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Art. 1219 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 1219 Codice Civile

Cessione ramo d’azienda: illegittima? I tuoi diritti
Un lavoratore, trasferito attraverso una illegittima cessione ramo d'azienda, ha citato in giudizio il suo datore di lavoro originario per ottenere il pagamento delle retribuzioni non corrisposte. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere l'intero stipendio dal datore di lavoro originario, anche se nel frattempo aveva lavorato per la nuova azienda. La Corte ha chiarito che la pretesa del lavoratore ha natura retributiva e non risarcitoria, respingendo le difese dell'azienda basate sul giudicato e sulla prescrizione.
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Prescrizione crediti lavoro: quando inizia a decorrere
Una lavoratrice ha fatto causa a due società per differenze retributive. La Corte d'Appello aveva limitato il suo diritto applicando la prescrizione quinquennale durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, a causa della ridotta stabilità introdotta dalla Riforma Fornero, la prescrizione crediti lavoro inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Sospensione illegittima CIGS: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11547/2023, ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la declaratoria di sospensione illegittima CIGS di un lavoratore. La Corte ha stabilito che la genericità dei criteri di scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione rende il provvedimento nullo e dà diritto al lavoratore al pieno risarcimento del danno. È stato inoltre ribadito che l'azione di risarcimento si prescrive in dieci anni e che la mera inerzia del lavoratore non costituisce rinuncia al proprio diritto.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo l'ordinanza, il semplice richiamo a esigenze tecnico-organizzative, senza specificare parametri oggettivi e predeterminati, rende la selezione discrezionale e arbitraria. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'azione di risarcimento del danno si prescrive in dieci anni e che la mancata contestazione immediata da parte del lavoratore non equivale a una rinuncia al proprio diritto.
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Rimborso lavaggio DPI: onere a carico del datore
Una società di logistica è stata condannata a risarcire i dipendenti per le spese di pulizia delle uniformi, qualificate come Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10393/2023, ha respinto il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'obbligo di mantenere in efficienza i DPI, inclusa la loro pulizia, è a carico del datore di lavoro. La sentenza chiarisce che il rimborso lavaggio DPI è un diritto del lavoratore, derivante direttamente dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni dipendenti. La decisione si fonda sulla genericità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti discrezionali e arbitrari. Di conseguenza, è stato riconosciuto il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione piena e l'indennità percepita, con prescrizione decennale.
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Criteri CIGS: sospensione illegittima se generici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4518/2023, ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo la Corte, criteri non specifici, come le "esigenze tecnico-organizzative", conferiscono al datore di lavoro un potere discrezionale inaccettabile, rendendo la sospensione nulla. La richiesta di risarcimento del danno da parte del lavoratore si prescrive in dieci anni, non in cinque, trattandosi di inadempimento contrattuale. L'inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia tacita al suo diritto.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimità e risarcimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda al risarcimento dei danni a favore di un lavoratore collocato in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La decisione si fonda sulla illegittimità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti eccessivamente generici e discrezionali. La Corte ha rigettato i quattordici motivi di ricorso dell'azienda, ribadendo che la semplice indicazione di criteri non è sufficiente se la loro applicazione pratica risulta arbitraria, e ha confermato il diritto del lavoratore a percepire la differenza tra la retribuzione piena e l'indennità di integrazione salariale ricevuta.
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Criteri scelta CIGS: illegittimi se sono generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore, stabilendo che i criteri scelta CIGS non possono essere generici. Un semplice richiamo ai criteri legali (anzianità, carichi familiari, esigenze aziendali) non è sufficiente se l'azienda non predetermina e comunica le concrete modalità di applicazione, come punteggi e ponderazioni. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, condannandola al risarcimento del danno per aver applicato i criteri in modo discrezionale e non trasparente.
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Criteri CIGS generici: sospensione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a zero ore. Il motivo risiede nell'utilizzo da parte dell'azienda di criteri di scelta generici e non predeterminati, che hanno reso la selezione dei dipendenti discrezionale e arbitraria. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia al diritto di contestare la sospensione e ha condannato l'azienda al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione spettante e l'indennità di integrazione salariale percepita.
