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Art. 1223 Codice Civile

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Posizioni Organizzative: Obbligo di valutazione comparativa
Un dipendente pubblico si opponeva alla mancata valutazione della sua candidatura per diverse posizioni organizzative. La Cassazione ha stabilito che la Pubblica Amministrazione ha sempre l'obbligo di effettuare una valutazione comparativa tra i candidati, basandosi sui principi di buona fede e correttezza, anche in assenza di una procedura formale con avviso pubblico. La sentenza d'appello è stata annullata con rinvio.
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Clausola penale leasing: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26258/2024, si è pronunciata sulla validità della clausola penale leasing in un contratto risolto per inadempimento prima dell'entrata in vigore della Legge 124/2017. Il caso riguardava la richiesta di una curatela fallimentare di ridurre la penale. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che se il contratto prevede un meccanismo di 'patto di deduzione', che sconta dal credito del concedente il valore del bene recuperato, non si verifica un ingiustificato arricchimento. Di conseguenza, la clausola è valida e non necessita di riduzione giudiziale, poiché già riequilibra le posizioni delle parti.
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Assunzione concorso pubblico: la PA può bloccarla?
Una vincitrice di concorso pubblico per infermiera ministeriale si è vista negare l'assunzione a causa di un blocco normativo e del successivo trasferimento delle funzioni sanitarie al Servizio Sanitario Nazionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, chiarendo che la modifica dell'assetto organizzativo della PA per una nuova legge (ius superveniens) legittima il blocco dell'assunzione concorso pubblico se viene meno la necessità oggettiva di quel personale.
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Prova del danno: la Cassazione chiarisce l’onere
Una società assicurativa ha citato in giudizio un ente postale per il pagamento di un assegno non trasferibile a un soggetto errato. La richiesta di risarcimento è stata respinta in tutti i gradi di giudizio perché la società, pur avendo ragione in linea di principio, ha basato la sua domanda su un secondo pagamento al beneficiario, senza però riuscire a fornire la prova del danno come da lei stessa prospettato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come la domanda giudiziale vincoli l'onere probatorio della parte.
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Responsabilità bancaria per informazioni errate
La Corte di Cassazione conferma la condanna di una banca per aver fornito a un cliente informazioni superficiali sulla validità di un vaglia postale, poi rivelatosi falso. L'ordinanza sottolinea la responsabilità bancaria che sorge quando l'istituto, accettando di effettuare una verifica su richiesta del cliente, non adotta la diligenza professionale richiesta, inducendo il cliente a un falso affidamento e causandogli un danno economico.
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Onere della prova danno: la Cassazione fa chiarezza
Un fornitore di gas cita in giudizio un cliente per non aver acquistato la quantità di merce concordata. I tribunali riconoscono l'inadempimento ma respingono la richiesta di risarcimento. La Cassazione, confermando le decisioni, sottolinea che l'onere della prova del danno e del nesso causale spetta al creditore, il quale deve dimostrare una perdita economica effettiva, non essendo sufficiente il solo inadempimento.
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Perdita di chance: PA condannata per scelta immotivata
Un Ente Locale è stato condannato a risarcire un dipendente per la perdita di chance di ottenere una posizione organizzativa. La Cassazione ha confermato che la scelta del candidato deve essere motivata e basata su una valutazione comparativa, non integrabile in giudizio.
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Danno da assegno falso: onere della prova sul correntista
Una società chiedeva alla propria banca la restituzione di somme addebitate per l'emissione di assegni circolari con firme false. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che grava sul correntista l'onere della prova non solo della falsità della firma, ma anche del pregiudizio patrimoniale effettivo, dimostrando l'inesistenza di un debito verso il beneficiario degli assegni. In assenza di tale prova, la richiesta di risarcimento non può essere accolta.
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Motivi di ricorso inammissibili: la Cassazione
Un istituto di credito, condannato a risarcire un'azienda per un'errata segnalazione alla Centrale Rischi, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato i motivi di ricorso inammissibili perché mescolavano in modo confuso diversi tipi di vizi (violazione di legge, vizi procedurali e di motivazione), una tecnica espositiva che impedisce al giudice di legittimità di esaminare il merito delle censure.
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Occupazione sine titulo: risarcimento del danno agrario
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema del risarcimento del danno per l'occupazione sine titulo di fondi agricoli. Il caso riguarda una controversia tra due sorelle. La Corte chiarisce i criteri per la quantificazione del danno, affermando che non si tratta di un danno automatico ma di un lucro cessante da provare. Viene inoltre stabilito che il proprietario ha diritto al risarcimento per la perdita di contributi europei (AGEA) anche se l'occupante non li ha percepiti. Infine, si ribadisce l'obbligo del giudice di pronunciarsi sull'eccezione di compensazione sollevata da una delle parti.
