LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1218 Codice Civile

Pagina 115 di 40

Onere della prova nel mobbing: la guida completa
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua ex azienda per mobbing, richiedendo un cospicuo risarcimento. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che l'onere della prova nel mobbing spetta interamente al dipendente. Quest'ultimo deve dimostrare non solo i comportamenti vessatori, ma anche l'intento persecutorio del datore di lavoro. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di riesaminare i fatti, non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Danno contratti a termine: sì al risarcimento PA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9114/2019, ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico, vittima di un utilizzo abusivo di contratti a termine, ha diritto a un risarcimento del danno anche se non può ottenere la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Riformando la decisione della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento per mancata prova del danno, la Suprema Corte ha affermato che il cosiddetto 'danno comunitario' è presunto e deve essere liquidato secondo parametri specifici, invertendo di fatto l'onere probatorio a favore del lavoratore. Viene invece negato il diritto alla retribuzione per i periodi non lavorati tra un contratto e l'altro.
Continua »
Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
Una lavoratrice del settore pubblico, assunta con una serie di contratti a tempo determinato illegittimi, ha agito in giudizio per ottenere la conversione del rapporto in tempo indeterminato e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9115/2019, ha ribadito il divieto di conversione del contratto nel pubblico impiego, in ossequio al principio costituzionale del concorso pubblico. Tuttavia, ha affermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno per l'abuso subito. Tale danno, definito 'comunitario', non richiede una prova specifica ma viene presunto e liquidato dal giudice in una misura compresa tra 2,5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione. La Corte ha chiarito che neppure la successiva stabilizzazione della lavoratrice presso una società controllata dall'ente pubblico elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Risarcimento contratti a termine: le regole nel P.A.
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo una serie di contratti a termine illegittimi, si è vista negare la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9116/2019, ha confermato il divieto di conversione, ma ha stabilito il suo diritto a un risarcimento del danno. Questo risarcimento per contratti a termine abusivi è presunto dalla legge, quantificato tra 2,5 e 12 mensilità, e non viene annullato da un'eventuale successiva stabilizzazione. La Corte ha così cassato la decisione d'appello che aveva negato ogni indennizzo.
Continua »
Responsabilità professionale: la condanna di avvocato
Un'azienda ottiene il risarcimento per responsabilità professionale del proprio commercialista e avvocato. Il primo ha errato la compilazione di moduli previdenziali, il secondo ha impugnato tardivamente gli avvisi di addebito. Il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità solidale per i danni derivanti dalla tardiva opposizione e la responsabilità del solo commercialista per le sanzioni iniziali, escludendo però il danno da perdita di benefici fiscali per mancata prova del nesso causale.
Continua »
Risoluzione contratto auto: che fare se non la consegnano
Un'acquirente ha ordinato un'auto nuova, pagando caparra e saldo, ma la consegna è stata ritardata di mesi. Dopo aver tentato il recesso, si è rivolta al Tribunale, che ha dichiarato la risoluzione del contratto per grave inadempimento della concessionaria. Quest'ultima è stata condannata a restituire tutte le somme versate e a farsi carico della voltura del veicolo, che aveva illegittimamente intestato all'acquirente.
Continua »
Contratto preliminare condizionato: inefficacia e danni
Il Tribunale di Milano ha rigettato le domande di un soggetto che chiedeva l'esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare condizionato. La decisione si basa sull'inefficacia del contratto a causa del mancato avveramento della condizione sospensiva entro il termine stabilito. Sono state respinte anche le richieste di risarcimento danni, sia dell'attore che del convenuto, per insussistenza dei presupposti.
Continua »
Impossibilità sopravvenuta: matrimonio e Covid-19
La Corte d'Appello ha stabilito che l'annullamento di un ricevimento di nozze a causa delle restrizioni per il Covid-19 costituisce un caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione, non di eccessiva onerosità. Di conseguenza, i futuri sposi hanno diritto alla restituzione integrale dell'acconto versato, poiché la data del ricevimento era un termine essenziale e l'offerta di un voucher o di un rinvio non soddisfa l'interesse originario delle parti. La sentenza ha riformato la decisione di primo grado, condannando la società organizzatrice al rimborso totale.
Continua »
Contestazione consumi energia: l’onere della prova
Con sentenza del 04/07/2025 (R.G. 195/2024), il Tribunale di Ancona ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova nella contestazione dei consumi di energia. Nel caso di opposizione a un decreto ingiuntivo per bollette non pagate, il fornitore deve provare solo l'esistenza del contratto. Spetta invece al cliente dimostrare con prove concrete l'eventuale malfunzionamento del contatore o l'erroneità delle letture. La semplice contestazione generica non è sufficiente a superare la validità dei dati di consumo registrati.
Continua »
Responsabilità della banca per diamanti: la sentenza
La Corte d'Appello ha ritenuto un istituto di credito responsabile per i danni subiti da un cliente a seguito dell'acquisto di diamanti da investimento, proposti dalla banca stessa ma venduti da una società terza. La sentenza ha stabilito la piena responsabilità della banca in virtù del 'contatto sociale qualificato', riformando la decisione di primo grado sulla prescrizione. La Corte ha chiarito che il termine per richiedere il risarcimento decorre non dall'acquisto, ma dal momento in cui il cliente ha avuto concreta conoscenza del danno, coincidente con il fallimento della società venditrice. Di conseguenza, la banca è stata condannata al risarcimento integrale del danno, comprensivo anche degli acquisti più datati.
