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Art. 1218 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Approvazione rendiconto: blocca l’azione del singolo?
Una condomina ha citato in giudizio l'ex amministratrice per presunti prelievi ingiustificati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'approvazione del rendiconto condominiale da parte dell'assemblea, qualora non venga impugnata, ratifica l'operato dell'amministratore e impedisce al singolo proprietario di agire successivamente per contestare la gestione approvata.
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Prova contratto di mutuo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19047/2025, interviene su una complessa vicenda nata da un contratto preliminare di vendita immobiliare e sfociata in una lite su un presunto contratto di mutuo. La Corte ha stabilito che per la prova del contratto di mutuo non basta una scrittura privata che ne attesti l'esistenza, ma è necessaria la dimostrazione dell'effettiva consegna del denaro (traditio). Di conseguenza, ha cassato la decisione di merito che aveva condannato il presunto mutuatario alla restituzione della somma, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Contratto preliminare: il secondo accordo annulla il primo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un secondo accordo, che prevede la stipula di un futuro e più dettagliato contratto preliminare, può annullare e superare il vincolo del primo. In questo caso, una società immobiliare è stata condannata a restituire un deposito cauzionale perché, dopo una prima proposta di acquisto, le parti avevano firmato una scrittura successiva che subordinava l'accordo alla stesura di un nuovo preliminare, mai concluso. La Corte ha ritenuto che il vincolo contrattuale non si fosse mai perfezionato.
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Eccezione di inadempimento: quando è legittima?
Una società fornitrice di attrezzature per la vinificazione non ha riparato i difetti della merce venduta. L'acquirente ha quindi incaricato un'altra ditta per le riparazioni, rifiutandosi di saldare il conto e sollevando l'eccezione di inadempimento. La Corte di Cassazione ha confermato la validità di tale eccezione anche quando l'acquirente non ha più interesse alla prestazione originaria. Tuttavia, ha stabilito che il giudice non può semplicemente annullare l'obbligo di pagamento, ma deve bilanciare i debiti reciproci: il prezzo non pagato contro il costo delle riparazioni, che rappresenta un danno risarcibile. La causa è stata rinviata per un nuovo calcolo.
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Interessi moratori avvocato: quando decorrono?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20007/2025, ha stabilito un principio fondamentale sugli interessi moratori avvocato. In un caso di recupero crediti per compensi professionali, la Corte ha chiarito che il tasso di interesse maggiorato, previsto per le transazioni commerciali (art. 1284, comma 4, c.c.), decorre dalla data della costituzione in mora, e non dalla successiva domanda giudiziale. La sentenza impugnata, che aveva applicato un doppio regime di interessi, è stata cassata su questo punto. La Corte ha invece rigettato la richiesta di maggiorazione del compenso per l'uso di modalità telematiche, specificando che il solo deposito di file PDF non è sufficiente a giustificare l'aumento.
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Responsabilità appaltatore: quando è un nudus minister?
Una società committente lamentava il malfunzionamento di un impianto realizzato da un'altra impresa, difetto riconducibile a un componente progettato dalla committente stessa. La Corte di Cassazione ha chiarito che la responsabilità dell'appaltatore non è automaticamente esclusa in questi casi. L'appaltatore, infatti, ha il dovere professionale di verificare il progetto e segnalare eventuali errori evidenti. Può essere considerato un mero esecutore ('nudus minister'), e quindi esente da colpa, solo se dimostra di aver avvisato il committente delle criticità e di aver proceduto solo a seguito della sua insistenza. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
Una società alimentare e la sua fideiussore hanno presentato ricorso in Cassazione contro una società fornitrice di contenitori metallici, in una disputa per vizi della fornitura. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché le società ricorrenti, pur avendo dichiarato che la sentenza d'appello era stata loro notificata, non hanno depositato la copia della sentenza con la relativa relazione di notificazione entro il termine previsto dalla legge. Questa omissione formale ha reso impossibile per la Corte verificare la tempestività dell'impugnazione, determinando l'inammissibilità del ricorso a prescindere dal merito della controversia.
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