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Criteri CIGS: illegittimi se generici, dice Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore in Cassa Integrazione (CIGS) perché i criteri di scelta adottati dall'azienda erano eccessivamente generici e discrezionali. Secondo la Corte, i criteri CIGS devono essere specifici e oggettivi per evitare decisioni arbitrarie. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni perse dal dipendente.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
Una nota azienda manifatturiera ricorreva in Cassazione contro la sentenza che la condannava a risarcire alcuni dipendenti per illegittima collocazione in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando che i criteri di scelta CIGS, se troppo generici e non specificati negli accordi sindacali, rendono la sospensione illegittima. La decisione ribadisce che la selezione dei lavoratori non può essere lasciata alla discrezionalità del datore di lavoro, il quale ha l'onere di provare la correttezza del proprio operato.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda manifatturiera, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori. La Corte ha stabilito che i criteri di scelta CIGS devono essere specifici e verificabili, non generici o basati su decisioni discrezionali del datore di lavoro. La mancanza di trasparenza nei criteri rende la collocazione in Cassa Integrazione illegittima e obbliga l'azienda al risarcimento del danno.
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Omesso esame documenti: prova del danno e limiti
Una società e un'associazione di categoria citavano in giudizio un ex dipendente per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e d'immagine derivanti da gravi inadempimenti professionali. La Corte d'Appello aveva drasticamente ridotto l'importo del risarcimento, negando la sussistenza di un nesso causale per alcune poste di danno. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso, ha cassato la sentenza di secondo grado per omesso esame di documenti decisivi. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di merito non può ignorare prove documentali che distinguono tra imposte dovute dal cliente e oneri accessori (sanzioni, interessi) direttamente riconducibili all'errore del dipendente. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su un corretto esame delle prove documentali.
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Indennità conversione contratto: come si calcola?
Un collaboratore di una società di produzione televisiva ha ottenuto la conversione del suo contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato. La controversia è giunta in Cassazione per definire l'applicabilità e il calcolo della relativa indennità conversione contratto. La Corte ha confermato l'applicazione dell'indennità forfettaria anche per i contratti a progetto, rigettando la richiesta del lavoratore di un risarcimento pieno. Ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda sul metodo di calcolo, per non aver fornito dati sufficienti a sostenere la propria tesi.
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Beneficio di inventario: limiti di responsabilità eredi
Una lavoratrice ha citato in giudizio gli eredi del suo ex datore di lavoro per ottenere il pagamento di retribuzioni arretrate. Gli eredi avevano accettato l'eredità con beneficio di inventario. La Corte di Cassazione ha confermato che la loro responsabilità, incluse le spese legali del processo, è limitata al valore dei beni ereditati, rigettando il ricorso della lavoratrice. La sentenza ribadisce che il beneficio di inventario è un'eccezione rilevabile anche d'ufficio e costituisce una tutela fondamentale per gli eredi contro i debiti del defunto.
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Prescrizione contributi: appello inammissibile
Una professionista si opponeva al pagamento di somme richieste da un ente previdenziale, sostenendo l'avvenuta prescrizione contributi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando che gli estratti conto inviati dall'ente erano atti idonei a interrompere la prescrizione. La Corte ha chiarito che non è possibile, in sede di legittimità, rimettere in discussione l'accertamento dei fatti svolto dai giudici di merito, sanzionando inoltre la ricorrente per abuso del processo.
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Indebito pensionistico: quando la restituzione è dovuta
Una pensionata ha ricevuto un pagamento in eccesso nel 2002 a causa di redditi aggiuntivi, che aveva regolarmente dichiarato. L'ente previdenziale ha richiesto la restituzione. La Corte di Cassazione ha stabilito che in casi di indebito pensionistico derivante da variazioni di reddito, l'ente può recuperare le somme se agisce entro l'anno successivo alla dichiarazione dei redditi, indipendentemente dalla buona fede del pensionato. Poiché la richiesta dell'ente era tempestiva, il ricorso della pensionata è stato respinto.
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Indebito previdenziale: quando si interrompe il termine?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una comunicazione formale da parte dell'Istituto Previdenziale, che quantifica un indebito previdenziale e ne richiede la restituzione, è sufficiente a interrompere i termini di prescrizione e a impedire la decadenza del diritto al recupero. Anche se la comunicazione usa un tono collaborativo, ciò non ne inficia la validità. Il caso riguardava il recupero di una maggiorazione sociale indebitamente percepita da una pensionata, con gli eredi che contestavano la tempestività dell'azione dell'Ente. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'avvio formale del procedimento di recupero, e non l'effettiva riscossione, è l'atto che conta ai fini dei termini di legge.
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Contributo specialisti esterni: onere della prova
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso contro una richiesta di pagamento per il contributo specialisti esterni. Il caso vedeva contrapposti un istituto di diagnostica e un ente previdenziale. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di entrambe le parti, confermando le decisioni dei giudici di merito e ribadendo il principio della "doppia conforme", che preclude un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità.
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