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Art. 115 Codice di Procedura Civile

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Procedura disciplinare e tempus regit actum: il caso
La Cassazione conferma la sanzione in una procedura disciplinare, rigettando il ricorso di una lavoratrice. Decisiva l'applicazione del principio *tempus regit actum* riguardo a una modifica normativa sul tentativo di conciliazione, avvenuta durante il procedimento.
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Perdita di chance: i criteri per il risarcimento
Un dirigente ha citato in giudizio un'Amministrazione Pubblica per essere stato escluso da una selezione per un ruolo superiore, chiedendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, specificando che per ottenere un risarcimento, il dirigente deve dimostrare una probabilità molto alta, quasi una certezza, di aver vinto la selezione, e non solo l'illegittimità della sua esclusione. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Doppia conforme: quando il ricorso è inammissibile
Una società acquirente ha citato in giudizio i venditori e i costruttori per abusi edilizi su un immobile. Dopo aver perso la causa sia in primo grado che in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando il principio della 'doppia conforme', che impedisce un terzo esame dei fatti quando due tribunali precedenti hanno raggiunto la stessa conclusione.
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Lavoro socialmente utile: la prova della subordinazione
Una lavoratrice, impiegata per anni in un progetto di lavoro socialmente utile (LSU) presso un ente pubblico, ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che spetta al lavoratore dimostrare in modo specifico di aver svolto mansioni diverse e ulteriori rispetto a quelle previste dal progetto LSU. La semplice presenza di coordinamento o rispetto di orari non è sufficiente a provare la subordinazione, in quanto elementi presenti anche nei progetti di pubblica utilità.
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Scorrimento graduatoria: quando è un diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 27299/2024, ribadisce un principio fondamentale del pubblico impiego: lo scorrimento della graduatoria degli idonei non è un diritto soggettivo del candidato, ma una scelta discrezionale della Pubblica Amministrazione. Il caso riguardava un candidato, classificatosi secondo in una selezione, che chiedeva l'assunzione a seguito della creazione di nuovi posti vacanti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che, in assenza di un obbligo specifico previsto dal bando di concorso o dalla contrattazione collettiva, l'ente non è tenuto ad assumere gli idonei, potendo optare per altre modalità di copertura dei posti.
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Improcedibilità ricorso cassazione: onere deposito
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità di un ricorso in una causa per lavori edili. La decisione si fonda su un vizio puramente procedurale: il ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto notifica della sentenza d'appello, ha omesso di depositare la copia autentica con la relata di notifica entro i termini di legge. La Corte sottolinea come tale adempimento sia un onere inderogabile, espressione del principio di autoresponsabilità processuale, la cui inosservanza determina l'improcedibilità del ricorso cassazione, senza possibilità di sanatoria.
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Ripetizione di indebito: annullamento e restituzione
Un Ente Pubblico ha richiesto a una grande Banca la restituzione di utili distribuiti sulla base di uno Statuto del 2005, successivamente annullato con efficacia retroattiva da un provvedimento amministrativo. I giudici di merito hanno accolto la domanda di ripetizione di indebito, condannando l'istituto bancario alla restituzione delle somme. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della trattazione per esaminare la questione congiuntamente ad altri ricorsi connessi, al fine di garantire una decisione coordinata.
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Responsabilità bancaria assegni: quando la banca paga?
Una correntista citava in giudizio il proprio istituto di credito dopo aver subito protesti per assegni con firma apocrifa, emessi da carnet che non aveva mai richiesto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della donna, escludendo la responsabilità bancaria per gli assegni emessi, poiché la falsificazione delle firme, sebbene accertata da una perizia, era talmente abile da non essere riconoscibile a prima vista da un impiegato di media diligenza. La decisione conferma che la responsabilità della banca sorge solo in caso di falsificazione palese e non a fronte di alterazioni sofisticate.
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Notifica riassunzione fallimento: a chi notificare?
Un acquirente riassume un processo d'appello dopo il fallimento della società produttrice. Effettua la notifica riassunzione fallimento ai difensori originari anziché al curatore. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando che l'atto andava notificato al nuovo organo della procedura concorsuale, pena l'estinzione del giudizio.
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Danni da animali randagi: la prova della natura
Un automobilista ha richiesto il risarcimento per i danni subiti dalla sua auto in una collisione con due cani. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice assenza di microchip non è una prova sufficiente a dimostrare la natura randagia degli animali. La responsabilità per i danni da animali randagi sorge solo se il danneggiato fornisce prove concrete che gli animali fossero effettivamente randagi e che l'ente pubblico preposto abbia agito con negligenza.