Continua »
Responsabilità della banca: vendita diamanti e doveri
La Corte d'Appello di Torino ha riformato una sentenza di primo grado, affermando la responsabilità della banca per la vendita di diamanti a un prezzo gonfiato. Anche se la banca agiva solo come "segnalatore" e non era parte del contratto di compravendita, la sua condotta ha generato un "contatto sociale qualificato", fonte di obblighi di protezione e informazione verso la cliente. La Corte ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno, pari alla differenza tra il prezzo pagato e il valore reale dei diamanti, rigettando l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca.
Continua »
Pignoramento assegno circolare: la decisione della Corte
Una società richiede un assegno circolare non trasferibile a proprio nome. I fondi vengono pignorati da creditori presso la banca emittente. La Corte d'AppAppello stabilisce la legittimità del pignoramento dell'assegno circolare, in quanto la clausola di non trasferibilità e l'intestazione al richiedente stesso ne escludono la natura di titolo di credito circolante, rendendo i fondi pignorabili presso terzi.
Continua »
Massa vestiario: è retribuzione o strumento di lavoro?
La Corte di Appello di Firenze, in sede di rinvio dalla Cassazione, ha stabilito che l'equivalente monetario della divisa aziendale, o massa vestiario, non costituisce retribuzione e non deve essere incluso nel calcolo del TFR. La sentenza chiarisce che la divisa, imposta per esigenze di riconoscibilità e immagine aziendale e il cui costo è interamente a carico del datore di lavoro, va qualificata come mero strumento di lavoro e non come un benefit per il dipendente, ribaltando le precedenti decisioni di merito.
Continua »
Nullità mutuo: l’analisi della Corte d’Appello
La Corte d'Appello di Firenze ha respinto l'appello di alcuni debitori che chiedevano la nullità mutuo per vari motivi, tra cui usura, anatocismo, manipolazione dell'Euribor e vizi formali come la mancata indicazione dell'ISC. La Corte ha stabilito che la mancata indicazione dell'ISC è una violazione informativa ma non causa di nullità, che il piano alla francese non è anatocistico e che il calcolo dell'usura era corretto, confermando la validità dei contratti e dell'azione esecutiva.
Continua »
Clausola vessatoria: quando è valida se illeggibile?
Una società di telecomunicazioni appella una sentenza che l'aveva condannata per un disservizio, contestando la competenza territoriale del tribunale. La Corte d'Appello accoglie l'appello, basandosi sulla validità di una clausola vessatoria che stabiliva un foro esclusivo. Sebbene la clausola fosse scritta con caratteri poco leggibili, la Corte ha stabilito che, in assenza di una contestazione al momento della firma, la clausola è da ritenersi valida e approvata, ribaltando la decisione di primo grado e trasferendo la causa al tribunale indicato nel contratto.
Continua »
Risoluzione contratto scaduto: quando è inammissibile
Una società di logistica ottiene un'ingiunzione di pagamento per servizi non saldati. La società cliente si oppone, lamentando gravi inadempimenti e chiedendo in via riconvenzionale la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. Il Tribunale di Milano dichiara inammissibile la domanda di risoluzione, poiché il contratto era già scaduto per decorso del termine. Accoglie invece la domanda di risarcimento danni e, operando una compensazione, condanna la cliente al pagamento di una somma inferiore a quella inizialmente richiesta.
Continua »
Responsabilità Sanitaria: nesso causale escluso
Un paziente cita in giudizio un centro di riabilitazione, sostenendo di aver subito un danno al legamento del ginocchio a causa di negligenza durante una seduta con un macchinario isocinetico. Il Tribunale di Milano, basandosi sulle conclusioni di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), ha rigettato la domanda. La CTU ha accertato che il danno non era riconducibile a un evento traumatico avvenuto presso il centro, bensì a fattori preesistenti: un posizionamento non corretto del neolegamento durante un precedente intervento chirurgico e un deficit muscolare mai recuperato dal paziente. La sentenza sottolinea l'importanza della prova del nesso causale per affermare la responsabilità sanitaria.
Continua »
Vizio procedurale: sentenza nulla ma decisa nel merito
Una cliente si opponeva al pagamento di un'impresa di traslochi, lamentando danni ai mobili e all'immobile. Il Tribunale le dava torto. La Corte d'Appello ha dichiarato la sentenza di primo grado nulla per un vizio procedurale, ma ha comunque esaminato il caso e respinto la richiesta della cliente per mancanza di prove sufficienti sui danni e sulla loro tempestiva contestazione. La Corte ha sottolineato che, nonostante l'errore procedurale, la parte che lamenta un danno deve sempre fornirne prova rigorosa.
Continua »
Responsabilità avvocato: nesso causale e danno
Un cliente ha citato in giudizio i propri legali per responsabilità professionale, accusandoli di non aver chiamato in causa la società datrice di lavoro in un processo per un infortunio mortale. La Corte d'Appello di Firenze, pur riconoscendo la negligenza degli avvocati, ha respinto la richiesta di risarcimento. La decisione si fonda sulla mancanza del nesso causale tra l'omissione e il danno economico subito dal cliente, poiché la successiva insolvenza della società avrebbe comunque lasciato invariato il suo onere di pagamento.
Continua »
Contratto quadro trading: nullo con point and click
Una recente sentenza della Corte di Appello ha dichiarato nullo un contratto quadro trading sottoscritto online con la semplice procedura 'point and click'. Il caso riguardava un'investitrice che, dopo aver perso il suo capitale, ha contestato la validità del contratto per vizio di forma. A differenza del tribunale di primo grado, la Corte d'Appello ha stabilito che la firma elettronica semplice non soddisfa il requisito della forma scritta imposto dalla legge per tali contratti, ordinando alla società di intermediazione la restituzione dell'intera somma versata.
Continua »