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Prescrizione danno pubblico impiego: 10 anni, non 5
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione per il danno da pubblico impiego, derivante dall'illegittima reiterazione di contratti a termine, è decennale e non quinquennale. La Corte ha qualificato la responsabilità della Pubblica Amministrazione come contrattuale, poiché il danno non nasce dalla mancata assunzione ma dalla prestazione lavorativa resa in condizioni di precarietà, in violazione di norme imperative. L'ente pubblico ricorrente sosteneva la natura precontrattuale o extracontrattuale della responsabilità, con conseguente prescrizione breve di cinque anni, ma il suo ricorso è stato rigettato, confermando la tutela più ampia per il lavoratore.
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Responsabilità notaio evizione: il danno risarcibile
Gli eredi di un notaio ricorrono in Cassazione contro una sentenza che li condanna a risarcire gli acquirenti di un immobile per i danni subiti a seguito di evizione. La Corte d'Appello aveva calcolato il danno applicando per analogia le norme sulla garanzia per evizione a carico del venditore. La Suprema Corte, data la complessità della questione sulla responsabilità notaio evizione e la quantificazione del danno, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare la discussione a una pubblica udienza, senza decidere nel merito.
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Responsabilità del notaio: visure e pignoramento
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del notaio per non aver rilevato un pignoramento su un immobile compravenduto. Gli acquirenti, costretti a riacquistare una quota del bene all'asta per evitarne la perdita, sono stati risarciti. La sentenza chiarisce che la diligenza del professionista include controlli approfonditi, anche in presenza di dati catastali non immediatamente coincidenti. Il danno è stato commisurato alla spesa sostenuta per estinguere il pignoramento, confermando l'elevato standard di diligenza richiesto al notaio.
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Maggior danno locazione: offerta dell’inquilino prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'offerta di un nuovo contratto di locazione a un canone superiore, proveniente dallo stesso inquilino in ritardo nella riconsegna dell'immobile, costituisce prova sufficiente del maggior danno locazione subito dal proprietario. Il rifiuto del locatore di accettare tale proposta non riduce il suo diritto al risarcimento, poiché non è tenuto a contrattare con la parte inadempiente.
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Risarcimento del danno: datore non paga per ritardo pensione
Un lavoratore, collocato a riposo per legge, ha ricevuto la pensione con cinque mesi di ritardo e ha chiesto il risarcimento del danno al datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità dell'azienda, stabilendo che il ritardo era imputabile esclusivamente alla tardiva presentazione della domanda di pensione da parte del lavoratore. Manca quindi il nesso causale tra la condotta del datore e il danno subito, rendendo non dovuto alcun risarcimento del danno.
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Responsabilità precontrattuale: risarcimento e limiti
Una società interrompeva bruscamente delle trattative avanzate per l'acquisizione di un ramo d'azienda. La Corte di Cassazione ha chiarito che in caso di responsabilità precontrattuale, il risarcimento del danno non può equivalere al guadagno che si sarebbe ottenuto dal contratto non concluso (interesse positivo). Il risarcimento è limitato al solo interesse negativo, ovvero alle spese sostenute e alle occasioni alternative perdute.
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Danno da occupazione illegittima: la prova è a carico del proprietario
Una società di distribuzione elettrica occupa illegittimamente una porzione di un parcheggio privato con delle cabine. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24009/2024, ha stabilito che, sebbene l'occupazione sia illegittima e le strutture vadano rimosse, il risarcimento del danno non è automatico. Il proprietario ha l'onere di provare specificamente il pregiudizio economico subito. La sentenza chiarisce che il cosiddetto 'danno da occupazione illegittima' non può essere presunto ('in re ipsa'), ma deve essere dimostrato con prove concrete, come la perdita di specifiche opportunità di guadagno.
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Responsabilità avvocato: onere della prova e danno
La Corte di Cassazione chiarisce la ripartizione dell'onere della prova nei casi di responsabilità avvocato. A seguito di un ricorso per ingiusta detenzione dichiarato inammissibile per negligenza del legale, la Corte stabilisce che, una volta provata l'assoluzione del cliente, spetta al professionista dimostrare che la domanda di indennizzo non avrebbe avuto successo. La sentenza conferma la condanna al risarcimento, ritenendo corretti anche i criteri di liquidazione del danno basati sui parametri dell'indennizzo per ingiusta detenzione.
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Presunzione buono stato: prova contraria e onere
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per danni a un immobile locato, stabilendo che il giudice di merito aveva erroneamente ignorato due fatti decisivi: una perizia che attestava un'usura preesistente e uno studio sulla vulnerabilità sismica che rendeva necessaria una radicale ristrutturazione. Il caso ruota attorno alla presunzione di buono stato dell'immobile al momento della consegna e alle prove necessarie per superarla.
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Onere prova nesso causale: chi lo deve dimostrare?
Un'azienda subisce un furto e accusa la società di vigilanza di inadempimento. La Cassazione chiarisce che, in caso di inadempimento contrattuale, l'onere della prova del nesso causale tra la condotta del debitore e il danno subito spetta al creditore. Senza questa prova, la richiesta di risarcimento non può essere accolta.
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