La Procura indagava L'Indagato per un tentato omicidio e ordinava il sequestro probatorio dello smartphone per trovare messaggi in una specifica chat. La Cassazione annullava una prima misura per genericità, prima ancora di depositare le motivazioni scritte. Il Pubblico Ministero emetteva subito un nuovo decreto, indicando parole chiave, chat mirate e un limite di quaranta giorni per restituire il telefono. L'Indagato contestava il provvedimento, lamentando la violazione delle precedenti decisioni giudiziarie e l'invasione della propria riservatezza. Il Tribunale del Riesame e la Corte di Cassazione hanno confermato il sequestro probatorio dello smartphone. I giudici hanno stabilito che l'annullamento formale precedente non blocca un nuovo sequestro se il Pubblico Ministero motiva la ricerca in modo proporzionato, limitando orari, parole chiave e tempi tecnici.
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