie a un contratto collegato di finanziamento. L'impianto si rivela meno produttivo del previsto, vanificando il beneficio economico. La Corte d'Appello, in riforma della sentenza di primo grado, accoglie la domanda dei consumatori. Stabilisce che il termine per denunciare il difetto decorre da quando si ha una chiara percezione del problema (almeno un anno di osservazione) e, accertato il grave inadempimento del fornitore, dichiara la risoluzione sia del contratto di fornitura sia del contratto collegato di finanziamento, ordinando la restituzione delle rate pagate.
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Credito al consumo: denuncia dei vizi e decadenza
Due consumatori hanno finanziato l'acquisto di un impianto fotovoltaico difettoso. Hanno smesso di pagare il prestito e hanno chiesto la risoluzione del contratto di credito al consumo collegato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che il diritto di risolvere il finanziamento si perde se il consumatore non denuncia i difetti del prodotto al venditore entro il termine di due mesi previsto dal Codice del Consumo. Questo caso chiarisce la stretta connessione tra il contratto di vendita e il credito al consumo collegato.
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Onere della prova nel credito al consumo: la prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un consumatore che aveva smesso di pagare un finanziamento, collegato all'acquisto di servizi odontoiatrici, a causa del presunto inadempimento del fornitore. La Corte ha ribadito un principio fondamentale sull'onere della prova: nei contratti di credito al consumo collegati, spetta al consumatore dimostrare con prove concrete l'inadempimento del fornitore del bene o servizio. Una semplice lettera di messa in mora non è sufficiente. L'ordinanza sottolinea che l'inadempimento del fornitore è un fatto impeditivo della pretesa della società finanziaria, e chi solleva tale eccezione deve provarlo.
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