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Art. 125 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 125 Codice di Procedura Penale

Ricorso inammissibile: quando è solo una doglianza
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano mere doglianze di fatto, non consentite in sede di legittimità, e riproponevano censure già adeguatamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha confermato la decisione impugnata, che aveva negato l'applicazione della continuazione e confermato l'aggravante della recidiva, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: i requisiti per la Cassazione
Un uomo, condannato per aver ceduto sostanze stupefacenti al figlio detenuto, ha presentato appello alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano una semplice ripetizione di censure già respinte in appello e privi della necessaria specificità. La sentenza sottolinea che un ricorso in Cassazione non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni, ma deve contenere una critica argomentata e puntuale della decisione impugnata, pena l'inammissibilità.
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Ricorso 41-bis: motivazione e limiti del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso 41-bis presentato da un detenuto contro la proroga del regime di carcere duro. Il ricorrente lamentava una motivazione carente riguardo le sue dichiarazioni di dissociazione e la testimonianza di un collaboratore di giustizia. La Corte ha stabilito che i motivi sollevati rientravano in una critica di merito non consentita nel giudizio di legittimità, ribadendo che la violazione di legge non comprende la mera insufficienza o illogicità della motivazione.
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Continuazione tra reati: no se cambi clan mafioso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati per due condanne relative all'appartenenza a clan mafiosi rivali. Secondo la Corte, il passaggio da un'organizzazione criminale a un'altra interrompe l'unicità del disegno criminoso, rendendo inapplicabile l'istituto della continuazione.
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