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Conguaglio bollette e prova dei consumi in Cassazione
Una società contesta un maxi conguaglio bollette per forniture di energia e gas. Dopo la condanna in primo e secondo grado, ricorre in Cassazione lamentando un'errata valutazione delle prove sui consumi. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che non è possibile chiedere al giudice di legittimità una nuova valutazione dei fatti. Il ricorso è ammissibile solo in caso di 'travisamento della prova', inteso come errore di percezione materiale del giudice, e non per contestare l'interpretazione delle prove stesse.
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Estratto conto non certificato: la prova del credito
La Cassazione accoglie il ricorso di una società e dei suoi garanti, stabilendo che un estratto conto non certificato e specificamente contestato non ha valore di prova per dimostrare il credito. La Corte annulla la decisione d'appello che aveva convalidato un decreto ingiuntivo basandosi su tale documento. Viene inoltre riaffermata la nullità parziale della fideiussione conforme allo schema ABI anticoncorrenziale, con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame della vicenda.
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Responsabilità aggravata: quando è ingiusta la condanna?
Una compagnia assicurativa si oppone all'escussione di una garanzia da parte di un Ministero. La Cassazione respinge i motivi sull'escussione ma accoglie quello sulla condanna per responsabilità aggravata, ritenendo che la mera infondatezza della domanda non basta a giustificarla, e rinvia il caso alla Corte d'Appello.
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Prestazioni aggiuntive medici: la guida completa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27233/2024, ha chiarito il regime contributivo delle prestazioni aggiuntive medici. La Corte ha stabilito che i compensi per tali attività, svolte per ridurre le liste d'attesa, non sono assimilabili a retribuzione da lavoro dipendente e, pertanto, non sono soggetti a contribuzione INPS a carico del datore di lavoro, bensì a quella del fondo di previdenza di categoria (ENPAM). La decisione si fonda sulla natura libero-professionale di tali prestazioni, sebbene svolte per l'ente datore di lavoro.
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Contributi integrativi ENPAB: chi paga per i biologi?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria locale, confermando il suo obbligo di versare i contributi integrativi ENPAB per prestazioni rese da un laboratorio di analisi biologiche. La sentenza ha stabilito che un precedente giudicato sulla stessa questione ha effetto preclusivo anche per le annualità successive e che la normativa speciale invocata dall'azienda non è applicabile al caso di specie, consolidando il principio che l'onere contributivo ricade sul committente del servizio professionale.
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Onere della prova nel mutuo: chi deve dimostrare il prestito?
Un creditore ha citato in giudizio due persone per la restituzione di una somma versata per loro conto a fronte di un mutuo, sostenendo che si trattasse di un prestito. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, affermando che il creditore non ha adempiuto all'onere della prova del mutuo, non avendo dimostrato l'esistenza di un obbligo di restituzione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che chi eroga il denaro deve provare non solo la consegna della somma, ma anche il titolo giuridico (il contratto di mutuo) che obbliga chi la riceve a restituirla.
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Contributi previdenziali professionisti: chi paga?
Una ASL è stata condannata a versare i contributi previdenziali integrativi per un biologo operante in uno studio associato. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'ASL, confermando che l'obbligo di versare i contributi previdenziali professionisti spetta al cliente che usufruisce della prestazione. La decisione si fonda sia sull'effetto vincolante di una precedente sentenza (giudicato) sia sulla non applicabilità di una normativa eccezionale prevista solo per le società mediche e odontoiatriche.
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Onere della prova tariffe energia: la Cassazione
Una società finanziaria, cessionaria di crediti da un fornitore di energia, ha citato in giudizio un comune per bollette non pagate. La controversia verteva su un notevole aumento delle tariffe. I tribunali di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la richiesta della società, affermando che non aveva adempiuto all'onere della prova tariffe, non avendo prodotto il contratto che giustificasse le tariffe più elevate. L'argomentazione della società secondo cui la fornitura rientrava in un "regime di salvaguardia" legale è stata ritenuta inammissibile in quanto questione nuova sollevata tardivamente nel processo.
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Inquadramento dirigente: la prova del lavoro subordinato
Un ex amministratore delegato ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con inquadramento dirigente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 27225/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e che il ricorso per legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti. La decisione sottolinea l'onere della prova a carico di chi afferma la coesistenza dei due ruoli e la discrezionalità del giudice nell'ammettere le istanze istruttorie.
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Onere della prova: chi deve provare il vizio del bene?
Una società acquista materiale isolante che si rivela difforme dalle specifiche tecniche, causandole danni. Le corti di merito rigettano la richiesta di risarcimento per mancato assolvimento dell'onere della prova. La Corte di Cassazione conferma la decisione, ribadendo che l'onere della prova del vizio del bene spetta al compratore. Le dichiarazioni contenute nella comparsa di costituzione del difensore del venditore non costituiscono confessione e non invertono tale onere.
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