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Art. 1227 Codice Civile — Sezione Terza Penale

Altri anni per Art. 1227 Codice Civile

Riparazione per errore giudiziario: spetta anche dopo il patteggiamento
Un'amministratrice societaria patteggia una pena per reati societari basandosi su una perizia tecnica del pubblico ministero. In seguito, un coimputato ottiene l'assoluzione piena dimostrando l'inesattezza scientifica di quella perizia. L'amministratrice ottiene quindi la revisione del verdetto e la revoca della condanna, chiedendo la riparazione per errore giudiziario. Il Ministero dell'Economia e la Procura Generale si oppongono al risarcimento, sostenendo che l'imputata ha causato la condanna patteggiando senza contrastare l'accusa. La Corte di Cassazione conferma il diritto all'indennizzo: la scelta del patteggiamento non integra dolo o colpa grave se l'errore deriva da perizie tecniche ultra-specialistiche estranee alle competenze dell'imputato. La Suprema Corte annulla con rinvio l'ordinanza unicamente per rideterminare le spese legali.
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Riparazione per ingiusta detenzione: indennizzo ridotto per colpa
Il Richiedente, dopo essere stato assolto con formula definitiva dall'accusa di estorsione, ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di appello gli ha riconosciuto un indennizzo di oltre 118.000 euro, escludendo che la sua condotta integrasse una colpa grave. Lo Stato ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato l'assenza di colpa grave, specificando che il silenzio durante l'interrogatorio non può pregiudicare l'indennizzo. Tuttavia, ha accolto il ricorso statuendo che i giudici di merito avrebbero dovuto valutare se i comportamenti imprudenti del soggetto, come l'uso di telefoni intestati a persone inesistenti per fare commissioni a un parente detenuto, configurassero una colpa lieve idonea a ridurre l'importo del risarcimento. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova quantificazione.
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Riparazione per ingiusta detenzione: negata per condotta sospetta
Un uomo, assolto dall'accusa di traffico internazionale di droga, chiede la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello gli concede il risarcimento. Il Ministero dell'Economia ricorre in Cassazione, sostenendo che la condotta dell'uomo (basata su intercettazioni e altri indizi) avesse creato una falsa apparenza di colpevolezza, configurando una 'colpa grave' che esclude il diritto al risarcimento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Ministero. Stabilisce che il giudice della riparazione deve valutare autonomamente e con rigore se il comportamento dell'interessato abbia contribuito a causare l'arresto, anche se quel comportamento non era sufficiente per una condanna penale. La decisione viene annullata e il caso rinviato per un nuovo esame.
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